09/07/09

REGGIO NEL PERIODO DELLA BELLE EPOQUE VISTA DA GAETANO LABATE

Ci sta lavorando da tempo con grande impegno, Gaetano Labate, al suo nuovo documentario destinato a ripetere il successo ottenuto con quello rievocativo del disastroso terremoto che il 28 dicembre 1908 distrusse Reggio e Messina, nonchè numerosi centri dell'interno sulle due sponde, provocando migliaia di vittime.
Il noto regista e documentarista reggino, infatti, pensa a un lavoro che riporti alla luce gli anni della Belle epoque reggina, a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento.
Da quanto è stato possibile apprendere, a seguito di minuziose ricerche iconografiche, Labate è riuscito a ricostruire un periodo storico della città che ha riservato parecchie sorprese, per cui anche stavolta dovrebbe venirne fuori un piccolo capolavoro, sulla scia dei dvd sulla storia di Reggio e sul tiranno Anassilao.
Intanto, in quegli anni, era un fiorire di iniziative editoriali, anche se mancava un quotidiano locale, poi verranno le avventure di Orazio Cipriani col suo Corriere di Reggio e di Filippo Rizzo con la Voce di Calabria.
In città circolavano fogli dal carattere estremamente....pungente, nel senso che gli amministratori dell'epoca venivano continuamente messi sotto accusa, anche di fronte a problemi che, oggi, ci appaiono banali, ma allora i cronisti non perdonavano ai responsabili della cosa pubblica la benchè minima distrazione, fosse una semplice buca stradale, la carenza d'acqua, l'igiene scarsa, tutte cose che, a distanza di tanto tempo, appaiono estremamente attuali.
Ma Reggio nel periodo della belle epoque era anche cultura, spettacoli d'alto livello, giornalismo satirico, politica, insomma era una città vivace sotto tutti i punti di vista-
Aspettiamo con ansia questa nuova impresa di Gaetano Labate del quale va ricordato l'impegno civile, da cittadino e da cineasta, nel tentativo di portare sempre più in alto il vessillo della Reggio bella e gentile. Siamo certi che anche stavolta sarà un successo.

06/07/09

ANTONIO MORABITO, DA GALLINA ALLA FARNESINA


Non ha nascosto l'emozione, Antonio Morabito, diplomatico di carriera, nel ricevere, nella sua città, uno dei premi più prestigiosi, il "bergamotto d'oro" del Lions, riconoscimento riservato a personalità che hanno onorato la loro professione, senza "dimenticare" la regginità."Il vostro apprezzamento per ciò che nella mia carriera diplomatica ho provato a fare -ha detto Morabito nel suo intervento di ringraziamento- rappresenta per me un grande incoraggiamento. Come diplomatico -ha aggiunto- ho cercato di assolvere le missioni assegnatemi con senso dello Stato. Ho avuto la fortuna di conoscere personalità e genti di molti Paesi che mi hanno ospitato, nonchè strutture dei governi locali. E' stato fondamentale entrare, immergersi, radicarsi, nelle realtà di quei Paesi, stabilire rapporti, recependo le esigenze, i desideri, i bisogni delle persone e stabilire in modo chiaro anche le necessità dell'Italia, trovando accordi e soluzioni praticabili per le varie situazioni.
Durante le esperienze all'estero (Morabito è stato, tra l'altro, in Indonesia, Argentina, Iran) ho sempre ricordato -ha aggiunto- le mie origini, ho sempre portato con me i valori della mia terra, mi accompagna quella caparbietà che ravviso in tutti i conterranei che incontro all'estero."
Antonio Morabito va ad aggiungersi alla folta schiera di personalità che, negli anni, hanno visto assegnato dal Lions club il prestigioso riconoscimento, un premio che resta tra i pochi d'autentico valore, nella miriade di manifestazioni che, ogni estate, vedono presenti in Calabria e nella nostra città personaggi "catapultati" e che nessun merito hanno se non quello di aver fatto soltanto il loro dovere.
Il diplomatico reggino doc, è nato nel rione collinare di Gallina ed ha avuto una profonda educazione cattolica: tra gli incarichi più recenti, quello di componente l'ufficio del consigliere diplomatico della presidenza del Consiglio.
Non sono mancate, per lui, le occasioni di incontri con i grandi della terra, da Fidel Castro a Katami, ai presidenti di Cina, Indonesia, Corea, Argentina e Brasile.
Negli anni più recenti ha dedicato la sua attività al campo della comunicazione, strumento essenziale nella società globale, prima alla cooperazione allo sviluppo, poi nella promozione della cultura e della lingua italiana all'estero.
"Il premio che ho ricevuto -ha dichiarato- mi incoraggia a continuare nel portare in alto l'immagine dell'Italia e della Calabria, questo "bergamotto d'oro" lo considero un pegno per un maggiore impegno civile, sociale, umano e spirituale quale vincolo di sentimenti e di ideali con la città di Reggio e con i Lions".

01/07/09

MONUMENTO A SAN PAOLO, QUANTO E' ALTO QUESTO DIAMETRO?

Nelle intenzioni di Peppino Reale, uno che, pur non essendo reggino, tanto ha fatto per la città, nel corso della sua lunga attività politica che lo ha portato da Montecitorio alla poltrona di sindaco, la cosiddetta colonna di San Paolo dovrebbe diventare, oltre ai Bronzi di Riace, un nuovo simbolo per la Reggio degli anni duemila.
Stando a quanto pubblicato, a ripetizione, in questi giorni, sulle colonne di quello che, un tempo, era il giornale leader, la colonna, visibile dalle due sponde dello Stretto, era data per pronta, bisognava solo attendere la cerimonia, con tanto di presenze illustri, anche dal Vaticano. Ma l'altro giorno, leggendo la presentazione, a cura di una nota promessa del giornalismo calabrese e non, s'è saputo che la colonna, altezza venti metri, ancora non c'è, in compenso c'è una statua, opera dello scultore Michele Di Raco, che poggia su un basamento in marmo la cui altezza è due metri di diametro.
Sì, proprio così, all'illustre figlio d'arte, destinato, come l'altrettanto illustre genitore, ne siamo sicuri, ad una brillante carriera, le idee si sono un pochino annebbiate e i ricordi scolastici piuttosto sfumati, se ha confuso la base con l'altezza e addirittura col diametro.
Non osiamo immaginare le impressioni del professor Reale, austero docente di lettere, leggendo la nota destinata a promuovere l'iniziativa cui il buon onorevole tiene tanto. In compenso, sono tanti i particolari "tecnici" su come Di Raco ha partorito il monumento destinato a passare alla storia. Le vie di internet sono infinite e l'ennesima performance di questo esponente della "nouvelle vogue" del giornalismo (qualcuno gli spiegherà cosa significa) ha varcato i confini calabresi, fino a raggiungerci mentre, in barca, navighiamo nelle acque che al grande Ugo Foscolo furono care. Alla prossima.

27/06/09

ESCORT A PALAZZO GRAZIOLI, MA NON E' L'AUTO DELLA FORD


Escort è stato il nome d'un fortunato modello di automobile della Ford, una berlina col tetto apribile, la prima ad essere alimentata con benzina verde. L'ho avuta anch'io per qualche anno, prima di "tradirla" con la Fiesta (sono un fordista convinto) e con la C max.
Questa parola viene adoperata, l'abbiamo appreso dalle cronache di questi giorni, da quando è esploso il cosiddetto scandalo di Bari, per indicare le belle ragazze che vengono chiamate per allietare, con la loro presenza, e non solo con quella, le feste dei vip, in mezzo ai quali, ovviamente, non mancano mai i politici, di qualsiasi colore.
Una escort è quella Patrizia D'Addario che sostiene di essere stata pagata per trascorrere una notte addirittura con il presidente del Consiglio, nell'austero palazzo appartenuto ai Grazioli, a due passi da piazza Venezia, escort è pure quell'altra ragazza madre pugliese che, senza essersi concessa, è stata beneficata con diecimila euro, donati da Berlusconi impietosito dal racconto della vita difficile dell'amica della D'Addario, che nel frattempo si preoccupava di scattare foto col telefonino e mettere in azione il registratore.
Non sappiamo come questa squallida storia finirà, tra una intervista e l'altra all'imprenditore Tarantini, diventato amico del premier, del quale ha cercato di conquistare la simpatia facendosi sempre accompagnare dalle escort che, in altre parole, (non saprei trovare un termine diverso) sono delle squillo di lusso, da quattro milioni delle defunte lire a botta.
La magistratura barese, crediamo, abbia ben altro da pensare, che inseguire questo gossip da cortile di caseggiato popolare, in una zona dove le organizzazioni criminali, collegate a 'ndrangheta e Cosa Nostra, sono tra le più agguerrite. Certo, ci sono gli atti dovuti, di fronte a denunce precise per fatti che hanno natura strettamente privata, che sono avvenuti, anzi sarebbero avvenuti, in una privata abitazione, tra l'altro in un periodo in cui Berlusconi non era ancora ridiventato presidente.
Ma voi pensate che i cittadini comuni siano tanto fessi da non sospettare l'inganno, la trappola sapientemente orchestrata?.Il punto è uno solo: riuscire a sapere chi queste escort (la Ford potrebbe anche fare causa) le ha utilizzate, in momenti elettorali, chi ha tirato le fila di questa morbosa campagna mediatica (due o addirittura tre inviati spediti in Puglia dai grossi giornali, alla faccia della crisi) che ha portato allo sputtanamento definitivo (chiedo scusa per il termine, ma è più che mai appropriato) di alcune delle protagoniste per le quali un posto all'Isola dei famosi o dalla De Filippi si troverà sempre.

25/06/09

IL MIRAGGIO DIVENTA REALTA' NELLE OPERE DI FAUSTO D'ORAZIO

Pubblico delle grandi occasioni, l'altra sera, alla galleria di Roberto Delle Fave, in via Festo Avieno, alla Balduina, per la personale di Fausto D'Orazio, che ha proposto alcuni dei suoi ultimi lavori, in attesa di esporli nel corso dell'estate in varie località italiane e anche all'estero.
Oltre all'artista ed all'appassionato gallerista, erano presenti, tra gli altri, Paolo Cristiano, critico d'arte e pittore egli stesso, Tonino D'Amore, Marco Calcagni, Franco Valente, Ugo Pergoli e Barbara Berardicurti, tutti artisti notissimi, il docente dell'accademia di belle arti Robertomaria Siena.
Fausto D'Orazio -scrive Laura Piccinelli nel catalogo- è dominatore della tela, ma lo è anche di se stesso. Non chiedetegli il motivo di una predilezione dei suoi soggetti: per l'artista ritrarre il reale dotandolo di personalissime emozioni, che arrivano però a chiunque, è gesto naturale, spontaneo, che non conosce artifici. Può parlare un cielo, una linea dell'orizzonte? - si chiede la Piccinelli - Certo, se hai dentro di te, e l'artista ce l'ha, il candore dei perenni miraggi: ed ecco che i colori magistralmente impiegati, sfumati, combinati, sanno limitare nello spazio sia il cielo, sia l'orizzonte.
La serata è stata allietata dall'esibizione di Mimmo Ascione, chitarrista di valore, che ha eseguito musiche ispirate dall'arte di D'Orazio, unendo in mirabile sintesi le tonalità dello strumento a quelle dei colori.
Il maestro D'Orazio continua dunque a stupirci, nel continuo rinnovarsi delle sue espressioni pur rimanendo fedele a uno stile che non è facile confondere, trasformando le emozioni del momento in splendide spettacolarizzazioni cromatiche.

