13/07/10

ERAVAMO GIOVANI E CARICHI DI SPERANZE, MA SU REGGIO CALAVA IL BUIO


Anche quei giorni, così come adesso, erano stati caldissimi, dopo la primavera elettorale che aveva portato alla Regione appena nata personaggi di primo piano della politica reggina. Io, assieme ad altri amici e colleghi, eravamo reduci dall'esperienza della Tribuna del Mezzogiorno, che aveva chiuso i battenti da qualche mese, dopo un accordo tra l'editore di Gazzetta del Sud, il "mugnaio" Uberto Bonino, e il cementiere Pesenti, proprietario del giornale la cui concorrenza era diventata troppo fastidiosa.
La campagna elettorale era stata molto animata, personalmente ero vicino a due candidati: Oreste Granillo, il presidentissimo della Reggina che aveva portato in B, e Lodovico Ligato, che aveva lasciato il giornalismo per gettarsi anima e corpo nella politica. In breve sarebbe diventato un protagonista, dentro e fuori il suo partito, la Dc, ma il destino gli avrebbe riservato una fine terribile. E ci sarei stato io, quella notte a Bocale, a correre per primo e vederlo steso in terra crivellato dal piombo mafioso.
Dal 5 di luglio, dopo il famoso rapporto alla città tenuto dal sindaco Piero Battaglia, gli animi s'erano surriscaldati, ai miei concittadini non andava assolutamente giù che Catanzaro si appropriasse del "pennacchio" di capoluogo di regione per un accordo tra i mammasantissima politici, tra cui gli odiatissimi Giacomo Mancini e Riccardo Misasi.
La giornata del 13, mentre i neo consiglieri tenevano la loro prima riunione a Catanzaro( Battaglia avrebbe poi ceduto a Casalinuovo l'uso del salone di palazzo San Giorgio dove il consiglio sarebbe rimasto per anni) segnò i primi "movimenti" con cortei improvvisati e uno sciopero dei commercianti.
Il giorno dopo, è il 14, la presa della Bastiglia, ricordano i libri di storia, la città esplode, barricate, sassaiole, primi arresti, intervento del prefetto De Rossi che fa liberare i fermati, blocco di tutti i collegamenti. Ma è la sera dopo che in via Logoteta, una traversina del Corso, vicinissima a piazza Italia, avviene il fattaccio, la guerra per il capoluogo fa la sua prima vittima, un inerme ferroviere di 46 anni, Bruno Labate.
Il resto dei due anni successivi è già storia: morti, feriti a centinaia, mutilati, fedine penali "macchiate" per tanti giovani impossibilitati a partecipare ai concorsi. La rivolta finì quando i reggini, anche se a malincuore e convinti che, ancora una volta, lo Stato li avrebbe traditi, accettarono il compromesso, un equivoco storico-politico senza senso, della Giunta a Catanzaro e il Consiglio a Reggio. Sullo sfondo, la promessa del fantomatico "pacchetto Colombo" di industrie mai arrivate.
In quei mesi, esaltante, l'esperienza del settimanale "Nuovo Sud" edito dal cavaliere del lavoro Amedeo Matacena, indicato come uno dei finanziatori della rivolta e per questo persino incarcerato. Lo dirigeva Ugo Sardella, che era stato il mio maestro alla Tribuna, e ci ho lavorato fino a quando non arrivò il primo quotidiano fatto da calabresi per i calabresi, come recitava lo slogan di lancio, soldi della Sir, padrino politico Mancini, stabilimento a Cosenza, redazioni nelle altre città della regione.
Passai così da giornalista "amico" dei fascisti rivoltosi (almeno così credevano alcuni ottusi della sinistra d'allora) a servo manciniano: nessuno sapeva che il giornale, in circa dieci anni di vita, avrebbe formato una scuola di giornalisti di grande levatura, destinati, più o meno, a importanti carriere anche fuori dalla Calabria.
Molti di coloro che oggi pontificano, nulla sanno della rivolta perchè, o anagraficamente assenti o perchè impegnati in altri mestieri, non escluso quello di portaborse dei politici del tempo. C'è un pericolo concreto, con queste rievocazioni a distanza di quarant'anni, solo poche veramente sentite e non a fini puramente commerciali: rinfocolare odi ormai sopiti, riaprire vecchie ferite, i problemi ormai sono altri, e bisogna darsi da fare, prima che la Calabria affondi definitivamente.
Rimane il ricordo di quei giorni, eravamo giovani e pieni di speranza, poi arrivò il buio: onore a chi ha sacrificato la vita per quegli ideali e per chi ha lottato per conservarli, più vivi che mai.

Nella foto Ansa, autore Rosario Cananzi, i blindati pronti a "conquistare" Reggio

09/07/10

E' ANCORA DI GRANDE ATTUALITA' LA LEZIONE DI MARIO BORSA


La faccia di questo signore, raffigurata in alto a sinistra, la classica figura del gentiluomo di stampo ottocentesco, non dirà certamente nulla ai giovani delle nuove generazioni, anche a giornalisti che questo mestiere l'hanno iniziato negli anni quando il ricordo della guerra e del terribile dopoguerra era ormai lontano.
Quest'uomo si chiamava Mario Borsa, è stato un grande giornalista, fervente antifascista, figlio di contadini del Lodigiano, ed ha diretto il Corriere della Sera subito dopo la Liberazione, in momenti difficili per l'Italia che cercava di rialzare la testa.
In questi giorni di grande dibattito nella nostra categoria e non solo, per via della cosiddetta legge bavaglio, mentre le fonti d'informazione si spengono per protesta, mi è tornato più volte alla mente Mario Borsa che, nei testi di storia del giornalismo viene ricordato come colui che da fine letterato, antifascista punito dal regime persino col carcere, non infierì su quei colleghi che al Corriere, per anni, avevano lavorato agli ordini del famigerato Minculpop o, peggio, dell'Ovra, autentiche spie di redazione.
Non è che, al giorno d'oggi, certi soggetti, nelle redazioni, al servizio di altre entità, non ci siano, ma questo è un altro discorso.
Borsa arrivò, si legge nella bellissima storia del Corriere scritta da Glauco Licata, e consegnò al proto, una figura ormai praticamente scomparsa nell'era delle tecnologie, il suo editoriale, poche righe che rilette a distanza di oltre sessant'anni, hanno ancora una freschezza e un'attualità incredibili.
Ho pensato, pertanto, proprio oggi, in una giornata particolare, di riproporla ai miei affezionati lettori, con la speranza che anche i giovani che si affacciano alla professione giornalistica (da commissario d'esami l'ho fatto spesso) la leggano e ne traggano insegnamento.

" Dite sempre quello che è bene e che vi par tale, anche se questo bene non va precisamente a genio ai vostri amici.
Dite sempre quello che è giusto, anche se ne va della vostra posizione, della vostra quiete, della vostra vita.
Siate dunque indipendenti e inchinatevi solo davanti alla libertà, ricordandovi che prima d'essere un diritto, la libertà è un dovere".

06/07/10

A ME IL BAVAGLIO NESSUNO RIUSCIRA' A METTERLO

A quasi due anni dalla nascita di questo blog che tanti amici continuano affettuosamente a seguire, ormai nel pieno d'una estate che s'annuncia caldissima, e non soltanto dal punto di vista atmosferico, sono tante le cose che mi vengono in mente, tante quelle che vorrei dire ma non posso perchè il bavaglio è d'obbligo, e non perchè lo impone una legge che del resto ancora non c'è.
Il vecchio cronista porta dentro di sè l'archivio che nessuno al di fuori di lui può aprire, i segreti d'una vita passata a raccontare i drammi dell' umanità dolente, tra un'esperienza editoriale e l'altra.
Mi viene in mente un piccolo elenco di cose che vorrei accadessero, che NON accadessero, che sicuramente accadranno, ma forse resterà soltanto un pio desiderio.
Vorrei, in primo luogo, che un bavaglio se lo mettessero tutti quei politici che ogni giorno, grazie anche alla compiacenza di colleghi, diciamo così, distratti o soltanto pigri, infarciscono le cronache con le loro dichiarazioni, quale che sia l'argomento, l'importante è apparire.
Vorrei, poi, che il presidente tuttofare della Reggina ascoltasse i consigli che il buon Gianni Baccellieri gli dà dai microfoni di Radio Touring. Spero che la sua seguitissima trasmissione all'ora di pranzo continui, per tutta l'estate, è l'unica voce seria nel panorama di lecchini in servizio permanente effettivo.
A proposito, voglio ringraziare Baccellieri che l'altro giorno, mi ha ricordato, assieme ad altri, tra coloro che diedero vita alla radio ora la più seguita, e che anni dopo contribuirono a salvarla. Rifarei tutto, l'abbiamo lasciata in buone mani.
Vorrei che l'inchiesta giudiziaria di cui tanto s'è parlato in questi giorni, raggiunga la Meta che gli uomini del dottor Pignatone si sono prefissata, cioè scoperchiare il calderone delle commistioni mafia-affari-politica, e anche, aggiungo io, giornalismo sporco, perchè anche in questa sventurata categoria di cui faccio parte c'è parecchio marcio.
Vorrei che tutto fosse chiaro, per evitare generalizzazioni e caccia alle streghe indiscriminata, il rischio è di rafforzare nel loro "prestigio" personaggi che definire chiacchierati è eufemistico.
Vorrei un'estate più sobria, nel rispetto dell'austerity imposta dal Governo, che non si parli, come è accaduto in questi anni, d'una Calabria sprecona, tutta feste e premi, musica a suon di milioni e sagre all'insegna del più vieto provincialismo.
La lista dei desideri sarebbe lunghissima, mi fermo, non prima d'aver rivendicato il mio diritto alla parola scritta, il bavaglio, lo dico chiaro, dopo una vita spesa a raccontare, sempre e comunque la verità, non me lo faccio mettere.

29/06/10

L'ULTIMO TRAGICO VOLO DEL "GUERRIERO" TARICONE


La tragica fine del “guerriero” Taricone ha colpito particolarmente l’opinione pubblica. A Roma la ricorrenza dei Santi Pietro e Paolo viene festeggiata solennemente, la città è deserta, tutta a disposizione dei turisti d’ogni nazionalità che sciamano lungo le vie della città eterna.
Di Pietro Taricone si parla un po’ dovunque, il sentimento di commozione tra le gente che affolla i pochi locali aperti è sincero, il personaggio, venuto alla ribalta giusto dieci anni fa, nella prima edizione del Grande Fratello, era risultato subito simpatico, per la sua genuinità, per certi discorsi a sfondo sociale che erano sembrati inconsueti.
Poi, la love story con la bagnina bresciana Cristina Plevani, finita, come quasi tutte quelle nate tra le mura super spiate della casa. Pietro aveva mostrato a tutti che non era solo muscoli e sbruffoneria, dopo un periodo passato a far serate in discoteca, guadagnando somme notevoli (lui stesso, in una intervista, ammise di aver dilapidato un miliardo delle defunte lire) si mise a studiare, voleva diventare attore, e ci è riuscito.
Accolto dai critici con una comprensibile diffidenza, Taricone, che aveva anche smesso di correre dietro alle gonnelle, intrecciando una stabile relazione con una giovane e brava attrice, la Smutniak, che lo ha reso padre d’una bimba, si è imposto sia sul piccolo schermo, con alcune fortunate fiction, che al cinema.
La sua natura di “guerriero”, un soprannome che gli si attagliava, lo portava a cercare emozioni forti, e le trovava lanciandosi col paracadute, un’esperienza che soltanto chi non l’ha provata può ritenere estrema, e basta.
Non è così: lanciarsi nel vuoto da migliaia di metri, rivivendo quello che fu il sogno di Icaro, rappresenta qualcosa di straordinario, una prova non soltanto di coraggio, l’eterna sfida dell’uomo alle insidie della natura.
Le ali di Pietro Taricone si sono spezzate al suolo, ha cercato, come un airone ferito di riprendere il volo, senza riuscirci, prima di cedere al sonno senza risveglio ha rivolto lo sguardo al cielo azzurrissimo, poi solo il buio. Non tocca a noi andare alla ricerca delle responsabilità, altri dovranno farlo, ammesso che serva a qualcosa. La morte del “guerriero” casertano serva da monito a quei giovani che si misurano in uno sport tanto affascinante quanto pericoloso come il paracadutismo, appeso a quell’ombrello di seta ogni errore può essere fatale.

