06/05/09

UN TERRIBILE BOATO E IL GRANDE TORINO SPARI' PER SEMPRE

Ero bambino, ma ricordo di aver pianto, quella mattina di maggio quando sentii qualcuno urlare, all'uscita dalla scuola: era uno strillone del Tempo di Roma che annunciava l'edizione straordinaria sull'incidente aereo di Superga.
Allora vivevo a Rieti, la splendida città del Lazio dove sono nato e andavo alle elementari, a casa avevo tutte le figurine del giocatori del grande Torino, il mio idolo era Valentino Mazzola. Mio padre portò a casa i giornali, la televisione non c'era ancora, alla radio ascoltai il resoconto della tragedia, tanta gente era raccolta nei bar, tutti piangevano la perdita dei campioni d'Italia.Qualche anno dopo, occupandomi al giornale di sport, e girovagando sui campi di mezza Italia, ebbi modo di conoscere Vittorio Pozzo, l'indimenticabile commissario tecnico della nazionale due volte campione del mondo: curvo, avvolto in un lungo cappotto grigio, la chioma candida, prendeva appunti e, diligentemente, dettava agli stenografi della Stampa, pochi minuti dopo la fine della partita, come un cronista alle prime armi, l'articolo.Era toccato a lui, tra i rottami ancora fumanti, il triste compito di riconoscere i "suoi" ragazzi, a volta da un piccolo particolare fisico. I primi soccorritori capirono che si trattava dell'aereo con i giocatori del Torino quando videro uscire da una valigia semi aperta, le inconfondibili maglie granata.
Anch'io sono andato sulla collina di Superga, da dove, di mattina, Torino appare avvolta dalla nebbia, come quel giorno quando l'aereo, non si sa come, non si è mai saputo perchè, andò a sbattere contro la basilica, aggrovigliandosi in fiamme lungo un terrapieno. L'Italia sportiva precipitò in una cupa depressione, tutti i tifosi del Toro, a migliaia, si sentirono orfani, al cinema Raf Vallone, che sarebbe stato un giocatore granata, interpretava "Gli eroi della domenica" nel ricordo di quei ragazzi imbattibili che erano saliti in cielo, una domenica di maggio.

Nessun commento: