27/01/11

NON CI SCANDALIZZIAMO, SONO TANTI I SOSIA NOSTRANI DI CETTO LAQUALUNQUE

Non vado certo ad unirmi al coro dei moralizzatori un tanto al chilo, come usava definirli Enzo Biagi, che fingono di scandalizzarsi dopo che nelle sale cinematografiche ha fatto irruzione un personaggio già noto per le sue performance televisive, Antonio Albanese nei panni del politico meridionale Cetto Laqualunque.
A leggere i commenti dei soliti personaggi, buoni per tutte le stagioni, che vivono agiatamente navigando in quel mare magnum degli incarichi di sottogoverno, la grande mangiatoia per trombati e parenti eccellenti, noi del profondo Sud dovremmo condannare il modo col quale lo spregiudicato Cetto interpreta il ruolo politico e biasimare la sua concezione della famiglia "allargata" all'amante tollerata dalla legittima consorte.
Ma vogliamo veramente fare finta di non sapere, non vedere e non parlare delle tante situazioni che, dalle nostre parti, sono di pubblico dominio, e che riguardano non soltanto i politici di professione?. Il campo della ricerca è vastissimo, l'elenco sarebbe lunghissimo e varia dal giornalismo al mondo dello spettacolo, dalla classe medica ai grossi professionisti: le separazioni e i divorzi sono all'ordine del giorno, le "doppie famiglie" fanno parte del notorio, come sosteneva il giudice Agostino Cordova, quando voleva riferirsi all'appartenenza ad organizzazioni mafiose di persone che, formalmente, non erano inquisite, ma di cui tutti conoscevano la....collocazione.
E' vero, il Cetto cinematografico supera nell'enfatizzazione di alcuni vizi tipici del politico terrone, il ritratto che ci aveva divertito nelle apparizioni a "Che tempo che fa". Ma da qui a sostenere che in tal modo non solo si mortifica la classe politica calabrese, ma l'intera regione, ci sembra esagerato. I Laqualunque nostrani li possiamo vedere ogni giorno immortalati sulle pagine dei giornali locali, pronti ad intervenire su tutto, promettere, annunciare mirabolanti programmi. Nelle redazioni, poi, trovano facile sponda in ex portaborse (piene) che vengono ricompensati con assunzioni di familiari e amichette, tutto è noto, ognuno ne mormora nei bar e nei salotti, salvo poi ad inchinarsi al passaggio di questi personaggi.
E' questo il mondo che Antonio Albanese ha studiato, prima di fissarlo nei fotogrammi, forzando magari un pò la mano, ma tant'è, lamentarsi non serve, la realtà è sotto gli occhi di tutti, e ne avremo conferma prestissimo, la campagna elettorale è alle porte.