23/06/09

AMORI.....POLITICI, QUANDO IL GOSSIP ERA IN CAMICIA NERA


Pomeriggio di grande movimento all'aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino. Mentre aspetto il volo che sta riportando a casa da uno dei sempre più frequenti viaggi all'estero per motivi professionali il mio figlio maggiore, un personaggio cattura la mia attenzione.
Un giovanotto con i capelli lunghi, giacca blu e pantaloni bianchi su scarpe da jogging, spinge velocissimo il carrello coi bagagli, lo segue una bella ragazza in tenuta sportiva: è la coppia del momento, quella che un giorno si e uno no riempie le pagine dei settimanali cosiddetti di gossip. Lui è Stefano Ricucci, noto per essere diventato miliardario assieme al gruppo dei "furbetti del quartierino" che tanto hanno occupato le cronache degli ultimi anni.
Lei è una splendida mora, Deborah Salvalaggio, che nel cuore di Ricucci ha preso il posto della bionda Anna Falchi, già legittima sposa dell'ex odontotecnico di Zagarolo. Non c'è alcun paparazzo in attesa, anche se fanno in fretta a infilarsi su una berlina in attesa, e via verso il loro nido d'amore.
Gli specialisti del gossip in questi giorni sono tutti in Puglia, alla ricerca delle ospiti del presidente del Consiglio per le feste che, stando a quanto si legge ormai ogni giorno, con notizie girate e rigirate, ma con poche vere novità, si concludevano invariabilmente a letto. Una storia ancora tutta da vedere, e da sentire, se a quanto pare ci sarebbero immagini e registrazioni: per ora abbiamo visto quelle di un lussuoso bagno di palazzo Grazioli.
Sono totalmente d'accordo con Vittorio Feltri il quale ha avvertito i moralisti un tanto al chilo (come li definiva Biagi) di stare attenti a scagliare la prima pietra, nel mondo della politica, anche andando indietro negli anni, di storie d'amore clandestine sono stati protagonisti personaggi che hanno fatto la storia del nostro Paese e che sono stati giudicati dagli italiani per quello che sapevano fare fuori dalle camere da letto.
Ricordiamo, uno per tutti, Palmiro Togliatti, che tenne segreta la relazione con Nilde Jotti, evitando accuratamente apparizioni pubbliche in compagnia della procace deputata e lasciando Montecitorio da uscite secondarie, se c'era lei, come quel fatidico giorno di luglio dell'attentato.
Faceva scandalo, ma non se parlava, la situazione di Emanuele Macaluso, che stava con una donna sposata, per arrivare a Bettino Craxi, che pure nell'esilio di Hammamet, si fece raggiungere da Patrizia Caselli, che le fu vicino fino all'ultimo.
Anche al tempo del fascismo, con la relazione tra Claretta Petacci e il Duce, si finiva col tollerare tutte le avventure extra coniugali dei gerarchi, degli uomini più potenti del regime, a cominciare da Ciano, che di Mussolini era il genero.
Il gossip ha una lunga tradizione alle spalle, da destra a sinistra, passando per alcuni cattolicissimi ex Dc, non mi scandalizzerei più di tanto nè conviene, a mio avviso, avviare campagne moralistiche, in pochi potrebbero considerarsi salvi.

19/06/09

MENO TRANQUILLANTI GRAZIE AL DECODER PER I PROGRAMMI DIGITALI

Un oggetto metallico, grande più o meno quanto un libro, sta entrando nelle case di moltissimi romani e degli abitanti di gran parte del Lazio: è il decoder che serve per poter vedere i nuovi canali di mamma Rai che, nella notte, ha disattivato il vecchio sistema cosiddetto analogico per passare al digitale.
Un evento definito epocale, annunciato con grandi squilli di tromba, per l'occasione si sono scomodati tutti i mammasantissima di viale Mazzini, ed hanno chiamato, nel tentativo di far dimenticare, con qualche risata, questa nuova e per molti amara novità, il simpatico Max Giusti.
Una spesa supplementare per le famiglie già alle prese con le difficoltà del periodo, con i conti che è difficile far quadrare, specialmente negli ultimi giorni del mese. Ma anche un problema per la risintonizzazione (la parola viene ripetuta ormai ossessivamente) dei televisori, a meno che non si tratti di quelli, costosissimi, che il decoder ce l'hanno incorporato.
Un aiuto agli anziani che, già col telecomando hanno qualche difficoltà, lo stanno dando i portieri, almeno quelli che sono rimasti in servizio (anche questa è una categoria in estinzione, come quella dei tipografi nei giornali), oppure qualche vicino di casa volenteroso.
Bisogna dire, ad onor del vero, che le amministrazioni locali, con in testa la Regione, (non oso prevedere cosa succederà in Calabria) sono intervenute, erogando un contributo di 50 euro a chi prende una pensione bassa e non potrebbe pertanto permettersi il decoder.
La Rai offre nuovi servizi, che non sono in regalo perchè il canone, a quel che si dice, verrà ritoccato il prossimo anno. Sulla qualità dei programmi, tutto è da verificare. Una cosa è certa, alle coppie d'anziani che la sera si riuniscono davanti a questo focolare elettronico che è la tv, sarà data una possibilità supplementare per non far ricorso ai tranquillanti. Grazie al decoder.

16/06/09

ARTISTI DILETTANTI? NO, HANNO QUALCOSA DI PIU'

Metti quattro artisti per diletto, tre donne e un uomo, che dopo una vita spesa nelle loro professioni, decidono di dedicarsi alla pittura, partendo, come si suol dire, da zero, nella fattispecie da una tela desolatamente bianca.
Ma, in questa loro nuova esperienza, non sono soli, hanno accanto un maestro, uno che il pittore lo fa di professione, Fausto D'Orazio, che colleziona successi in ogni parte del mondo. Pertanto, Maria Lestingi, Enza Di Bruno, Olga Mastronardi e Salvatore De Maria, cominciano qualche mese fa a frequentare lo studio D'Orazio.
Giorno dopo giorno, con infinita pazienza, Fausto che presto diventa per loro un amico, li inizia alle varie tecniche, partendo dall'acquerello, per misurarsi poi con la tempera e l'olio. Le mani diventano meno incerte, i pennelli scorrono con sempre maggiore scioltezza, i paesaggi e le figure prendono corpo, è una vera sorpresa, la loro guida intuisce che, al di là dello spirito dilettantistico, quello dei cosiddetti artisti della domenica, c'è dell'altro.
Eccome, se c'è dell'altro. La prova l'abbiamo avuta visitando, in questi giorni, in via Festo Avieno, alla Balduina, la galleria di Roberto Delle Fave, che ha ospitato la prima "personale" di Lestingi, Di Bruno, Mastronardi e De Maria.
Fausto D'Orazio ha raccolto una quindicina di opere per ciascuno di questi suoi allievi speciali, ed è stato un successo, che ha riempito d'orgoglio chi ha creduto nella "voglia" di fare arte di queste persone.
"Ho solo cercato di avviarli verso la scoperta di un mondo per loro finora sconosciuto, dice D'Orazio, di inculcare il desiderio di trasferire sulle tele sensazioni più che immagini, ed i risultati sono stati sorprendenti".
Certamente, i nostri quattro personaggi, che tra loro hanno stabilito un affettuoso legame anche dopo le lezioni, non si illudono d'essere diventati artisti nella pienezza del termine, un hobby, tanto per impiegare qualche ora del loro tempo, dopo una vita di lavoro, si è trasformato in una passione. La mostra alla galleria Delle Fave, che ospita spesso artisti di grande fama, non è un traguardo, Maria, Enza, Olga e Salvatore, con il loro mentore Fausto, continueranno. Il virus dell'arte li ha contagiati, ormai per sempre, è inutile chiedersi perchè, lo stesso Picasso non è mai riuscito a comprendere, per tutta la vita, cosa fosse davvero quella forza interiore che ti spinge a trasformare le emozioni in capolavori.
Uno dei visitatori della mostra ha scritto sul registro solo due parole, che danno il senso autentico di questa esperienza: credevo....invece.

14/06/09

SCOPELLITI RE DI ROMA, ANCHE SE SOLO PER UNA NOTTE


Ha fatto la sua bella figura, l'altra sera in via Margutta, dove ha ricevuto l'ennesimo prestigioso premio, il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti. Ormai il ragazzo è maturato, se la cava discretamente nei discorsi anche improvvisando, insomma, si farà. Intanto, comincia a respirare l'aria romana, ci si dovrà abituare se, come pare, il suo cammino politico lo porterà, tra qualche anno, a Montecitorio.
Nel corso della splendida serata del Modart, la manifestazione "inventata" da Giovannone Morabito, un reggino che nella Capitale s'è affermato, Scopelliti è stato in ottima compagnia: infatti, ha ricevuto il premio assieme al collega sindaco di Roma, e anche compagno di partito, Gianni Alemanno, e al presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, noto anche per essere il fratello dell'attore diventato notissimo nell'interpretazione del commissario Montalbano.
Morabito ha portato sulla scena della strada degli artisti, trasformata in passerella, attori come Michele Placido, Claudio Santamaria, Gianfranco Jannuzzo, e la giovanissima interprete della fortunata serie "I Cesaroni", Alessandra Mastronardi.
Tra i premiati, Emmanuele Emanuele, per la sezione poesia, Jamal Taslaq, per la moda, Philip Rylands, per l'arte, Marco Buticchi per la letteratura e Linda De Santis per il giornalismo. Federica Ugolini e Alessandro Manieri hanno condotto egregiamente la serata, che ha riservato al pubblico delle tante signore eleganti presenti, una sfilata di modelli dello stilista Taslaq, di bijou di Naniski, gli accessori d'arte di Yuki e le borse di Valentina Frontoni.
Il premio Margutta, di cui è presidente onorario il regista Gabriele Salvatores, è stato realizzato dall'artista Angela Pellicanò, anch'essa reggina.
I calabresi "emigrati" a Roma si sono sentiti per una sera particolarmente orgogliosi, e soddisfatto sarà anche l'amico Morabito, che porta in alto il vessillo della nostra regione. Peppe Scopelliti è stato re, anche se per una notte, dimenticando le recenti amarezze d'una campagna elettorale che gli ha riservato qualche delusione.

10/06/09

CROLLA IL PDL A REGGIO, IL POTERE LOGORA ANCHE CHI CE L'HA

Sarà stato l'appiccicoso scirocco di questi giorni ad annebbiare le idee degli elettori reggini e della provincia: fatto sta che per il Cavaliere, cui erano state fatte mirabolanti promesse, dopo la nomina di Giuseppe Scopelliti, detto anche Peppe Show, a coordinatore regionale del Pdl, è finita piuttosto maluccio.
Sarà stato che il buon Giuseppe s'è un tantino distratto, tra un premio e l'altro in Italia e anche all'estero (venerdì 12 riceverà l'ennesimo a Roma) oppure ha pensato che sarebbe bastata la parola, come nella famosa pubblicità d'un confetto lassativo, per convogliare migliaia di votanti entusiasti di affidare le sorti della Calabria in Europa ai vari Pirilli, Pedà e Giacomino Mancini. A proposito di quest'ultimo, folgorato sulla via di Arcore, con qualche pranzetto anche a palazzo Grazioli, credo che suo nonno, il grandissimo politico Giacomo senior, non sia stato tanto tranquillo nella tomba nella quale riposa, dopo una vita da socialista, sempre e comunque.
A quei reggini di buona memoria, alcuni dei quali, mi dicono, lo hanno anche contestato nel corso del comizio di piazza Duomo, saranno tornate alla mente le infuocate giornate della rivolta per il capoluogo, per cui vedere quel giovanottino sorridente accanto a Scopelliti, ha fatto loro un certo effetto.
Facce tristi dei trombati, in attesa di trovare comunque una qualche poltrona, dopo tutto si sono sacrificati per noi, compreso Pirilli, che a Messina ricordano soprattutto per la sua pernacchia in pieno consiglio comunale, quando guerreggiava (politicamente, s'intende) sotto le bandiere almirantiane.
Se li sarebbe fatti tranquillamente altri cinque anni al Parlamento europeo, lui, ma la gente l'ha pensata diversamente e lo ha rispedito d'urgenza a Messina. Una sonora lezione d'umiltà per Scopelliti e i suoi corifei, il potere talvolta logora anche chi ce l'ha.