23/06/10

GIORNALISTI, IL REGGINO ENZO IACOPINO NUOVO PRESIDENTE DELL'ORDINE


Un reggino al vertice dell'Ordine nazionale dei giornalisti: Enzo Iacopino, segretario uscente, succede a Lorenzo Del Boca dopo aver vinto la sfida con il giornalista Rai Giorgio Balzoni.
L'elezione di Iacopino, già capo della redazione romana de Il Mattino, e con una lunga esperienza professionale alle spalle, è avvenuta nella tarda mattinata di oggi nella sala convegni del centro Roma Eventi in piazza della Pilotta, nel cuore della Capitale, a due passi dal Quirinale e dalla Fontana di Trevi.
Le operazioni di voto continueranno anche oggi, per mettere a punto il nuovo organigramma cui toccherà governare l'Ordine nazionale per i prossimi tre anni.
Enzo Iacopino, che è stato per anni presidente della stampa parlamentare, ha ottenuto il consenso dei consiglieri nazionali e dei presidenti degli Ordini regionali, circa 150 grandi elettori scelti dai giornalisti italiani nel corso delle recenti consultazioni.
Negli ultimi anni, in qualità di segretario, Iacopino, che ha iniziato a Reggio Calabria la sua attività giornalistica, proseguita poi con successo a Roma, ha gestito con spirito rinnovatore l'Ordine, curando il trasloco nella nuova, prestigiosa, sede di via Parigi, aumentando il numero delle sessioni d'esame per i professionisti,mettendo mano al riassetto delle scuole di giornalismo autorizzate dall'Ordine.
Per Reggio e la Calabria tutta è motivo di grande soddisfazione e di legittimo orgoglio:Iacopino è atteso da un compito gravoso, in un momento assai difficile per la categoria, nell'attesa della riforma dell'Ordine. Lui ci metterà tutto l'impegno di cui è capace, la passione che lo contraddistingue, al servizio dei colleghi, senza risparmio. Una eredità difficile, quella che Del Boca, gentiluomo piemontese, gli lascia. Da parte mia, che mi onoro di essere amico d'antica data di Enzo Iacopino, gli auguri più affettuosi di buon lavoro.