21/01/11

DON ITALO CALABRO' IL PRETE DEGLI UMILI: C'E' CHI LO VORREBBE BEATO

Ci sono persone destinate a lasciare segni importanti ed a essere ricordate dopo la loro scomparsa, anche anni dopo. Nella città poco propensa ad esaltare i suoi figli, siano essi personaggi di spicco, nella politica, nell'arte, nella cultura, confermando il detto latino "nemo propheta in patria", fa eccezione un uomo di Chiesa, un umile parroco che sembra uscito dalla penna del grande scrittore francese George Bernanos, autore de "Il diario di un curato di campagna".
Stiamo parlando di don Italo Calabrò, indimenticabile vicario vescovile che, fino all'ultimo, prima di essere stroncato dal male, non volle abbandonare il suo piccolo gregge d'anime nel paesino sulla collina. Il suo nome resta legato ad innumerevoli iniziative caritatevoli, a favore dei giovani e dei più deboli, degli ammalati e dei carcerati. A differenza dell'abate immortalato da Bernanos, figura tormentata, in cui l'anelito al bene si scontra con la coscienza del male e l'intricato labirinto delle passioni umane, don Italo pose al centro della sua azione pastorale  "fare il bene" non come dovere, ma interpretando i principi evangelici con schiettezza e semplicità.
Recentemente a Calabrò è stato dedicato un volume rievocativo della sua esistenza, che ne tratteggia la figura senza eccessive sbavature, ma illustrandone i lati davvero magici che lo accompagnarono nell'esercizio del ministero sacerdotale.
Don Italo fu per anni punto di riferimento per generazioni di reggini, guida sagace per i giovani che si raccolsero attorno al movimento Agape da lui fondato, ma fu anche impegnato nel sociale senza risparmio di energie, la sua porta era sempre aperta, non c'era amministratore, di qualsiasi ideologia, che non gli chiedesse consiglio. Spesso qualcuno, da me chiamato al telefono, per motivi professionali, mi scambiava con lui, il tono della voce, l'inflessione, mi assicuravano, era simile. Non ne ho mai provato fastidio e una volta, in una delle tante occasioni in cui capitò d'incontrarci, glielo rivelai, ricordo ancora il suo sorriso e l'affettuosa stretta di mano.
Quando la città, per anni, insanguinata da una feroce guerra di mafia, attraversò uno dei momenti più bui della sua storia, non esitò a mettersi in mezzo tra le famiglie contendenti, convincendo le donne ad assistere ad una indimenticabile funzione in Cattedrale, l'una accanto all'altra, anche se i loro mariti, i loro congiunti, avevano sparso sangue e terrore, tanta gente era morta per nulla.
Qualcuno ha timore anche di sussurrarlo, ma è chiaro che chi lo ha conosciuto, e non solo quelli che hanno avuto questo privilegio, auspica una decisione delle autorità ecclesiastiche, l'avvio del processo di beatificazione. Lungi da noi precorrere i tempi, inducendo a frettolose anticipazioni, forse anche dannose, ma conserviamo nel cuore una speranza, che potrebbe tramutarsi in realtà. Don Italo non sarà dimenticato, la sua luce ancora risplende sulla città e i suoi figli che tanto amò.

 

19/01/11

I BIGLIETTI D'AUGURI TRADIZIONE SECOLARE, LUCIA FEDERICO E' RIUSCITA A FERMARE IL TEMPO

Lucia Federico con l'ambasciatore Morabito
Mattinata ventosa, assieme all'amico Gaetano Labate entro, dopo tanti anni, nella splendida Villa Zerbi per vedere la mostra allestita dalla collega Lucia Federico: lei per prima, splendida cinquantenne, è riuscita a fermare il tempo, e non solo mettendo a disposizione della città la sua collezione privata.
Storia, arte e cultura si mescolano sapientemente e, girando per le stanze della dimora di una famiglia della nobiltà reggina, si ha l'impressione di visitare un castello nella campagna inglese. Perchè fu proprio un intellettuale anglosassone, Sir Henry Cole, che nel 1843, decise di scegliere  un nuovo modo d'inviare gli auguri ad amici e familiari, invece di usare la carta da lettera decorata o biglietti da visita su cui applicare motivi natalizi.
Cole si affidò al disegnatore Calcott Horsley, della Royal Academy, che realizzò un cartoncino color seppia raffigurante una famiglia attorno alla tavola imbandita, il tutto accompagnato dalla frase destinata a diventare un classico: "Buon Natale e felice Anno Nuovo".
Questo pezzo rarissimo, assieme a tanti altri "gioielli" che Lucia Federico ha scovato, negli anni, fu stampato in sole mille copie al prezzo di uno scellino. I biglietti augurali cominciarono a diffondersi, in Inghilterra prima, poi negli Stati Uniti e in Europa, solo molti anni dopo. E' infatti, come spiega la stessa Federico, a partire dal 1870 che le Poste smistano milioni di invii al punto da consigliare all'utenza di "spedire presto per Natale".
La mostra, voluta dalla delegata comunale ai beni culturali e grandi eventi, Monica Falcomatà, con la collaborazione dell'associazione culturale Rhegium Urbs Antiqua, ha proposto ai tantissimi visitatori circa tremila documenti in una suggestiva ambientazione inglese ricreata col contributo dell'antiquaria Daniela Ziino Colanino, titolare di Hold House.
Il percorso tematico della mostra, che la curatrice si augura di poter presto "esportare", è articolato per sezioni: dai primi biglietti augurali ai ventagli, i bambini e il gioco, il primo Novecento, le Grandi Guerre, la Natività, Il Natale negli USA.
Non sono mancate le curiosità, come i biglietti dei presidenti americani, da Kennedy a Obama. I visitatori, tra i quali l'ambasciatore nel Principato di Monaco, il reggino Antonio Morabito,  hanno potuto ascoltare  dischi originali da un grammofono del 1920 messo a disposizione da Giuseppe Nicolò, scoprire la collezione di spille americane di Ninni De Salvo, ammirare il presepe allestito dallo storico Luciano Schepis.
Cento anni di storia del mondo attraverso gli auguri che ognuno di noi ama ricevere e fare, sicuramente un evento che ha onorato la città.