05/06/09

IL DISAGIO DI VIVERE NELLE OPERE DI VITTORIO FORMISANO

Ancora un appuntamento artistico di grande livello alla galleria Monogramma, in via Margutta a Roma, di cui è titolare il reggino Giovanni Morabito.
S'inaugura, infatti, e resterà aperta fino al prossimo 1 luglio, la personale di Vittorio Formisano, alla quale è stato dato un titolo intrigante "Totem".
Per Formisano, come si legge nel catalogo a cura di Rosanna Fumai, grande importanza riveste il colore. Talvolta è denso e pastoso, qualche altra è liquido e in apparenza trasparente, ma sempre grandi, spaziose campiture diventano la base per l'affascinante realizzazione del suo pensiero poetico. I colori utilizzati assumono consistenza grazie all'uso di materiali differenti come smalti lucidi e compatti, olii stratificati e cristallini, inserti extra pittorici a creare impasti grassi di materia e contenuti.
Sarà possibile visitare la mostra tutti i giorni, esclusi i festivi, dalle ore 10 alle 13, e dalle 16 alle 19,30. In circa dieci anni d'attività, Vittorio Formisano ha lavorato per serie, riproducendo in modo ossessivo i suoi solitari personaggi. Figurine disegnate, talvolta solo abbozzate con apparente crudezza, emergono a fatica da un fondo denso di materia e di memoria e lasciano intravedere teste reclinate, mani indicanti e bocche aperte a urlare parole mute.
E poi, segni, vocaboli incisi nel colore come graffiti, numeri, a segnalare un disagio che è un pò, come dice lui stesso, il disagio di vivere. Lo spazio dell'opera non presenta mai un'immagine con un vero e proprio centro ed una periferia, ma una distesa apparentemente piatta, che sembra quasi suggerire le possibilità di continuazione oltre i margini stessi del dipinto. Poi, ti avvicini, guardi con attenzione, e scopri che sotto, dentro la trama e l'ordito, si nascondono intere frasi, stralci di poesia, versi di un monologo interiore.

03/06/09

INTERROGAZIONE SU NOEMI, CI SAREBBE QUALCOSA DI PIU' SERIO

Ho molta stima per Massimo Canale, il giovane consigliere della sinistra cosiddetta radicale, che spesso in totale solitudine, tenta di fare una severa opposizione al sindaco più amato dagli italiani, Giuseppe Scopelliti, detto anche Lorella, nel ricordo del fortunato slogan d'una fabbrica di cucine componibili.
Massimo, politicamente, è un figlio d'arte, suo padre, l'ingegnere Giuseppe, valente professionista e per anni sagace amministratore, però, non credo avrebbe approvato la più recente iniziativa del figliolo che gli era tanto caro.
Mi riferisco all'interrogazione sulla presunta presenza della tanto chiacchierata Noemi Letizia, due anni fa, quando tra l'altro era ancora minorenne, in riva allo Stretto nel corso d'una delle tante (e assai costose) manifestazioni che, nelle intenzioni dei nostri amati amministratori, dovrebbero contribuire a far risplendere l'immagine della città.
Abbiamo letto la risposta del primo cittadino che, a nostro giudizio, non è una risposta, perchè è vero che il Comune non svolge funzioni di press agent dei vari personaggi che, profumatamente retribuiti, sbarcano ogni estate (ci mancherebbe anche questo!), ma è anche vero che da questo tipo d'iniziative, dalla discutibile valenza artistica, non è che siano arrivati importanti riscontri dal punto di vista turistico.
L'interrogazione di Canale, che pure induce a qualche riflessione, arriva nel momento sbagliato ed ha offerto al Peppe nazionale lo spunto per una difesa del Cavaliere nel pieno della campagna elettorale che sta per concludersi. Se qualche voto in più i candidati alle Europee, dal golden boy Giacomo Mancini jr all'ineffabile Pirilli (sì, ancora lui, purtroppo) riusciranno a raccattare sarà...merito anche di Massimo Canale. Mi dispiace dirlo, ma è proprio così, nulla togliendo alle capacità del giovane consigliere, componente del gruppo d'opposizione alla camomilla.
Ma stiamo allegri, sta arrivando l'estate dei premi e degli spettacoli a iosa, il popolo vuole questo.

27/05/09

IL "CASO REGGIO" NON ESISTE, DIMENTICHIAMOLO IN FRETTA

C'è un giudice a Berlino, e anche a Catanzaro. La sentenza d'assoluzione dei presunti (più che mai) appartenenti a un gruppo che s'era messo in testa di mandare a gambe all'aria tutto l'apparato giudiziario reggino induce ad una riflessione non solo gli addetti ai lavori, a chi conosce la vicenda, attraverso le migliaia di pagine dell'inchiesta, ma anche i comuni cittadini ai quali il cosiddetto "caso Reggio" era stato presentato come un tentativo di destabilizzare, e addirittura di eliminare, financo fisicamente, qualche magistrato paladino dell'antimafia.
Lungi da me fare il difensore d'ufficio dei vari Gangemi, Romeo, Matacena, tanto per citare i nomi più noti: lo hanno fatto egregiamente i loro legali che sono riusciti a smontare un castello d'accuse che avrebbe fatto tremare le vene e i polsi, come s'usa dire, a chiunque.
La giustizia, mi hanno insegnato, quando ho cominciato a fare questo mestiere, che mi ha portato nelle aule dei tribunali per decenni, si fa sulle carte processuali, e non sulle dicerie, i pettegolezzi, gli articoli di giornali, ancorchè scandalistici.
La verità cammina con i suoi piedi, e prima o poi viene a galla, come è avvenuto in questo processo, il cui esito ha sorpreso molti ma non chi, come il sottoscritto, ha passato giornate a studiarsi gli atti, anche perchè con qualcuno di quelli che si ritenevano vittime del "complotto" tutto reggino in passato ha avuto modo di confrontarsi, davanti a giudici per fortuna sereni e per nulla condizionati.
Così è stato a Catanzaro dove sembra si sia placato il vento fastidioso delle lotte intestine, dove è arrivato un procuratore all'altezza della situazione e certamente immune da qualsivoglia ombra, e dove, e questo processo lo dimostra, c'è ancora chi giudica senza remore, incurante della presenza, dall'altro lato, di colleghi agguerriti, dalla querela facile che, quando va bene, porta pure ricchi risarcimenti.
Devo dire senza mezzi termini che sono rimasto molto sorpreso della presenza nel gruppo di Roberto Pennisi, al quale mi legano amicizia e stima, dopo anni di esperienze comuni durante le quali ho avuto modo di apprezzarne le doti umane, professionali, lo stile di vita integerrimo.
Adesso sul "caso Reggio", me lo auguro di cuore, deve calare il sipario, non è il momento delle facili polemiche, anche da parte di chi è uscito vincitore. Il silenzio, in questi casi, fa un rumore forte, anzi fortissimo.

25/05/09

A PALMI NUOVI GIUDICI, MA NON PER FARE I TURISTI

Conosco il giudice Giuseppe Creazzo sin dagli inizi della sua carriera. Essendo stato per molti anni un abituale frequentatore del palazzo di giustizia, dove ho trascorso più tempo che a casa mia, ho avuto modo di seguire il cammino di tanti magistrati, molti dei quali sono diventati miei amici, e lo sono tuttora.
Quando ho letto sul "Corriere" della sua inusuale e in un certo senso rivoluzionaria iniziativa, nel tentativo di indurre...in tentazione quei colleghi che volessero chiedere d'essere assegnati a Palmi, non mi sono meravigliato più di tanto. Creazzo, Peppino per gli amici, è sempre stato giudice sopra le righe, nel senso che ha dato al suo lavoro un'immagine ben diversa, adatta ai tempi, esprimendosi in diverse occasione "apertis verbis", come dicevano i latini, e prendendo chiare posizioni anche nelle questioni sindacali.
L'unico pericolo, caro dottor Creazzo, al quale rinnovo simpaticamente la mia amicizia, è che lei venga preso troppo sul serio e qualche suo collega creda di potersi trasferire nella trincea di Palmi (perchè di questo si tratta) con l'intenzione di andare perennemente in vacanza.
Una cosa, comunque, è certa, il procuratore della città di Repaci e Cilea ha ottenuto lo scopo di far accendere i riflettori dell'opinione pubblica sul drammatico problema degli organici d'un Tribunale e d'una Procura di frontiera, un caposaldo nel contrasto alle temibili cosche della 'ndrangheta.
In attesa che si compiano i giri di valzer della burocrazia, con le lentezze del CSM, c'è chi ha trovato questa "trovata", ci si perdoni la ripetizione, di indubbia genialità e non, come qualcuno ha sottolineato, di sapore goliardico.
Creazzo non è certo il tipo che esterna tanto per conquistarsi uno spazio sui giornali, come fa qualche suo collega, che interviene su tutto, dal calcio alla musica, e non è un abituale frequentatori di salotti alla moda. La giustizia, per lui, è e resta una cosa seria, e col suo lavoro, l'ha sempre dimostrato. Spero d'incontrarlo presto, sarà un piacere, come al solito, scambiarci opinioni e giudizi, sempre col sorriso sulle labbra.

21/05/09

NON SPARATE SUL PIANISTA, STA FACENDO DEL SUO MEGLIO

Cosa peggiore non poteva capitare a chi, come il sottoscritto, è tifoso di due squadre, al punto da essere definito dagli amici un giallorosso-amaranto, con evidente allusione ai colori più amati, quelli della "magica" Roma e quelli della Reggina, compagine che porta i colori della città dello Stretto.
Che a mandarci in B, sbalzandoci dal letto nel più bello d'un bellissimo sogno, siano stati gli odiati laziali proprio non l'ho digerito, forse mi sarei dispiaciuto di meno se fossero stati i milanisti. Ma tant'è, oggi siamo qui a leccarci le ferite e a leggerne di tutti i colori sui vari giornali.
Non posso che essere d'accordo con l'amico Giusva Branca, direttore di Strill, e con l'analisi che fa, all'indomani della sentenza definitiva scritta sul prato dell'Olimpico che s'appresta ad ospitare la finalissima della Champion.
Adesso è facile partire con i processi, le esecuzioni sommarie, il tiro al bersaglio contro Lillo Foti, il presidente factotum che non risulterà certo simpatico alla maggioranza degli sportivi, ma che qualche risultato, dobbiamo riconoscerlo, l'ha ottenuto.
In un bar di Las Vegas, che ripropone lo stile dei saloon del Far West, c'è un cartello con una scritta sforacchiata perchè qualcuno, all'epoca, gli ha sparato contro con la mitica pistola a tamburo dei cow boy. "Non sparate sul pianista, sta facendo del suo meglio".
Amici tifosi, la rabbia non ci fa ragionare, ma adesso non è il momento di portare Foti in un ideale piazzale Loreto, di triste memoria, sarebbe troppo facile, lui è reso confesso, merita clemenza.
Non ne meritano, e su questo Giusva Branca è stato ancor più....pesante di me, che spesso questo aspetto l'ho sottolineato nelle mie modeste note, i colleghi che s'occupano (si fa per dire) di seguire le cronache sportive. Qualcuno che esce dal coro dei lecchini in servizio permanente effettivo, c'è, ad onor del vero, ma è sempre stato emarginato: le malattie sono state nascoste, come nei peggiori regimi, nessuno deve sapere.
Adesso, il problema è ripartire dal purgatorio della B, e non sarà facile, specialmente se qualcuno penserà solo a demolire quello che di buono Foti, (che per la verità non è che abbia accanto una schiera di scienziati), è riuscito a combinare.
Caro Giusva, condivido la tua impostazione, continueremo a correre da indipendenti, e che Dio assista la Reggina.

