26/03/09

L'INCENDIO DE L'EPOQUE, UNA FERITA PER LA CITTA'

La prima cosa che faccio la mattina, nelle mie giornate romane, appena acceso il computer, è andare su Strill.it, il quotidiano on line diretto dall'amico Giusva Branca, il quale di tanto in tanto corre il rischio di pubblicare qualche mia nota.
Ma oggi per me è stato terribile, sì, perchè ho potuto vedere, e sono rimasto come di ghiaccio, le immagini d'un incendio, quello del ristorante-pizzeria L'Epoque, aperto solo da un paio d'anni, a pochi metri da casa mia, alla collina degli angeli, proprio di fronte al Santuario di Sant'Antonio.
L'ho visto nascere, giorno per giorno, dopo il recupero, anche con un certo gusto architettonico, d'una antica villa padronale, una delle tante che sorgono nella zona, e che possono godere d'un panorama incomparabile, da punta Faro fino a Taormina, con sullo sfondo il maestoso Etna.
Le cronache, ancora sommarie (i giornali ne parleranno certamente, e mi auguro con il dovuto risalto, domani) riferiscono d'un incendio devastante e le immagini di Strill (complimenti al fotografo che le ha realizzate) ne sono la conferma, è andato in fumo un locale che era tra i più eleganti e frequentato della città.
L'Epoque è stato un investimento, si disse allora, di almeno due milioni di euro, in quanto l'edificio, totalmente ristrutturato, era stato arricchito con magnifiche verande in legno, l'ideale per ricevimenti, pranzi di nozze, feste.
C'ero stato di recente, accompagnando una coppia di amici che erano rimasti entusiasti: di notte, da lassù, sembra di camminare su un prato di stelle, e le luci delle navi che attraversano lo Stretto sembrano comete che si tuffano nel mare.
Non tocca certamente a me porre gli interrogativi di rito, c'è chi è preposto a questo genere d'indagini, come cronista sono ormai a riposo, per cui m'affido all'esperienza e mi auguro che sulle cause venga fatta luce e, se si è è trattato di un gesto delittuoso opera del racket, che i responsabili vengano individuati.
La città è nuovamente ferita, non passa giorno che gli incendiari mettano a segno i loro colpi, decine di auto al mese prendono fuoco e, tranne rarissimi casi, nessuno dei responsabili viene assicurato alla giustizia. Non so come spiegarlo agli amici romani che mi interrogano sul fenomeno, per sdrammatizzare e coprire la vergogna che mi assale, ricordo loro la spiegazione che, anni fa, uno dei tanti questori che si sono succeduti a Reggio "a miracol mostrare", diede a un incauto collega del Nord che gli chiedeva, appunto, la ragione di questa miriade d'incendi notturni in una città con tanti altri gravi problemi.
E il rappresentante della legge non trovò di meglio che uscirsene con una frase che chiamare boutade è offensivo: "Sa, caro amico, disse rivolto al collega, di notte ci sono in giro tanti ubriachi, pisciano sui cofani delle automobili col motore ancora caldo, ed ecco che si sprigiona l'incendio".
Una risata generale chiuse la faccenda. Mi aspetto la solita serie di reazioni di facciata dei rappresentanti d'una classe politica che combatte a parole la criminalità sempre più arrogante, con atteggiamenti diciamo....accomodanti. Una schioppettata nella schiena, diceva don Abbondio, uno che aveva capito tutto, me la leverebbe l'arcivescovo?

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