15/01/11

COME REGGIO VISSE GLI ANNI DELLA BELLA EPOQUE NELLE IMMAGINI DI GAETANO LABATE


L'Italia da poco era stata unita, l'epopea garibaldina aveva visto il Sud protagonista, anche se con contorni diversi, che gli storici ancora non sono riusciti completamente a decifrare, finite le battaglie s'apriva la nuova era che ci avrebbe portato al Novecento.
Erano gli anni che i francesi non avevano esitato a definire quelli della "bella èpoque", all'insegna del risveglio artistico e culturale, della prima industrializzazione, dello sviluppo urbanistico. Reggio come visse quel periodo che dal 1870 si conclude nel dicembre del 1908, la notte del devastante terremoto-maremoto che portò in riva allo Stretto morte e disperazione, ci sono ferite ancora aperte di quel cataclisma?. A questa domanda, riprendendo un'idea di Luisa Bellissimo, giornalista pubblicista, ha risposto egregiamente il regista e documentarista reggino Gaetano Labate che ha presentato il suo ultimo lavoro intitolato, appunto, "Reggio e la belle èpoque". Collegando questo straordinario periodo al sisma che sconvolse le due città dirimpettaie, Labate ha proposto in un elegante cofanetto, due documentari, uno dei quali, quello sul terremoto, ha già riscosso, nel centesimo anniversario del tragico evento, un considerevole successo.
"Le prime ricerche alla biblioteca comunale reggina -spiega Labate- sono iniziate ad aprile del 2009 e, grazie alla collaborazione di Luisa Bellissimo, siamo riusciti a riesumare le testate giornalistiche che in quegli anni post unità veniva edite a Reggio. La Zagara, Calopinace, Giufà, La Provincia, Ferruccio, il satirico Don Cravio, Il Calabrone, La Luce, Il Lunedì, Gazzetta di Reggio Calabria. La selezione è stata laboriosa, che ci ha portato a raccogliere ben 2500 articoli, la storia di quanto accadde in quell'epoca fantastica, nella Reggio che diventava sempre più grande, il tutto condensato nei sessanta minuti di durata del documentario."
Gli autori si sono avvalsi di due importanti punti di riferimento: il Museo della stampa e stampa d'arte" di Lodi, e il "Gruppo storico Vicolo Mottana" di Recoaro Terme. Importante il contributo dato dagli operatori della biblioteca comunale.
Le macchine tipografiche di quel tempo e i costumi, autentici, sono stati pertanto utilizzati per le riprese che presentano squarci d'autentica maestria, come del resto Labate ci ha abituati in questi anni con le sue produzioni.
Gli anni in cui tutta l'Europa visse la cosiddetta belle epoque videro anche Reggio fulcro di tante iniziative artistiche, culturali, sportive, la città visse momenti felici, l'economia locale era florida, e certamente il periodo aureo sarebbe durato a lungo se non fosse arrivata la catastrofe del 1908, la ripresa sarebbe stata lunghissima.
Mentre sono in corso le manifestazioni del 150 esimo dell'unità d'Italia, sarebbe veramente opportuno se le amministrazioni locali pensassero ad inserire l'iniziativa di Labate tra i momenti che saranno dedicati alla rievocazione storica, proiezioni nelle scuole, distribuzione di copie del dvd, la storia di solito viene scritta dai vincitori e, quando i fatti sono ancora recenti, non è facile raccontarli con imparzialità. Le giovani generazioni è opportuno che conoscano cosa accadde ai loro antenati in quella bellissima epoca che venne vissuta da almeno due generazioni di reggini.
Mi sento di dare un consiglio a chi segue il mio blog: Reggio e la bella epoque va visto e promosso fuori dalla nostra città, come farò io, è questo un modo per proiettare una immagine diversa, sicuramente positiva, di Reggio e della Calabria.
Labate non si ferma, è già al lavoro, con l'amore per la sua terra che lo contraddistingue, per "raccontare" la storia per immagini, bellissime e toccanti, di altre epoche, per mantenere viva la memoria e non spegnere il ricordo di chi ci ha preceduti.