07/06/10

IN ONORE DEL GRANDE TOM DIVENTO LAZIALE PER UNA SERA


Sono trascorsi più di trent'anni dalla scomparsa di Tommaso Maestrelli, indimenticabile allenatore di Reggina, Foggia e Lazio, ma sono ancora tantissimi gli sportivi, anche coloro che non l'hanno conosciuto, a ricordarlo con manifestazioni di grande affetto.
Una di queste, che da giorni movimenta l'ambiente sportivo romano, è la partita organizzata tra i giocatori che nel 1974, sotto la guida di Tom Maestrelli (così lo chiamavano tutti) si laurearono campioni d'Italia, e una rappresentativa di attori e politici.
Per l'occasione si sono riuniti i protagonisti di quella magnifica cavalcata: manca lui, il mister, che se n'è andato in una fredda serata d'inverno, stroncato da un brutto male, e mancano altri personaggi dello scudetto biancazzurro.
Non c'è Giorgione Chinaglia, a causa dei suoi problemi giudiziari, che lo tengono lontano dall'Italia, non ci sono Luciano Re Cecconi, morto tragicamente un paio di mesi dopo che Maestrelli ci aveva lasciati, e Mario Frustalupi, il "cervello" della squadra che impose su tutti i campi un gioco giudicato, per l'epoca, assai moderno.
In panchina, al Flaminio, i due gemelli Massimo e Maurizio Maestrelli, bambini quando il papà allenava a Reggio Calabria, conservo una foto con loro due, i biondissimi caschetti quasi a nascondergli il viso, in braccia a Carlo Mupo, uno degli "eroi" della Reggina promossa dopo un lungo purgatorio dalla C alla B e che, il primo anno, sfiorò la clamorosa doppia promozione.
La Lazio di Maestrelli era una squadra speciale, dove in campo undici giocatori che finita la partita se ne andavano senza salutarsi, divisi come erano in gruppetti anche politicamente distanti, quando l'arbitro dava il via si gettavano come il falco sulla preda, ed era spettacolo, un calcio che solo dopo tanti anni qualcuno ha definito "champagne".
Giovane redattore sportivo della "Tribuna del Mezzogiorno", assieme al "conte" Paolo Marra, seguivamo la Reggina, si può dire 24 ore su 24, allenamenti e ritiri inclusi.
Ho trovato qualche giorno fa, in occasione d'un trasloco, una bella foto in bianco e nero, scattata dal massaggiatore Cecè Catalano, durante il primo ritiro a Palmi, dopo la promozione. Sullo sfondo, i giocatori hanno tutti magliette diverse, si dormiva in una scuola, pranzo nel refettorio, nei nostri occhi c'è la gioia per un sogno che si è realizzato. Tommaso, da lassù, sarà felice di rivedere i suoi ragazzi della strepitosa annata del '74 correre sul prato del Flaminio, e anch'io,per una notte, sarò laziale.

