16/11/10

IL RICORDO DI CICCIO FRANCO ANCORA VIVO NELLA MEMORIA DEL POPOLO CHE LO SEGUI' NELLA BATTAGLIA PER IL CAPOLUOGO


La stele che ricorda Ciccio Franco sul Lungomare
Ogni tanto qualcuno si "diverte" ad imbrattare una stele che sul lungomare intitolato ad Italo Falcomatà ricorda Francesco Franco, detto Ciccio, consigliere comunale missino, poi senatore per diverse legislature, ma da tutti conosciuto come il leader della cosiddetta rivolta di Reggio Calabria che, all'inizio degli anni Settanta, portò alla ribalta delle cronache nazionali la città dello Stretto. Adesso, a distanza di quarant'anni, la rivolta di popolo dopo lo "scippo" del capoluogo di regione, viene rivisitata dagli storici e dai saggisti d'ogni orientamento politico e anche la figura di quello che all'epoca venne considerato un capopopolo, un facinoroso, addirittura un eversore, viene vista sotto una luce diversa.
Maggio 1972, elezioni politiche, Ciccio Franco viene eletto senatore, con un autentico plebiscito, la città porta ancora i segni delle ferite inferte da mesi e mesi di disordini, con morti, centinaia di feriti e arrestati, danni per miliardi. Lo Stato scelse la strada della repressione, il Governo, presieduto da Emilio Colombo, illuse la gente col miraggio delle industrie, della fine d'una emarginazione del Sud del Sud, in particolare di Reggio e della sua provincia.
Il miraggio è rimasto tale e ancora si attende che chi ci governa, a tutti i livelli, faccia il "miracolo" di portare lavoro, per togliere migliaia di giovani dalla strada, facili prede delle organizzazioni criminali, senza che essi debbano far ricorso ai potenti di turno, ai professionisti delle clientele, per far valere i loro diritti .
Ciccio Franco quando scese sulle barricate, soffrì il carcere e la latitanza, non lo fece certamente per tornaconto personale, anche se fu il popolo a mandarlo a Roma. Lui era sempre stato, e lo fu fino alla sua prematura scomparsa, minoranza, dentro e fuori il suo partito, certamente un personaggio scomodo che rifiutava i compromessi, che amava parlare direttamente agli umili, agli indifesi, ai perseguitati, sempre pronto ad offrire aiuto a chi ne aveva bisogno.
Fino all'ultimo ha condotto un'esistenza modesta, circondato dall'affetto di pochi veramente amici: la sua morte ha scavato un vuoto enorme, ancor oggi il ricordo è vivissimo, la gente si raduna accanto alla stele profanata da qualche stolto, ma che col tempo è diventata un punto di riferimento per tante coscienze.
Il mio ricordo personale è fermo a quella sera di primavera in piazza Italia, ribollente di passione: Ciccio uscì dalla prefettura e fu letteralmente inghiottito dalla folla, piccolo com'era non lo vedemmo più, era ciò che voleva, il movimento dei "boia chi molla" finiva in quel momento e la storia voltava pagina. 
C'è chi vorrebbe, a distanza di anni, riappropriarsi di quel motto, ma Ciccio Franco non c'è più per rivendicarne sdegnato l'esclusiva proprietà, come avrebbe fatto con impeto e coraggio. Nessuno potrà mai essere come lui. 

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