12/01/11

IL MOVIMENTO PA.C.E. IRROMPE SULLA SCENA POLITICA, DALLA PREGHIERA AL LAVORO

La manifestazione di presentazione di PA.C.E. alla cittadinanza
E' certamente la novità più importante della campagna elettorale per le comunali che si può dire sia già entrata nel vivo, in tutti i partiti c'è fermento, si preparano le liste: è il movimento cristiano PA.C.E. (Patto cristiano esteso) fondato qualche anno fa da Gilberto Perri, il pastore della comunità "Gesù Cristo è il Signore" scomparso prematuramente un paio di mesi fa.
Dopo la presentazione a palazzo San Giorgio, con una presenza davvero ragguardevole di cittadini d'ogni ceto sociale, il partito, perchè PA.C.E.ormai è diventato tale, si sta organizzando sul territorio, con sedi e responsabili a livello provinciale. Il ruolo di leader appartiene al consigliere comunale uscente Massimo Ripepi, che di Perri, assieme ad altri componenti il nucleo storico della comunità gallicese, ha raccolto l'eredità.
Patto Cristiano Esteso vuol trasferire nella politica i principi ispiratori ai quali gli aderenti, che sono in questi anni cresciuti notevolmente, si sono impegnati ad attenersi: rispetto per i più deboli, solidarietà, il lavoro come "medicina" per il corpo e l'anima, la cooperazione, la valorizzazione delle tante risorse locali, sempre al servizio di chi ha bisogno, l'aiuto concreto attraverso forme d'assistenza non rituali.
Ripepi, che è seguito da un gruppo di giovani professionisti impegnati da tempo nelle attività della comunità fondata da Gilberto Perri ai primi anni Novanta, aspira  alla rielezione in Consiglio, appoggiato da una lista che raccolga elementi provenienti da vari settori della vita sociale ed auspica un potenziamento della presenza di PA.C.E. nell'amministrazione comunale.
Il programma, che verrà illustrato ufficialmente tra qualche giorno, in occasione dell'apertura della sede cittadina del partito, sarà formato da pochi punti, essenziali, puntando principalmente sull'aiuto alle fasce più deboli in sinergia con le associazioni che già operano in questo campo. Poi, il lavoro per i giovani, con la nascita di altre cooperative, il completamento di strutture ricettive, sanitarie e di protezione civile, già in avanzata fase di realizzazione.
Massimo Ripepi ha dimostrato, nell'esperienza appena conclusa in Comune, di operare esclusivamente nell'interesse dei cittadini, restando fuori dalle lotte di potere, dando ascolto a chi ha reali bisogni. Per tutto questo, Gilberto Perri ha condotto la sua battaglia, fino all'ultimo giorno di vita. 

11/01/11

IL MODELLO REGGIO E I SONDAGGI, MA DOBBIAMO DAVVERO CREDERCI?