18/05/09

TV SPAZZATURA, DALLE RISSE DI AMICI AI SOLDI DI FERDI

C'è chi la definisce televisione spazzatura, riprendendo una definizione della signora Franca Ciampi che, già qualche anno fa, quando era l'inquilina del Quirinale, non esitò nel criticare ferocemente quelle trasmissioni tipo Grande Fratello, La Fattoria, Uomini e donne, ed anche Amici, la cosiddetta fabbrica dei talenti.
Per uno che si afferma, infatti, centinaia di altri giovani aspiranti cantanti, ballerini o attori, vanno incontro a serie delusioni e alcuni di loro imboccano la strada delle frustrazioni, la depressione può giocare brutti scherzi.
Ad Uomini e donne, una vera e propria sagra della stupidità, negli ultimi tempi, come mi segnalano, la situazione è completamente sfuggita di mano alla signora De Filippi in Costanzo e si assiste, come Blob propone ormai quasi ogni sera, a risse da osteria condite da insulti triviali ed anche aggressioni fisiche.
La storia del programma ci ha insegnato, a partire dalla tormentata love story Costantino-Pierelli, che quasi nessuna delle coppie che dovrebbero formarsi e durare tutta la vita, ha resistito più di qualche settimana.
Serate in discoteca, qualche manciata di euro, poi il ritorno all'anonimato, al mestiere momentaneamente abbandonato con la speranza di farsi strada nel mondo dorato dello spettacolo.
Comprendiamo benissimo che, trattandosi di emittenza privata, gli organismi di vigilanza possono fare ben poco, se non controllare la pubblicità ingannevole o meno, ma anche la tv di Stato sta lasciando spazio a programmi non propriamente educativi.
Più che di tv spazzatura, si potrebbe parlare di televisione "tossica", fortemente inquinante per le coscienze dei malcapitati spettatori.
Non incoraggiamo certamente le incursioni degli estremisti di destra, come è avvenuto alla presenza dei "eroi" del GF, il cui vincitore, il rom Ferdi, passa da un canale all'altro per difendersi da suo padre che, ora che il figlio ha qualche soldo, cerca di farsene dare un pò. Che spettacolo penoso!.

11/05/09

LUCIO BATTISTI AD ISCHIA, NEL RACCONTO DI ANNA MARIA CHIARIELLO


Io e Lucio Battisti siamo nati nella stessa città, Rieti, ma lì non ci siamo mai incontrati anche se, in tempi diversi, abbiamo frequentato le stesse scuole elementari.
Che fossimo concittadini lo avrei scoperto molti anni fa, proprio ad Ischia, la meravigliosa isola che frequento fin da quando ero ragazzo e, trascorrendo l'estate in casa dei nonni materni a Pozzuoli, erano quotidiane le mie visite, viaggiando, senza pagare biglietto, sui ferry boat.
Battisti, allora pressochè sconosciuto, venne a cantare in un locale dal nome curioso, il "Rangio fellone", che ha visto passare i più grandi artisti, nel corso di serate indimenticabili.
Questa esperienza artistica del Battisti prima maniera è stata ora raccontata dalla collega del TG5 Anna Maria Chiariello, che ad Ischia vive, in un libro che, con la prefazione di Peppino di Capri, è stato presentato giorni fa nel salone dell'hotel Punta Molino, che s'affaccia sulla splendida baia dominata dal castello aragonese.
Era un Battisti acerbo, quello che anch'io sentii cantare, accompagnato da un piccolo complesso, e in quell'occasione ebbi modo di scambiare qualche parola con lui e seppi essere nati nella stessa città. Lui, per la verità, non fu molto espansivo, ma era il suo carattere, e non me ne preoccupai molto.
Per anni, e lo faccio ancora, la sua musica mi ha accompagnato, durante il lavoro, nei lunghi viaggi in auto, alla radio che porto sempre con me, regalo d'uno dei miei figli.
C'erano gli ischitani che, allora, come me, avevano sentito il Battisti poco più che adolescente, e che hanno avuto l'occasione per ricordare i tempi in cui sull'isola verde approdavano artisti di fama internazionale. La Chiariello ha voluto cogliere questo aspetto della vita del riccioluto interprete di straordinari successi, che hanno fatto ballare e innamorare intere generazioni.

06/05/09

UN TERRIBILE BOATO E IL GRANDE TORINO SPARI' PER SEMPRE

Ero bambino, ma ricordo di aver pianto, quella mattina di maggio quando sentii qualcuno urlare, all'uscita dalla scuola: era uno strillone del Tempo di Roma che annunciava l'edizione straordinaria sull'incidente aereo di Superga.
Allora vivevo a Rieti, la splendida città del Lazio dove sono nato e andavo alle elementari, a casa avevo tutte le figurine del giocatori del grande Torino, il mio idolo era Valentino Mazzola. Mio padre portò a casa i giornali, la televisione non c'era ancora, alla radio ascoltai il resoconto della tragedia, tanta gente era raccolta nei bar, tutti piangevano la perdita dei campioni d'Italia.Qualche anno dopo, occupandomi al giornale di sport, e girovagando sui campi di mezza Italia, ebbi modo di conoscere Vittorio Pozzo, l'indimenticabile commissario tecnico della nazionale due volte campione del mondo: curvo, avvolto in un lungo cappotto grigio, la chioma candida, prendeva appunti e, diligentemente, dettava agli stenografi della Stampa, pochi minuti dopo la fine della partita, come un cronista alle prime armi, l'articolo.Era toccato a lui, tra i rottami ancora fumanti, il triste compito di riconoscere i "suoi" ragazzi, a volta da un piccolo particolare fisico. I primi soccorritori capirono che si trattava dell'aereo con i giocatori del Torino quando videro uscire da una valigia semi aperta, le inconfondibili maglie granata.
Anch'io sono andato sulla collina di Superga, da dove, di mattina, Torino appare avvolta dalla nebbia, come quel giorno quando l'aereo, non si sa come, non si è mai saputo perchè, andò a sbattere contro la basilica, aggrovigliandosi in fiamme lungo un terrapieno. L'Italia sportiva precipitò in una cupa depressione, tutti i tifosi del Toro, a migliaia, si sentirono orfani, al cinema Raf Vallone, che sarebbe stato un giocatore granata, interpretava "Gli eroi della domenica" nel ricordo di quei ragazzi imbattibili che erano saliti in cielo, una domenica di maggio.

04/05/09

IL RICORDO DI DOMENICO DI MEGLIO GRANDE AMICO E GRANDISSIMO UOMO

Sono tornato ad Ischia, come faccio spesso, sia per "passare le acque", come si diceva una volta, sfruttando le virtù benefiche dei fanghi termali, sia per rivedere tanti amici, con i quali ogni anno organizziamo un periodo di riposo e cure nell'isola verde, un vero incanto.
Ma stavolta, un velo di tristezza accompagna i miei giorni: un amico caro non c'è più. Domenico Di Meglio, Mimmo, editore coraggioso, fondatore e direttore del quotidiano Il Golfo, ci ha lasciati improvvisamente qualche mese fa. E' caduto in trincea, al tavolo di lavoro il suo cuore s'è fermato gettando nella più viva disperazione i suoi cari, la famiglia del giornale, che amava in maniera viscerale.
Il Golfo è il simbolo delle isole del mare di Napoli, un giornale che, via via, ha acquistato autorevolezza, ha formato generazioni di cronisti, alcuni dei quali hanno preso il volo verso realtà editoriali importanti. Domenico Di Meglio, appena sapeva del mio arrivo, veniva a trovarmi, e si passava qualche ora a conversare, ci si scambiava opinioni, sia sulla politica, che sul giornalismo di provincia, mi chiedeva consigli, lui trasmetteva pillole di saggezza. Quando ne avevo voglia, potevo scrivere, e per me è stato un onore, conservo gli articoli, ora con maggiore cura, da quando Mimmo non c'è più. Il titolo del mio blog lo presi in prestito dalla sua rubrica, e certamente non lo cambierò mai, perchè mi ricorda un collega, un amico, un editore puro, un uomo di grande spessore. Mi auguro che Il Golfo continui nel solco tracciato da lui, sono certo che il figlio, i suoi collaboratori, faranno di tutto perchè il giornale che tanto amava e che tante gioie, ma anche tanti dolori, gli aveva dato, cresca e dia lustro ad Ischia e alla sua gente.
Mimmo, Ischia è nel mio cuore, ma mi manca tantissimo la tua amicizia fraterna, da lassù se puoi prega per chi ti ha voluto bene.

30/04/09

CONTINUA L'ODISSEA DI GIUSEPPE VERBARO, TESTIMONE CORAGGIOSO

I miei affezionati lettori, sempre più numerosi e che non finirò mai di ringraziare per l'affetto e la stima che mi portano, anche dopo aver conclusa la mia esperienza di giornalista, come si suol dire, sul campo, e continuandola via internet, conoscono certamente il caso dei fratelli Giuseppe e Domenico Verbaro.
Per chi non lo sapesse, si tratta dei due panificatori reggini che, qualche anno fa, con le loro dichiarazioni, un autentico atto di coraggio in una città dove regnano sovrane l'omertà e la paura, contribuirono a smascherare l'attività criminale-estorsiva di una temibile cosca che, tuttora, controlla la zona sud.
Dal 2002, i fratelli Verbaro vivono in Toscana, accolti dalla Curia di Prato, dopo che è stato loro revocato il cosiddetto programma di protezione e sono stati privati del sussidio mensile e dell'alloggio che lo Stato assicura a chi decide di collaborare con la giustizia.
I due fratelli, persone incensurate e onesti lavoratori, prima che la loro vita venisse sconvolta da eventi imprevedibili e si ritrovassero abbandonati, dopo aver fatto il loro dovere di cittadini rispettosi delle regole e decisi a liberarsi dal giogo mafioso, manifestano da tempo, con ogni mezzo, perchè venga ripristinato nei loro riguardi quel "trattamento" che lo Stato riserva ai pentiti e ai testimoni di giustizia.
Giuseppe e Domenico, che si trovano in una situazione d'indigenza, costretti in pratica a sopravvivere grazie alla generosità della Curia e di associazioni che si occupano di queste problematiche, non sono criminali, assassini, esponenti di pericolose cosche, che "saltando il fosso", come si dice, diventano collaboratori, spesso usufruendo di particolari benefici che vanno dalla libertà, al cambio d'identità, all'elargizione di somme importanti per il loro reinserimento nella "nuova" vita.
Non tutti lo fanno, spesso alcuni di loro tornano a delinquere, ma non è questo il caso dei due coraggiosi testimoni, i fratelli Verbaro, che non hanno esitato a ripetere nelle aule dei tribunali le accuse nei confronti di coloro che per anni li hanno vessati, fino a costringerli ad abbandonare la loro attività, che garantiva anche alle loro famiglie una vita agiata.
Conosco Giuseppe Verbaro da tanti anni, seguo la sua sconcertante odissea, tra sentenze, ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, interrogazioni parlamentari, appelli ai ministri di turno. In occasione della visita del Papa all'Aquila, Verbaro ha indirizzato una lunga lettera agli organi d'informazione: in essa si coglie il senso di frustrazione, lo sconcerto di fronte a tanta indifferenza da parte di chi di competenza. Giustificato, quindi, il suo atteggiamento che può anche non essere condiviso, trattandosi del Pontefice, ma che certamente comprendiamo.

29/04/09

CARLO E CAMILLA, ROMA LI HA ACCOLTI...ALL'INGLESE


Gente strana questi romani: Nella loro lunga storia, si può dire che ne hanno viste di tutti i colori, da dominatori del mondo alle miserie del basso impero, fino a risorgere come la capitale del mondo, la città che abbraccia tutti, la "mamma" di pasoliniana memoria.
Il principe Carlo d'Inghilterra e la sua consorte Camilla sono stati accolti con indifferenza, diciamo pure senza eccessivi entusiasmi, a parte qualche decina d'inglesi che li aspettavano, l'altro giorno, prima dell'incontro nella sala della Lupa in Campidoglio.
L'erede al trono britannico, rosso in viso ("Aò, a questo glie piace la bottiglia"), il commento di uno spettatore, tra un boccone e l'altro alla pizza farcita con mortadella, una delizia. Camilla, con la sua andatura da....fantino, ha regalato qualche tiepido sorriso e, una volta conclusa la cerimonia, ha preferito ritirarsi invece di beccarsi le folate di vento misto a polvere, al Palatino dove, per l'occasione, sono state aperte le stanze, off limits per i comuni mortali, della restaurata dimora di Augusto imperatore.
Una coppia senza sale e pepe, quella formata dall'ex marito della bellissima Diana, che a Roma, a suo tempo, ricevette tutt'altra accoglienza, e dalla stagionata Camilla, infagottata in un vestito a campana, il tutto "condito" da uno degli orribili cappellini che sono del resto la caratteristica della casa reale.
Scarso entusiasmo, dunque, per questa visita. Un fotoreporter che ha vissuto gli anni della dolce vita e ricorda le "escursioni" romane di re Faruk, della regina Soraya, di Jacquelin Kennedy, armeggia deluso con la sua digitale, solo pochi scatti, niente di gustoso per i lettori, poca roba per i settimanali, la love story tra Carlo e Camilla appartiene alla...preistoria delle cronache rosa.

25/04/09

MONTANELLI, LASCIAMOLO RIPOSARE IN SANTA PACE



Sono contrario, per principio, alle commemorazioni, che il più delle volte diventano una sagra dell'ipocrisia. In questi giorni, in occasione del centenario della nascita di Indro Montanelli, è un fiorire d'iniziative, e non sono mancate le polemiche, anche dai toni piuttosto aspri, dopo la trasmissione Annozero.

All'ineffabile Santoro, tutto preso da un attacco virulento di antiberlusconismo, che certamente gli procurerà seri fastidi al fegato, non è sembrato vero poter approfittare dell'occasione per sporcare, ancora una volta, la figura del premier, additato come colui che avrebbe "oscurato" il grande giornalista toscano, costringendolo a lasciare il Giornale.


Bene ha fatto, con uno dei suoi graffianti editoriali, Vittorio Feltri, a rimettere le cose a posto, ricordando, per quei pochi che non lo sapessero, quanto uomo di destra Montanelli sia sempre stato e che la sinistra, approfittando della rottura con Berlusconi, lo ha utilizzato, ora anche da morto.


Silvio Berlusconi, è bene che si sappia, anche per i non addetti ai lavori, ha investito sul Giornale, fondato sì da Montanelli, ma in brutte acque dopo pochi anni, decine di miliardi, molti dei quali si sarebbero potuti risparmiare, se le nuove tecnologie fossero state accettate da Indro e dal suo staff.


Comunque, e questa è storia, anche dopo la diaspora della Voce, con le dimissioni in massa dal Giornale, che resse benissimo il colpo (il direttore era Feltri) Montanelli fu costretto a chiudere, perchè moltissimi suoi lettori non lo seguivano più, scontenti di questa conversione a sinistra, peraltro ben utilizzata da una sinistra che, da allora, ha cominciato ad infilare errori su errori, con le conseguenze ben note.


Giustamente, come scrive Libero, lo stesso Montanelli, se potesse, li riempirebbe d'improperi alla toscana, e sicuramente non gradirebbe gli sproloqui dei Santoro, dei Travaglio e di tutti coloro che ne hanno "riesumato" politicamente l'immagine.


Io dico soltanto che l'unica cosa da fare, è di andarsi a rileggere qualcuno dei libri scritti da Montanelli, per primo quello che raccoglie i suoi famosi Controcorrente, per poi rivisitare la storia raccontata assieme a Gervaso e Cervi. Lì troverete il "vero" Montanelli, anima inquieta del giornalismo d'altri tempi.


Per il resto, lasciamolo dormire in santa pace il sonno dei giusti.

23/04/09

MATTINATA ROMANA ALL'INSEGNA DELLA BELLEZZA

La primavera romana è splendida, invita alle passeggiate nei parchi, che qui ci sono, e tanti, ti porta a spasso nel centro, nello sfolgorio di luci e colori, coi turisti che, a migliaia, sciamano tra i Fori adesso illuminati.
Le manifestazioni per il Natale di Roma attirano ospiti da ogni parte del mondo, si sente che qualcosa sta cambiando, dopo mesi davvero neri, come mi conferma un amico ristoratore che ha passato un inverno difficile, col locale, specialmente di sera, quasi sempre mezzo vuoto. E la notte romana, la famosa movida?, sembrava scomparsa per sempre.
Anche in giro nel mio quartiere, si fanno piacevoli incontri: c'è la biondissima Anna Falchi che attraversa la strada, avvolta in un vestito a fiori, poi s'infila sull'autobus, anonima tra la folla, solo qualcuno la riconosce, lei sorride.
Al bar, c'è la show girl emergente di mamma Rai, la napoletana Veronica Maya, senza trucco, in tuta e scarpe da ginnastica, va a fare la spesa come una sposina qualunque, è cordiale, insomma non s'è montata la testa, almeno finora.
Passeggia anche, col pancione, Monica Leofreddi, in attesa di fare finalmente la mamma e poi di tornare, spera alla grande, davanti ai riflettori degli studi televisivi. Saluta tutti, nel quartiere della Camilluccia è conosciuta, si ferma all'edicola, l'argomento è la magica Roma, oggi si "rosica" un pò per la vittoria della Lazio.
Il giornalista-divo per eccellenza, Michele Cucuzza, trascina un trolley, chissà dove sta andando, anche lui nella zona, dove ha vissuto a lungo Pippo Baudo, lo conoscono tutti. Bruno Mobrici, coi capelli sempre impomatati, finita la sua mattinata in Rai, se ne torna a casa, nel villaggio dei giornalisti. Fa il pendolare con Torino ed è sempre allegro, beato lui.
Un anziano signore prende il sole sotto gli alberi di piazza Rossi, è Guido Quaranta, famosissima firma de l'Espresso per tanti anni, temuto dai politici, guai a farsi sfuggire una battuta, inesorabilmente sarebbe finita nella sua rubrica, è ancora lucidissimo, un piacere scambiare qualche parola con lui.
Anche nella metropoli, se si vuole, c'è vita di quartiere, le iniziative non mancano, ci sono parecchie associazioni, gli anziani vengono seguiti, la Chiesa ha un ruolo importante. Godiamoci questa mattinata primaverile nelle città eterna, una giornata all'insegna della bellezza. Tutto il resto, conta poco.

19/04/09

DA VELTRUSCONI AD ALEMANNO ROMA STA CAMBIANDO DAVVERO




Cosa è cambiato a Roma negli ultimi due anni? La città eterna sta lentamente mutando il volto, da quando al Campidoglio s'è insediato Alemanno che, per la verità, non mi è mai stato troppo simpatico, avendo una naturale idiosincrasia per la destra post fascista che, lui, al pari di Fini e di altri, incarna egregiamente.



Ma, alla luce di quanto ogni giorno, da uomo della strada, vedo, sia in centro che in periferia, debbo ricredermi sulle doti del genero del camerata Rauti, del quale ricordo un infuocato comizio a Reggio, piazza Italia, nei giorni caldissimi della lotta per il capoluogo "trafugato" dai catanzaresi.
Intanto, la sicurezza: da quando se n'è andato Veltroni, il buonista, il permissivista, il sindaco del facciamo largo a tutti, Roma non è più quel porto franco di clandestini che era fino a pochi mesi fa, quando i reati commessi da questa gente allo sbando erano numerosissimi e, girare di notte in alcune zone era davvero rischioso.
L'illuminazione è stata potenziata ed è iniziata una vera e propria guerra contro la prostituzione stradale che aveva raggiunto un grado d'intollerabilità davvero mostruoso, non era difficile, infatti, al calar della sera, vedere donne seminude e transessuali prestare la loro "opera" senza curarsi nè dell'orario, nè del luogo, nè della presenza di stupefatti cittadini e talvolta di mamme con bambini al seguito.
Anche la zona Termini, tradizionalmente off limits nelle ore notturne, è stata quasi completamente bonificata, l'altra sera, grazie alla collaborazione degli abitanti della zona, che hanno fotografato coi telefonini ed anche filmato dai loro balconi le cosiddette "lucciole", a decine sono state prelevate e molte di loro rimpatriate perchè irregolari.

Da Veltrusconi o "er baracca", come lo chiamavano i romani che non lo sopportavano più, ad Alemanno, con la sua faccia da furbetto, la differenza si vede, eccome. Nei quartieri, poi, è un fiorire d'iniziative, ne cito una per tutte, quella di domenica alla Caffarella, con la festa degli aquiloni. Quello che qualcuno ha definito il parco degli stupri, dopo i recenti episodi, è tornato ad essere uno dei luoghi preferiti dai romani, e non solo da loro, per lo sport, il divertimento dei bambini, la possibilità di trascorrere piacevoli momenti lontano dallo stress e dall'inquinamento della metropoli.
Veltroni pensava all'immagine, ai festival costosissimi, col suo incedere sorridente, all'americana, mentre Roma sprofondava nel degrado. Cambiare era necessario, speriamo si continui così, per farla tornare veramente la città più bella del mondo.

17/04/09

REGGINA, E SE GIOCASSIMO LA CARTA DELLA DISPERAZIONE?

I medici, quando l'ammalato è ormai in condizioni disperate, tentano quella che comunemente viene chiamata la "terapia d'urto", intensificando le cure con massicce dosi di medicinali, e qualche volta funziona.
Facendo un paragone calcistico, si potrebbe pensare di fare la stessa cosa con la Reggina?. Me lo chiedeva, l'altra sera, un concittadino, anche lui romano d'adozione, che, al pari dei tanti altri che la domenica nella Capitale si riuniscono per seguire le imprese (si fa per dire) degli amaranto, da mesi soffre e spera.
Io, un'idea, in proposito, ce l'avrei, anche se a farne le spese sarebbe il buon Orlandi dalla faccia triste. Tenterei, fossi al posto di Foti, cosa che del resto aveva già fatto con la sciagurata parentesi Pillon, la mossa della disperazione, affidando la squadra a un altro tecnico, fosse Carrara, ex Messina, ma di cui si parla bene, o addirittura il vecchio "Maciste" Bolchi.
Perso per perso, una nuova scossetta psicologica, specialmente per quei giocatori che hanno già i contratti fatti con altre squadre, potrebbe sortire un qualche effetto.
Certamente, il presidente factotum, forse ci avrà anche pensato e non escludo che dopo Bergamo, se dovesse andar male (ma io credo che dovrebbe farlo anche in caso di vittoria) qualcosa possa accadere.
Solo l'arida aritmetica tiene vive le speranze di permanenza in serie A, ma bisogna considerare che le altre squadre che con la Reggina lottano per non affogare, giocheranno tutte le carte possibili per salvarsi, non esclusi quegli "accordi", chiamiamoli così, che a fine campionato sono diventati ormai una prassi.
Pazienza, dovremo sorbirci ancora le stucchevoli "riflessioni" del solito super opinionista o le finte critiche dei giornalisti dal doppio e triplo lavoro, tutti fanno finta di niente, come se le responsabilità non fossero anche loro. I tifosi l'hanno capito, per cui al posto loro non sarei più tanto tranquillo.