01/06/10

GIORNALISTI MINACCIATI: IL CASO DI MICHELE ALBANESE


“Sette”, il magazine del Corriere della Sera, ha dedicato un ampio servizio al libro-inchiesta di Roberta Mani e Roberto Rossi dal titolo “Avamposto nella Calabria dei giornalisti infami” occupandosi, in particolare, del caso di un collega, Michele Albanese, cui, tra l’altro, mi lega un’ affettuosa amicizia. Michele è da tempo nel mirino di chi vorrebbe impedirgli di continuare a scrivere da una redazione di frontiera qual è quella della Piana (con sede a Polistena) del Quotidiano della Calabria.
Prima qualche telefonata, poi minacce larvate, “consigli” non proprio disinteressati, poi l’intimazione tramite posta, direttamente alla direzione del giornale cosentino, affidata da qualche anno al napoletano Matteo Cosenza.
A qualcuno non sono piaciuti i servizi apparsi sul quotidiano durante quella che è stata definita la rivolta degli schiavi di Rosarno, cioè dei lavoratori extra comunitari impegnati nella raccolta degli agrumi controllata dalle cosche locali.
E’ scattata la solidarietà, ad ogni livello, Michele Albanese non è stato lasciato solo, almeno nelle apparenze, la magistratura inquirente s’è mossa, poi tutto è rientrato nell’alveo della normalità, lui ha ripreso il suo lavoro, il giornale esce ogni giorno, restano i problemi d’una famiglia in ansia, d’una bambina che a scuola viene additata da un compagno di classe come figlia dell’infame, l’ingiuria più grave per un calabrese, specialmente per chi vive in certe zone.
L’elenco dei colleghi che negli ultimi tempi hanno ricevuto pesanti minacce, attentati, condizionamenti d’ogni genere, avvertimenti trasversali, è lunghissimo, la Calabria, come hanno scritto Mani e Rossi, è la regione più colpita, non bastasse la crisi, la politica litigiosa, il malgoverno, il disastro del territorio, la presenza asfissiante della ‘ndrangheta.
Ho qualche esperienza in materia: conservo una vera e propria “collezione” di lettere con minacce e di altri “oggetti”, del resto con una lunghissima carriera da cronista, specialista in nera e giudiziaria, non poteva essere diversamente.
Al mio amico Michele, che purtroppo non riesce ancora a diventare professionista, in quanto il giornale non rilascia la certificazione necessaria e s’è dovuto rivolgere all’Ordine per avere quella d’ufficio e presentarsi agli esami, ho dato, oltre al mio conforto morale, per quello che può servire, qualche consiglio dettato dall’esperienza. Gli ho suggerito di guardarsi bene attorno, a cominciare dall’ambiente, diciamo così, lavorativo e tenere d’occhio quei soggetti che in apparenza fanno dell’antimafia la loro bandiera, nascondendo ben altri scopi.
Racconto solo un episodio, emblematico: ero in servizio alla redazione reggina di Gazzetta del Sud da appena 48 ore e mi ero dovuto subito occupare dell’omicidio, tra le mura del carcere, del figlio d’un potente boss, vittima del cecchino da me definito dalla mira olimpionica.
Nella buca delle lettere, una missiva composta coi caratteri ritagliati da vari giornali con un agghiacciante annuncio: ti ridurremo a colpi di mitra che neppure tua madre potrà riconoscerti. Erano in pochi, tranne i miei familiari, ad essere a conoscenza del mio improvviso trasferimento da Messina a Reggio, dopo la prematura scomparsa di Gigi Malafarina. Non aggiungo altro.

26/05/10

CONTRORDINE COMPAGNI, SANTORO RIMANE IN VIALE MAZZINI


Qualcuno dei miei affezionati lettori certamente ricorderà il Candido, la bella rivista di satira, ma anche di altro, diretta da Giovanni Guareschi, lo scrittore emiliano noto per la serie di Don Camillo e Peppone.
C'era una vignetta nella quale era raffigurato un ometto con tre narici (i famosi trinariciuti, come Guareschi definiva i comunisti più ortodossi)che pronunciava una frase diventata famosa:"contrordine compagni". Era l'annuncio della revoca d'un ordine dei capi del partito di Togliatti che, però, era stato interpretato in maniera del tutto opposta.
Il "contrordine compagni" arriva dall'ineffabile Michele Santoro, comunista (forse) milionario (sicuro) che ha deciso di annullare l'accordo a suon di bigliettoni che stava per firmare con la Rai, purchè togliesse il disturbo e la piantasse col suo "Annozero". Niente buonuscita da Paperon dei Paperoni: Santoro si.....accontenterà delle 7-800 mila euro l'anno di stipendio che attualmente mamma Rai gli versa.
Certo, da veterocomunista col conto in banca, il buon Santoro non poteva tollerare che venisse sbandierato ai quattro venti il quantum che avrebbe percepito, nell'ordine di una ventina di miliardi del vecchio conio, per dirla con Bonolis. E così ci ha ripensato, con buona pace di tutti, anche io mi sento più tranquillo.
Che ne direste se anche Santoro, seguendo l'esempio di chi guadagna moltissimo, destinasse una parte dei proventi quale contributo al Governo che in queste ore ha varato misure pesantissime per non farci fare la fine dei greci?.