Uno scorcio del meraviglioso Lungomare reggino
Grazie ad Internet, anche se lontani dalla città, possiamo seguire le cronache locali, ed in particolare una radio che, grazie al suo "anchor man" più noto, specialmente tra gli sportivi, Gianni Baccillieri, esce di frequente dal coro e dice pane al pane e vino al vino, come recita un antico detto popolare.
Radio Touring 104 è nel mio cuore, sono tra coloro che, ormai quasi trentacinque anni fa, la fecero nascere e l'hanno mantenuta in vita, affidandola poi a mani sicure che l'hanno portata al successo, non senza difficoltà. Pertanto, anche se vivo altrove, la seguo appena posso, non condivido, a volte, talune prese di posizione di Gianni e del suo bravo figliolo Dario, se si tratta di Reggina, ma sono pienamente d'accordo quando si affrontano i problemi della città indicata dalle statistiche come modello da seguire. Questo perchè, nella realtà, le cose non stanno come vengono presentate sulla stampa da qualche commentatore che, dopo essersi inginocchiato, si esibisce in commossi peana nei confronti di chi l'ha governata per anni, prima di spostarsi in altri palazzi più importanti.
Certamente, l'illustre opinionista, che sa di tutto e di tutto scrive, quindi finisce con lo scrivere del nulla, non è mosso da gratitudine per la "grazia" ottenuta con la sistemazione d'un congiunto, ma sicuramente si esprime con il massimo dell'obiettività e della trasparenza.
Anche stavolta, nella città sonnolenta del dopo feste, tutto sarebbe scivolato nel silenzio, se, isolata, non si fosse alzata la voce di Baccillieri, che ha cercato di svegliare le coscienze dei reggini, dei cosiddetti benpensanti, invitandoli ad aprire bene gli occhi e a rendersi conto che non è tutto oro quello che luce, al di là dei quotidiani incensamenti a mezzo stampa.
E' veramente da seguire questo modello di città dove ognuno fa quel che gli pare, il degrado non tocca ormai soltanto le periferie abbandonate, dove se non si fa parte di una determinata "parrocchia" non si ottiene nulla, dove i lavori si fanno quando alle imprese pare, senza curarsi dei disagi per i cittadini?.
I sondaggi sono diventati il Vangelo della politica, ma dovremmo andare a cercare, e non speriamo che lo facciano gli opinionisti del "tutto va bene madama la marchesa", cosa c'è in realtà dietro queste società che li fanno, chi sono i committenti, quanto costano.
Con una campagna elettorale alle porte, cosa c'è di meglio che servire al popolo bue un bel sondaggio e convincerlo che sono loro e soltanto loro quelli che tengono in mano le chiavi del potere e che continueranno ad averle chissà per quanto tempo ancora. le loro facce, formato gigante, continueremo a vederle apparire quasi ogni giorno, su carta e sul video, finchè l'ignaro elettore non si recherà, disciplinatamente, al seggio sperando di poter passare all'incasso, un posticino di lavoro, un appaltuccio, un incarico professionale, un contributo. A decidere della vita della gente saranno sempre i soliti, purtroppo. Caro Baccillieri, facciamocene una ragione e speriamo soltanto in qualche "tornado" giudiziario, che spazzi le nuvole del malaffare e restituisca a tutti fiducia nel domani.