15/04/09

ANCHE NELLA SPAGNA DI ZAPATERO LA "CRISIS" SI SENTE, ECCOME


Sono tornato in Spagna a distanza di un anno, stavolta non per un pellegrinaggio, ma per una breve vacanza, ed ho trovato le cose cambiate, e di molto.
La parola che si sente e si legge di più, di questi tempi, è crisis, anche nella terra che fu governata dal generalissimo Francisco Franco, l'onda lunga della recessione è arrivata.
Non è stata una Pasqua molto ricca per l'economia spagnola ma, guarda caso, una mano gliela abbiamo data noi italiani: in maggior parte i turisti che hanno scelto, nonostante il tempo non proprio ideale, le città iberiche, sono stati nostri connazionali, con massiccia rappresentanza di romani.
Certamente, i prezzi, rispetto ad un anno fa, sono aumentati, anche se la qualità è sempre ottima: ci sono locali, a parte le tapas, dove si mangia con pochi euro, alla barra, cioè in piedi dietro il bancone, in cui è possibile, con il cosiddetto "menù del dia", avere un pranzo completo, anche di pesce con soli dieci euro.
Zapatero è in difficoltà, le sue immagini che passano da una televisione all'altra (l'informazione in genere m'è sembrata piuttosto aggressiva) lo presentano piuttosto rabbuiato. In questi giorni ha fatto un ampio rimpasto, cambiando ben sei membri del suo Gobierno, affidando la vice presidenza e il dicastero dell'economia e dell'istruzione alle donne, che hanno la maggioranza nel Consiglio dei ministri.
L'anno passato, noi italiani eravamo guardati con aria di sufficienza e, devo riconoscerlo, anch'io avevo mostrato un senso d'invidia, vedendo come questa nazione era cresciuta, ma adesso la frenata, anche qui, nella patria di Goya e Cervantes, del Real Madrid e delle corride, c'è stata, molto brusca.
A proposito del calcio, non mi sono persa la partita del Real, giorno di Pasqua, nel fantastico Bernabeu, in un clima sempre festoso, con gli applausi ad ogni azione degli eroi in casacca bianca. La disciplina della tifoseria è rigorosa, si sente un senso di sicurezza, lo stadio è pieno di intere famigliole che, approfittano, nell'intervallo, per sgranocchiare qualcosa, qui è una usanza.
Poi, alla faccia della crisis, sono stato al Botin, il ristorante più antico del mondo, quello preferito dal grande Heminguay, che si faceva servire lo straordinario porcellino da latte al forno. Il tavolo è quello d'allora, ad occuparlo sono dei turisti romani, al solito caciaroni e che non fanno altro che scattare foto. Dopo tutto, sei sei stato lì, agli amici devi farlo sapere.

07/04/09

IL MIRACOLO DI RADIO ROCK, ECCO PERCHE' VIVRA' IN ETERNO

Sinceramente, non me l'aspettavo. Dopo tanti anni di carriera, momenti esaltanti dal punto di vista professionale, ritenevo di poter dormire tranquillo, come si dice, sugli allori, ora che mi posso godere la meritata, lasciatemelo passare, pensione.
La mia noticina, buttata giù con sentimento, dopo le ore trascorse ad ascoltare Radio Rock, è stata apprezzata da decine e decine di persone che sono "entrate" nel mio blog, e la cosa, non ve lo nascondo, mi ha commosso.
Prima o poi vorrò conoscerli, gli amici di Radio Rock, e potrò parlare con loro anche della mia esperienza radiofonica, essendo stato, nel lontano 1976, quando le emittenti private venivano chiamate "libere", tra i fondatori d'una radio di Reggio Calabria (Touring 104) e per un ventennio anche il direttore.
Ringrazio anche coloro che hanno voluto lasciare dei commenti, li conserverò tra i più graditi ricordi: sappiate, amici di Radio Rock, che dalla indimenticabile notte tra domenica 5 e lunedi 6 aprile del 2009, sono diventato un vostro assiduo ascoltatore. In questa tragica occasione, il cittadino comune, il cosiddetto uomo della strada, s'è accorto di quanto importante sia il ruolo che l'emittenza radiofonica continua a svolgere, nonostante l'incalzare di internet, Facebook e altre diavolerie simili. La radio continuerà a vivere sempre, anche quando i giornali non saranno più in edicola, ma ce li porteremo con noi, su quegli aggeggi complicatissimi che già vedo in mano ai miei figli. Lunga vita a Radio Rock, per me resta la voce d'una notte in cui la natura ha dato all'uomo un avvertimento del quale, nel nostro impegno quotidiano, qualsiasi cosa facciamo, dobbiamo tenere conto. Sperando che, da lassù, qualcuno ci ami.
P.S. Mentre scrivo, un'altra scossa. Penso a quei poveracci dell'Abruzzo e posso solo dire: coraggio!

06/04/09

TERREMOTO A ROMA, IL MIRACOLO DI RADIO ROCK


Pensavo di essere abituato ai terremoti, mi considero in un certo senso un esperto, vivendo quasi tutta la vita tra Calabria e Sicilia ho avuto più volte occasione di sentire la terra tremare, e ogni volta nell'animo tornare antiche paure.
A Roma non m'era mai capitato: quella di ieri notte è stata una esperienza terribile, non tanto per gli attimi di terrore vissuti, col palazzo che dondola per trenta interminabili secondi, le luci che si accendono e si spengono, urla e abbaiare di cani, poi un silenzio agghiacciante. Accendi la tv, cerchi disperatamente qualche notizia, su un canale di Sky, va in onda, ininterrottamente, il Grande Fratello 9, che riprende gli ospiti della casa sulla Tuscolana anche quando sono a letto, comprese le loro performance di natura sessuale.
Ma, oltre a sentire qualche insulsa considerazione delle tre stupide e degli altrettanto scemi partner che le fanno corona, sdraiati sui divani, nulla di nulla. Poi un'idea, la radio, ce n'è una, una sola in tutta la Capitale, che ha due ragazzi che trasmettono in diretta nonostante sia quasi l'alba, uno si chiama MarGus, lei è Loredana.
Radio Rock diventa, col passare dei minuti, il punto di riferimento, l'aggregazione via etere di centinaia di persone, che chiamano, mandano email, messaggi tramite Skype, mentre le altre emittenti, comprese le radio e tv di Stato tacciono.
Commovente la telefonata d'una anziana signora, una delle tante che nella metropoli vivono in solitudine: la radio è stanotte il suo conforto, dallo studio l'incoraggiano, le danno quell'affetto che lei desidera e si tranquillizza, poi richiama per ringraziare. E telefona anche una ragazza per annunciare che, d'ora in poi, vuole fare qualcosa per le persone anziane e sole. Radio Rock, invece di trasmettere, come fanno le altre in queste ore di tragedia, solo e soltanto musica, ha fatto il miracolo. Pian piano, la vita d'ogni giorno riprende, metro e autobus cominciano a circolare, il mondo dei pendolari si mette in movimento, MarGus e Loredana vanno a dormire, non sanno che, anche se solo per una notte, sono stati gli eroi del terremoto di Roma.

03/04/09

GIORNALISMO, ALLA RICERCA DELLA QUALITA' PERDUTA

Lo ha detto con grande convinzione, l'altro giorno, durante la cerimonia di consegna delle medaglie ai giornalisti con 50 anni d'iscrizione all'Ordine, il presidente del Lazio, Bruno Tucci: "il giornalismo sta perdendo in qualità".
Come dargli torto, basta dare un'occhiata a quello che esce sui giornali, e non soltanto quelli regionali e locali, per constatare come, in questo mestiere, non soltanto mancano i ricambi, ma esiste un problema di fondo legato proprio, amico Tucci, alla gestione degli Ordini regionali.
D'accordo, quello del Lazio, e mi consta personalmente, essendo un iscritto e frequentando ormai da tre anni gli ambienti romani, è piuttosto restrittivo nell'accordare i certificati cosiddetti d'ufficio, che consentono a praticanti cui i giornali con i quali collaborano non li rilasciano, di accedere all'esame di Stato.
Ho un ricordo personale, a questo proposito, avendo fatto parte, quale membro effettivo, d'una commissione che aveva in carico la bella cifra di 752 candidati, una vera e propria valanga che ha richiesto cinque mesi di duro lavoro ai commissari, ivi compresi tre magistrati, con risultati, dal punto di vista della qualità, davvero disarmanti.
Il collega Roberto Guido, eccellente giornalista leccese, ha stampato, per regalarlo agli amici, un volumetto, dal titolo "Fior d'esame" in cui ha raccolto, ma solo una parte, strafalcioni, risposte strampalate, errori vistosissimi, opera di aspiranti giornalisti, la gran parte dei quali, un lavoro non ce l'aveva, e crediamo non ce l'abbia ancora, anche se può esibire il famoso tesserino.
Il risultato di questa politica, se si s'aggiunge il numero di praticanti sfornati dalle scuole autorizzate (e assai costose) è un esercito di disoccupati o, quando va bene, di precari di lunga durata.
Certo, se si è figli di, sorella di, amante di, figlio di giornalista di potere, le cose cambiano, un posto si trova sempre. Ricordo che Paolo Guzzanti, nel periodo in cui è stato mio redattore capo, usava dire, quando doveva dare giudizi su colleghi davvero inadatti alla professione, ma ben protetti dal politico di turno, "tanto c'è sempre la Rai, vedrai che andrà a lavorare (si fa per dire) lì".
E' un mestiere, quello del giornalista, usava dire Enzo Biagi, che non ti consente di bleffare a vita, se i numeri non ce l'hai, non c'è "protettore" che tenga, prima o poi sei scoperto e finisci nella truppa dei frustrati, in quell'angolo che c'è in tutti i giornali, le cosiddette "ruote sgonfie", come le definiva un caro collega messinese.
Se non si dà una stretta, mandando agli esami solo chi ha i titoli, come una volta, per il mestiere del giornalista non c'è futuro. Quanto alla qualità, il buon Bruno Tucci dovrà rassegnarsi, ne troverà sempre meno.

02/04/09

SAN FRANCESCO DA PAOLA, IL SANTO PIU' AMATO DAI CALABRESI


Oggi è San Francesco, il mio giorno onomastico, ma non è certamente questa la notizia. Voglio sfruttare l'occasione per ricordare la figura di questo Santo straordinario, cui noi calabresi siamo legati particolarmente.

Lo faccio prendendo spunto da quello che scrive Piero Lazzarin nello splendido volume, giunto già alla terza edizione, nel quale ha raccolto una piccola enciclopedia dei Santi, e che mi è stato regalato da un'affettuosa collega del Messaggero di Sant'Antonio, il mensile più diffuso nel mondo.

I marinai invocano lui, Francesco da Paola, quando il mare grosso minaccia di travolgere le loro imbarcazioni. E a giusta ragione, visto come se la cavò per attraversare lo Stretto di Messina. Un giorno, un fraticello lacero e smagrito, si presentò sulla spiaggia di Catona, vicino a Reggio Calabria, ed aveva chiesto ad alcuni pescatori la carità d'essere portato dall'altro lato.

Quelli, data un'occhiata al cielo, solcato da minacciosi nuvoloni, dissero:" Spiacente, fratello, il mare tra poco sarà un inferno".

Il fraticello, per niente intimorito dagli infausti presagi, stese il mantello sull'acqua, vi salì e, con l'insolita imbarcazione, raggiunse la sponda siciliana. Uno dei tanti miracoli di San Francesco da Paola, che li faceva da vivo, la sua fama oltrepassava i confini dell'Italia.

Basti pensare che che il re di Francia Luigi XI, gravemente malato, chiese al Papa Sisto IV di inviargli un Santo che allontanasse da lui lo spettro della morte. E il buon fraticello, si recò in Francia, liberò strada facendo due città da una terribile epidemia, aiutò il re a purificarsi l'anima e affrontare serenamente il suo destino.