08/01/11

DELITTO IN VIA DE NAVA: TORNA IN SCENA LA MORTE, MA LA GENTE NON REAGISCE

Giuseppe Sorgonà, il giovane assassinato
Via De Nava, una delle porte della città, i reggini con qualche anno sulle spalle ricordano quando veniva chiamata Via Romana, larga e diritta, che congiunge due piazze. Conosco molto bene la zona, per anni l'ho percorsa a piedi, in bicicletta, in motorino, oltre che in auto, per andare in redazione, prima al Giornale di Calabria, che si trovava all'inizio del Corso Garibaldi, poi proprio su via De Nava, sede reggina di Gazzetta del Sud.
L'altra sera, perciò, appena sul teleschermo sono apparse le prime immagini, ho riconosciuto il posto, nella mente sono riapparse tante scene simili, gli anni delle due sanguinose guerre di mafia, con i morti a centinaia, quante notti passate accanto agli uomini di polizia e carabinieri.
Sono poche le considerazioni che mi sento di fare, a freddo, e senza ovviamente essere in possesso di quelle informazioni che i cronisti d'un tempo andavano a raccogliersi da soli, scarpinando per ore nei quartieri, sentendo parenti e amici delle vittime, in poco tempo ti facevi un tuo quadro della situazione e spesso c'azzeccavi.
Le cosche, ormai da anni, hanno siglato un armistizio che tuttora resiste, nonostante la maggior parte di coloro che lo siglarono o sono morti o sono in galera, le giovani leve premono, gli affari milionari si continuano a fare, il "giro" delle estorsioni, nonostante la pressione investigativa e repressiva, è ancora assai remunerativo.
Giuseppe Sorgonà è una vittima di mafia, o è stato ucciso per altri motivi, da qualcuno che con la 'ndrangheta in qualche modo deve avere da fare, se ha utilizzato sicari professionisti, sicuramente non alla loro prima esperienza criminale?
Reggio torna a rivedere momenti di terrore e sangue, in mezzo alla gente che si gusta gli ultimi spezzoni delle vacanze natalizie, non sembra inverno, l'aria è festosa, tranquilla. Ma c'è chi a tutto questo non pensa, non si cura neppure della presenza d'un bimbetto che, per sua fortuna, dimenticherà in fretta ciò che i suoi occhietti hanno visto, squarci di fuoco nel buio e urla disperate. Quello che più colpisce, di fronte ad un delitto di tale efferatezza, è l'indifferenza, quasi la rassegnazione di fronte a un evento così sconvolgente e, al di là, di qualche insipido e scontato commento, le pagine dei giornali raccontano in maniera quasi burocratica, come un verbale, quello che è successo sotto gli occhi di decine e decine di persone.
Non ci resta che sperare d'aver fatto un brutto sogno e che il passato non ritorni, il buio non calerà ancora su Reggio. 

01/01/11

CAPODANNO 2011, IN BARBA AGLI APPELLI SI E' RIPETUTO IL RITO DELLA STUPIDITA'


Pericolosissimi botti sequestrati, ma non è bastato
L'anno vecchio se n'è andato lasciandosi dietro una scia di ricordi, di rimpianti, promesse e speranze, tra tappi che saltano e piazze affollate per i concerti, ristoranti pieni nonostante la crisi, mentre, in barba agli  appelli, i numerosi sequestri di tonnellate di materiale esplodente pericoloso, gli inviti alla prudenza, si è ripetuto, con conseguenze a volte tragiche, il rito della stupidità.
Si è usato di tutto, dalle armi da fuoco ad ordigni veri e propri, pur di "festeggiare" la nascita del secondo decennio del secondo millennio, domani le cronache dei giornali saranno piene di resoconti purtroppo non positivi. Ci saranno i momenti lieti riservati ai primi nati,  ai tuffi in mare propiziatori, ma a farla da padrona sarà la nera, con il gran lavoro al pronto soccorso degli ospedali, l'impegno dei vigili del fuoco e, purtroppo, anche l'intervento delle forze di polizia e del magistrato laddove qualcuno ha esagerato, trasformando la festa in tragedia.
E' il momento dei buoni propositi e degli auguri che ognuno di noi fa, sperando di portar bene a chi li riceve, ma guardandosi indietro, ai dodici mesi appena trascorsi, si ricorda che ben poco è mutato. Certamente, il Paese non attraversa una fase positiva, sia per la crisi economica che per le continue fibrillazioni della politica, col Governo costantemente in bilico e lo spettro di elezioni anticipate di cui nessuno sente davvero il bisogno.
Poi, se guardiamo attorno a noi, nella nostra regione e nella città di Reggio in particolare, c'è poco da stare allegri, al di là dei discorsi ottimistici fatti dai soliti politici che hanno un solo obiettivo, quello di restare un altro anno comodamente assisi sulle loro poltrone.
Siccome sperare non costa nulla, anche noi vogliamo augurarci che davvero questo anno che ha appena dischiuso gli occhi, porti realmente pace e benessere nelle famiglie, lavoro per i giovani, specialmente per quelli che non hanno, come si suol dire, santi in Paradiso. Guardiamo avanti con fiducia, siamo gente abituata ad aver pazienza e sopportare cristianamente le ingiustizie e le disuguaglianze sociali. Che il Signore ci protegga!.