Francesco, nato a Paola, splendido paesino lungo la costa tirrenica cosentina, si fece giovanissimo frate francescano, ma per anni preferì vivere in una grotta nella quale, per caso, fu trovato da alcuni cacciatori. Ben presto, gruppi di giovani si riunirono attorno a lui, e nacque così l'ordine religioso dei Minimi, aveva appena diciannove anni.

Cominciò la sua lotta contro gli oppressori, a difesa dei poveri, mettendosi contro il re di Napoli, Ferrante d'Aragona, che cercò in tutti i modi di piegarlo, arrivando ad offrirgli del denaro, per ridurlo al silenzio. Lo invitò a corte e gli mise in mano un bel gruzzolo di monete d'oro. Francesco ne prese una e la spezzò, facendo uscire sangue. "Questo è il sangue dei poveri- urlò al re- che tu opprimi e che grida vendetta al cospetto di Dio".

San Francesco aveva una fibra fortissima, nonostante la vita di digiuni e penitenze, visse fino a 91 anni. Un uomo prima che un Santo molto amato. Speriamo che si ricordi di dare una mano, da lassù, alla disgraziata terra di Calabria, lui che fu costretto ad andarsene in Francia per sopravvivere.

31/03/09

QUANDO SANTILLO DAVA LA CACCIA ALL'AL CAPONE ROMANO

Yari Selvetella è un giovane scrittore romano che amo molto, sia per le cose che scrive, i libri che pubblica, ed anche perchè ha l'età di uno dei miei figli. "Banditi, criminali e fuorilegge di Roma" è una interessante ricostruzione, pubblicata da Newton Compton, della storia criminale dagli anni del fascismo fino a quelli della cosiddetta banda della Magliana.
Scorrendo le pagine del libro (da vecchio cronista, ovviamente, queste storie m'interessano molto) mi sono imbattuto in un personaggio che, a quelli della mia generazione, e che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, richiama alla memoria momenti difficili per la città di Reggio Calabria.
Si tratta di Emilio Santillo, che tutti ricordano come il questore della rivolta, l'uomo che fumava sigari Avana e beveva cognac di marca francese, vestiva da lord inglese, insomma era un uomo che emanava fascino, un poliziotto che sarebbe certamente piaciuto al creatore di Sherlok Holmes.
Santillo, prima di essere inviato a dirigere la questura reggina, era stato per anni alla Mobile romana, dove s'era imbattuto in fior di delinquenti. Uno che gli diede filo da torcere, fin quando non riuscì a farlo arrestare, era un tal Silvano Ceresani, che da bullo di quartiere, passando dai furti in appartamento alle rapine, e alle estorsioni, aveva fatto strada nel mondo della malavita romana, fino ad essere soprannominato, dai giornali dell'epoca, addirittura Al Capone.
Santillo e i suoi uomini gli davano una caccia serrata, ma Ceresani era sempre riuscito a farla franca, anche durante un conflitto a fuoco, lanciandosi da una finestra. Ma un giorno di febbraio, la trappola preparata da Santillo scattò: un poliziotto travestito da mendicante, lo individuò tra i passanti e con un fazzoletto segnalò la presenza del ricercato a due colleghi che gli saltarono addosso e lo immobilizzarono.
In questura, una sorpresa per un inferocito Santillo: il fascicolo di Ceresani era sparito, anche allora c'era qualcuno che proteggeva i delinquenti, che potevano contare su amicizie nelle alte sfere.
Santillo ha convocato i cronisti, e deve mandarli via a mani vuote, ma il giorno dopo il fascicolo magicamente riappare sulla scrivania del futuro questore il quale convince l'arrestato a confessare. Ceresani "canta" e comincia da quando aveva sette anni. "Il mio primo bottino, racconta a Santillo, è stato un barattolo di marmellata".
Ora Santillo non c'è più da tempo, nei miei ricordi resta l'uomo che scoprì i mafiosi riuniti a Montalto, e che impedì, con il suo buonsenso, che la rivolta popolare per il capoluogo, non si trasformasse in una strage. Nessuno dei suoi uomini sparò un colpo neppure quando i dimostranti diedero l'assalto all'edificio della questura, a due passi da piazza Duomo.

26/03/09

L'INCENDIO DE L'EPOQUE, UNA FERITA PER LA CITTA'

La prima cosa che faccio la mattina, nelle mie giornate romane, appena acceso il computer, è andare su Strill.it, il quotidiano on line diretto dall'amico Giusva Branca, il quale di tanto in tanto corre il rischio di pubblicare qualche mia nota.
Ma oggi per me è stato terribile, sì, perchè ho potuto vedere, e sono rimasto come di ghiaccio, le immagini d'un incendio, quello del ristorante-pizzeria L'Epoque, aperto solo da un paio d'anni, a pochi metri da casa mia, alla collina degli angeli, proprio di fronte al Santuario di Sant'Antonio.
L'ho visto nascere, giorno per giorno, dopo il recupero, anche con un certo gusto architettonico, d'una antica villa padronale, una delle tante che sorgono nella zona, e che possono godere d'un panorama incomparabile, da punta Faro fino a Taormina, con sullo sfondo il maestoso Etna.
Le cronache, ancora sommarie (i giornali ne parleranno certamente, e mi auguro con il dovuto risalto, domani) riferiscono d'un incendio devastante e le immagini di Strill (complimenti al fotografo che le ha realizzate) ne sono la conferma, è andato in fumo un locale che era tra i più eleganti e frequentato della città.
L'Epoque è stato un investimento, si disse allora, di almeno due milioni di euro, in quanto l'edificio, totalmente ristrutturato, era stato arricchito con magnifiche verande in legno, l'ideale per ricevimenti, pranzi di nozze, feste.
C'ero stato di recente, accompagnando una coppia di amici che erano rimasti entusiasti: di notte, da lassù, sembra di camminare su un prato di stelle, e le luci delle navi che attraversano lo Stretto sembrano comete che si tuffano nel mare.
Non tocca certamente a me porre gli interrogativi di rito, c'è chi è preposto a questo genere d'indagini, come cronista sono ormai a riposo, per cui m'affido all'esperienza e mi auguro che sulle cause venga fatta luce e, se si è è trattato di un gesto delittuoso opera del racket, che i responsabili vengano individuati.
La città è nuovamente ferita, non passa giorno che gli incendiari mettano a segno i loro colpi, decine di auto al mese prendono fuoco e, tranne rarissimi casi, nessuno dei responsabili viene assicurato alla giustizia. Non so come spiegarlo agli amici romani che mi interrogano sul fenomeno, per sdrammatizzare e coprire la vergogna che mi assale, ricordo loro la spiegazione che, anni fa, uno dei tanti questori che si sono succeduti a Reggio "a miracol mostrare", diede a un incauto collega del Nord che gli chiedeva, appunto, la ragione di questa miriade d'incendi notturni in una città con tanti altri gravi problemi.
E il rappresentante della legge non trovò di meglio che uscirsene con una frase che chiamare boutade è offensivo: "Sa, caro amico, disse rivolto al collega, di notte ci sono in giro tanti ubriachi, pisciano sui cofani delle automobili col motore ancora caldo, ed ecco che si sprigiona l'incendio".
Una risata generale chiuse la faccenda. Mi aspetto la solita serie di reazioni di facciata dei rappresentanti d'una classe politica che combatte a parole la criminalità sempre più arrogante, con atteggiamenti diciamo....accomodanti. Una schioppettata nella schiena, diceva don Abbondio, uno che aveva capito tutto, me la leverebbe l'arcivescovo?

25/03/09

QUANTI INCONTRI UNA MATTINA DI SOLE NELLA CITTA' ETERNA

Roma è ancora più bella nelle mattinate soleggiate, tutta piena di voci e di colori, comitive di turisti sciamano tra i Fori, ammirano estasiati le tracce dell'impero sul quale il sole non tramontava mai.
Quale migliore momento per fare due passi in compagnia d'un collega, ma soprattutto un amico da sempre, un legame consolidato da anni di lavoro comune, per me un fratello. Anche lui, per ragioni familiari, ha scelto la città eterna per trascorrervi serenamente gli anni della pensione. Un'occasione per camminare e conversare, informarsi di amici comuni, rievocare episodi della nostra lunga carriera di giornalisti, quando il mestiere lo si faceva davvero per passione e solo i più forti resistevano nelle redazioni dove i giovani dovevano, come si suol dire, mangiare pane duro, se volevano farcela.
Un caffè in galleria Sordi, a due passi da palazzo Chigi al solito "assediato" da troupe televisive e da manifestanti: appartati, il presidente della giunta regionale calabrese, Agazio Loiero, e l'ex consigliere regionale e deputato Ds Marilina Intrieri, alla ricerca di nuove collocazioni e di una ribalta politica. Chissà cosa si staranno dicendo.
Arrivano il presidente del consiglio regionale, Giuseppe Bova, con l'ex sottosegretario del Governo Prodi, Gigi Meduri, un veloce saluto e via quasi di corsa, Loiero lo ignorano, avranno altro da fare, oggi, che la classe politica calabrese è quasi tutta in trasferta a Roma, i problemi laggiù possono attendere.
Passa veloce anche Antonio Di Pietro, con il suo piccolo seguito, un accigliato Franco Marini, accompagnato da una guardia del corpo, raggiunge gli uffici dei parlamentari in via del Pozzetto, vicino piazza San Silvestro, dove una volta c'era la frequentatissima sala stampa presidiata giorno e notte da giovani aspiranti giornalisti che iniziavano la loro gavetta facendo i "trombettieri", dettando via telefono ai giornali i pezzi scritti da colleghi già affermati.
"Anche io ho cominciato così" mi confida Gilberto Evangelisti, già capo del pool sportivo della Rai, figura di spicco nell'Ordine e nel sindacato, persona amabilissima, premurosissimo con i colleghi delle commissioni d'esame, nella sua veste di segretario, per tantissimo tempo.
Le auto sfrecciano veloci, Katia Ricciarelli esce da un portone in via Frattina, biondissima, il viso nascosto da un paio d'occhialoni. Roma, città della politica e degli affari, attorno ai palazzi del potere s'agita una miriade di personaggi che, a una certa ora, trovi nei ristoranti alla moda, tanto qualcuno che paga c'è sempre. Bellissima giornata, ieri, a Roma, dove il tempo, talvolta, sembra fermarsi, in serata c'è un'altra occasione, diciamo mondana, canzoni napoletane in pizzeria, dalle parti dell'Alberone. Ma che voglio di più dalla vita........

22/03/09

A ENZO ROMEO TUTTA LA MIA FRATERNA SOLIDARIETA'

La notizia mi ha rovinato una domenica già difficile, dal punto di vista calcistico, per le sconfitte di Reggina e Roma, le mie due squadre del cuore: ho appreso, infatti, del licenziamento di un giovane collega, Enzo Romeo, ragazzo perbene, che, si può dire, ho visto crescere professionalmente, avendolo avuto come corrispondente nei due quotidiani regionali in cui ho lavorato, prima di meritarmi la pensione e trasferirmi nella Capitale, dove del resto già viveva parte della mia famiglia.
Enzo Romeo, stando a quanto lui stesso m'ha comunicato, e la cosa mi angoscia profondamente, perchè so cosa vuol dire ritrovarsi dalla sera alla mattina senza lavoro, in una realtà editoriale assai difficile qual è quella calabrese, è stato licenziato per non aver superato, il cosiddetto "periodo di prova". Il quotidiano cosentino, che non nomino per non fargli una pubblicità gratuita (il mio blog è seguitissimo, perdonatemi l'immodestia) ha deciso di privarsi di un professionista che lo stesso direttore, quando anche lui militava sotto altra bandiera, aveva sponsorizzato. Tre anni di lavoro non sono considerati un periodo "di prova" sufficiente?.
Mi auguro che gli organismi sindacali facciano il loro dovere, a livello regionale e provinciale, per il resto ci sono gli strumenti previsti dalla magistratura del lavoro. Il collega Carlo Parisi, al quale va la mia stima e, credo, anche la mia amicizia, farà di tutto, ad onta delle maldicenze messe in campo dai suoi, per la verità pochi, detrattori, per tutelare Enzo Romeo ed impedire un atto di prepotenza da parte di editori che si qualificano di sinistra, vogliono riesumare antiche testate comuniste, e mettono un giorno sì e una no, nelle pagine, naturalmente col consenso del direttore, le foto dei soliti noti del centrosinistra, a cominciare dall'ineffabile Loiero, per finire a Minniti, la testa più lucida del Pd, passando per il ganimede cosentino Adamo, noto per la sua love story extra matrimoniale che, per mesi, ha fatto felici gli amanti del gossip.
Il discorso diventerebbe assai lungo, e a Romeo dico di avere fiducia, c'è ogni tanto un giudice a Berlino, anche dalle nostre parti. Da parte mia, tutto l'affetto e la solidarietà possibili.

19/03/09

ISTITUTO PAPA GIOVANNI, HO QUALCHE DOMANDA DA FARE

Adesso che il dramma dell'istituto Papa Giovanni di Serra d'Aiello s'è compiuto, davanti alle telecamere, tra lo sconcerto degli italiani che, grazie a "Chi l'ha visto?", hanno potuto conoscere questa incredibile vicenda, ci sarebbero alcune domande alle quali, io stesso per primo, sto cercando di dare una risposta.
Partiamo dai dipendenti, giustamente arrabbiati e mortificati per il fatto d'essere letteralmente sbattuti fuori da quello che per anni è stato il loro "regno", ma che, adesso, forse riusciranno ad essere in qualche modo ricollocati e cominciare a prendere quello stipendio che, da mesi, non vedono. Questo, a mio avviso, è il problema minore, perchè, nelle varie strutture sanitarie del Cosentino, e ce ne sono parecchie, un posto per ognuno di loro dovrebbe trovarsi, così come i ricoverati, tranne quelli che si dice siano misteriosamente scomparsi.
A sentire i curatori giudiziari dell'Istituto, il buco nei bilanci è enorme, per cui l'ipotesi più probabile è quella del fallimento, con buona pace dei creditori e di tutti coloro che hanno pignorato il pignorabile.
Ma è possibile che, in tutti questi anni, nell'alternarsi di amministratori, commissari, preti spregiudicati, assunzioni a raffica, ovviamente di natura politico-elettorale, nessuno abbia pensato di dare uno sguardo ai conti?. Certamente, il silenzio della Curia, l'inefficienza delle strutture regionali, la distrazione dei sindacati, il codardo defilarsi dei politici, sempre pronti con le loro segnalazioni a "sistemare" intere famiglie, tutto ciò ha contribuito alla morte di quella che nel piccolo paese dell'alto Tirreno cosentino era considerata una vera e propria industria.
Ora tutto passa nelle mani della magistratura paolana, competente per territorio, come si dice in gergo giudiziario. Conosco Bruno Giordano, il procuratore, da tantissimi anni, è persona dotata di grande umanità e, dopo aver avuto da fare con i peggiori delinquenti, non è tipo da farsi intimidire da personaggi del sottobosco politico-clientelare che alla greppia del Papa Giovanni si sono abbondantemente ingrassati.
Prevedo tempi duri, per chi ha commesso reati, ma questo non basterà a risolvere il caso dell'istituto dedicato al Papa Buono che, da lassù, sicuramente una mano la darà, per restituire alle famiglie di dipendenti e ricoverati (quelli che ce l'hanno, compresi i parenti che si sono ricordati solo ora di avere un congiunto là dentro) un minimo di serenità e fiducia nel futuro.

16/03/09

IN VIA FANI, UNA MATTINA D'INIZIO PRIMAVERA

Era una giornata d'inizio primavera, proprio come oggi, in via Fani, nel quartiere della Camilluccia, all'incrocio con la ripida via Stresa, dove c'è la bacheca con le foto dei cinque poveri agenti di polizia e carabinieri trucidati durante l'azione d'un commando delle Brigate Rosse che sequestrò, trentun anni fa, il presidente della Dc, Aldo Moro, uno dei "cavalli di razza" del partito.
Quel giorno io non ero qui, ma a centinaia di chilometri di distanza, nella "mia" Reggio, nella redazione del Giornale di Calabria da qualche anno nelle edicole, l'unico giornale fatto da calabresi per i calabresi, una autentica palestra per noi giovani professionisti.
Il mio secondo figlio compiva due anni, a casa m'aspettavano per un pranzo "allargato" a parenti ed amici, ma non potei essere presente: appena la notizia dell'agguato si diffuse, ognuno di noi pensò al lavoro e, ricordo, tornai molto tardi, quando i bambini erano già a letto e per cena mi toccò una fetta di torta.
Oggi, invece, sono qui, mischiato tra la piccola folla che assiste al rito della commemorazione, c'è Gianfranco Fini, sempre più ingessato nei suoi abiti presidenziali, con le sue camicie a collo alto, c'è anche Franceschini, accolto con un mormorio che sa tanto di fastidio, alla gente credo non piaccia molto, e per la verità anche a me.
Ma oggi è il momento del ricordo struggente di chi, per servire lo Stato, ha pagato con la vita. Quasi tutto, all'incrocio tra via Fani con via Stresa, è rimasto come allora, c'è la siepe dietro la quale i brigatisti travestiti da aviatori si nascosero, c'è il chioschetto del venditore di fiori, c'è qualcuno che, quella mattina, sentì il crepitare dei mitra e, quando s'affacciò, vide solo un'auto partire sgommando e, per terra, il corpo senza vita della guardia di Ps Iozzino. Poi, minuti di terribile silenzio, fino all'arrivo delle prime auto di polizia e carabinieri, i giornalisti e i fotografi, Paolo Frajese descrisse, ansimando, quegli attimi agghiaccianti, la sua cronaca ormai fa parte della storia.
La cerimonia non dura molto, le autorità, con le loro vetture blindate, scortatissime, vanno via, e ce ne andiamo anche noi, abitanti della zona, ci salutiamo anche se non ci conosciamo, e c'interroghiamo con lo sguardo, senza avere il coraggio di dirlo: ma Moro, poteva essere salvato?.

13/03/09

MANIFESTI FUNEBRI COPERTI, COME IN CAMPAGNA ELETTORALE

La sorpresa, per i cittadini, è stata piacevole. Finalmente, in luoghi strategici quali le chiese, gli ospedali, le piazze centrali, l'amministrazione comunale ha cominciato ad installare le bacheche per l'affissione dei manifesti funebri.
L'intenzione di Scopelliti e dei suoi prodi assessori è quella di porre fine ad un vero e proprio sconcio con i manifesti attaccati un pò dovunque, persino sui portoni delle case, deturpando le facciate di palazzi storici, ornando, si fa per dire, anche i cassonetti dell'immondizia, tanto il morto non può protestare e i congiunti hanno altro cui pensare.
Le bacheche sono di gusto classico, nulla da osservare sullo stile, ma i nostri amministratori non hanno fatto i conti con la maleducazione degli addetti a questo compito per conto delle agenzie di pompe funebri.
Infatti, gli spazi sono stati ovviamente riempiti subito, ma nel giro di qualche minuto, così come avviene in tempo di elezioni, altri manifesti hanno coperto quelli messi da poche ore e che non costano poco.
Non sappiamo quali sanzioni il regolamento comunale preveda per chi, fregandosene del prossimo, occupa prepotentemente uno spazio non suo. Chi dovrebbe vigilare? Forse i vigili che non si vedono mai, o gli addetti all'ufficio affissioni del Comune?. Certamente una bella iniziativa, che ci mette sullo stesso piano delle grandi città dove, però, nessuno s'azzarda a violare le regole.
Non osiamo immaginare cosa potrebbe accadere fra pochi giorni, quando inizierà la campagna elettorale per le Europee e, l'anno prossimo, quella regionale. Senza parlare dei soliti vandali che si divertono a danneggiare qualsiasi cosa, senza rispetto, in questo caso, neppure per chi ci ha lasciati.

10/03/09

TELESPAZIO, UN ESEMPIO DI GRANDE TELEVISIONE


Il lunedì sera televisivo, per chi non voglia sorbirsi X Factor o il Grande Fratello, è davvero dura, a meno che non si scelga di rifugiarsi nelle trasmissioni sportive delle due emittenti cittadine che ci presentano le solite facce di finti critici e di giornalisti dal doppio e anche triplo lavoro che sembra debbano commentare notizie funebri, affranti come sono dalla possibilità di perdere la loro visibilità, se la A non dovesse esserci più.
Per caso, è il telecomando che comanda, approdo su Telespazio Catanzaro e sto per cambiare quando vedo la sigla di "Perfidia", trasmissione condotta da una signora in nero dall'aspetto piuttosto inquietante. Ma stavolta la bionda conduttrice, occhiali neri, giubbotto di pelliccia e stivaloni, è in trasferta, si trova in un luogo di cui si sta parlando molto, negli ultimi tempi, anche se la storia è antica.
Serra d'Aiello, centro collinare dell'Alto Tirreno cosentino, è la "patria" dell'istituto, di proprietà della Curia, che porta il nome di Papa Giovanni: trecento ricoverati, quasi seicento dipendenti, assunti negli anni quando nella struttura si contavano anche ottocento pazienti. Gente senza famiglia, senza casa, disabili con problemi mentali, semplici disperati buttati fuori dai manicomi.
Molti di loro hanno trascorso lì anche trent'anni, gli infermieri, i medici, gli operatori sociali, sono la famiglia, fuori non c'è nulla, solo miseria e abbandono.
La magistratura, dopo una indagine che ha portato alla scoperta di gravi irregolarità, con l'arresto di un sacerdote che, con soldi non suoi, aveva pensato a crearsi una reggia nel centro di Cosenza, ha deciso che il Papa Giovanni va chiuso, gli ospiti trasferiti in altre strutture sanitarie. E i lavoratori, che non ricevono chissà da quanto tempo lo stipendio, che fine faranno?.
La bionda conduttrice di nome Antonella fa una cosa straordinaria, porta telecamera e microfono tra questa gente che è decisa a tutto, pur di non abbandonare l'istituto, ormai senza risorse e nella impossibilità, con le Istituzioni latitanti, di sopravvivere e garantire il sostentamento dei ricoverati, molti dei quali non autosufficienti.
E allora, mentre vedo scorrere le agghiaccianti immagini del servizio, mi rendo conto che non bisogna mai fermarsi alle apparenze, confesso che questa collega non mi era simpatica, la trovavo eccessivamente narcisista, ancorchè persona di notevole cultura. Ma quando si fa buona televisione, e Dio sa quanto ce n'è bisogno, bisogna togliersi il cappello. Il dramma del Papa Giovanni, fino a poco tempo fa l'unica "industria" di Serra d'Aiello, nessuno era riuscito mai a raccontarlo così. Antonella Grippo, cui debbo le mie scuse, per non averla capita, ha fatto ciò che la stampa scritta e per immagini, non è mai riuscita a fare. Per anni, avendo tra l'altro avuto la responsabilità delle redazioni calabresi del maggior quotidiano diffuso in regione, ho "passato" servizi sulla crisi dell'istituto di Serra d'Aiello, tra una protesta dei dipendenti, un'occupazione, nomina di commissari a iosa, visite di vescovi. Ora che il dramma è compiuto, quei poveri disgraziati sono stati lasciati soli, assieme a chi, con amore, ancora li assiste e li conforta.
Quei visi allucinati, le bocche sdentate, le lacrime, le amare considerazioni di chi da un giorno all'altro si trova in mezzo ad una strada, devono far riflettere quelli che, nonostante gli appelli, restano in silenzio. Fuori dal Papa Giovanni c'è solo buio. La "perfidia" stavolta si è trasformata in speranza.