19/05/10

SANTORO LASCIA LA RAI, MA PER LUI LA CRISI NON ESISTE


"Ad essere perseguitati, ci si guadagna".Questo il commento, un pò acido per la verità, di Bruno Vespa alla notizia della "separazione consensuale" milionaria di Michele Santoro dalla Rai.
Certamente, il Vespone nazionale non dovrebbe scandalizzarsi, visto quando guadagna ogni anno vendendo i suoi reportage "porta a porta", ma se le cifre riportate dai giornali relative all'accordo che Santoro avrebbe raggiunto col direttore generale Masi sono veritiere, c'è da rimanere quantomeno sconcertati, nel momento in cui i morsi della crisi si fanno sempre più duri, tanto da costringere il Governo ad una "manovra" che si preannuncia terribile per le tasche dei malcapitati contribuenti, in special modo quelli a reddito fisso.
Se per togliersi dalle scatole Santoro e il suo "Annozero" la Rai ha deciso di sborsare una barca di soldi, proprio nel momento più nero per la stampa quotidiana e periodica e per l'editoria in genere, la cosa deve far riflettere e richiedere, a nostro modesto parere, una reazione a livello aziendale, degli organismi sindacali di categoria, di tutto il mondo dell'informazione.
Tantissimi soldi senza chiudere la porta definitivamente ad un personaggio scomodo, mentre decine, centinaia, di giornalisti lavorano per poche centinaia di euro, senza prospettive.
Porto la mia esperienza personale di commissario agli esami di Stato per il riconoscimento del titolo di giornalista professionista: tanti giovani colleghi, alcuni dei quali davvero dotati, ma senza "sponsor" politici o d'altro genere alle spalle, rischiano di non trovare spazio. Invece, basta essere figlio di, amante di, appartenente a determinate "cricche" (perdonateci l'uso del termine, ma è di attualità)per accomodarsi su comode poltrone, magari in quegli Enti dove gli sprechi tanto denunciati dal ministro Brunetta continuano.
Alla Regione Calabria, mi dicono, i nuovi starebbero facendo esattamente come i vecchi, forse anzi peggio, per quanto riguarda la comunicazione istituzionale. Ma tornando al caso Santoro, ai colleghi della Fnsi, dell'Usigrai, degli Ordini interessati, mi permetto di suggerire: non sarebbe il caso di fare uno sciopero ad hoc, magari assieme a quello per la legge sulle intercettazioni?.

17/05/10

ADDIO A PEPPINO REALE ESEMPIO DI POLITICO AL SERVIZIO DELLA GENTE


Con la morte di Giuseppe Reale scompare una figura di primo piano della politica calabrese. Lui che non era reggino di nascita, amò questa città che lo aveva adottato da austero professore di lettere fino al punto da diventarne uno strenuo difensore all'epoca dei cosiddetti "moti" per il capoluogo di regione.
Peppino Reale, come lo chiamavano gli amici e i tanti estimatori che tuttora lo circondavano col loro affetto, pagò anche un prezzo politico, all'interno della Dc, nonostante il grande consenso che raccoglieva alle elezioni.
Finita la parentesi parlamentare, fatta di quattro intense legislature, Reale si era defilato, inseguendo il suo ultimo sogno, quello di dare vita ad una banca popolare tutta calabrese, anzi reggina.
A lui Reggio deve molto: senza il suo spasmodico impegno non sarebbero nate due università, la Mediterranea e quella per stranieri, nè avremmo avuto l'accademia di belle arti, il Conservatorio di musica e tante altre iniziative di stampo culturale ed editoriale.
Breve la sua esperienza da primo cittadino, in tandem col vulcanico vice Amedeo Matacena senior, il "re" dei traghetti privati col pallino della politica, un altro innamorato di Reggio che, al pari di Reale, non ha ricevuto le riconoscenza che avrebbe meritato.
Un ricordo personale le sue telefonate domenicali al giornale per chiedere sostegno nel difficile compito di guidare la città nei mesi angosciosi del dopo tangentopoli, si trattava di raccogliere le macerie lasciate da una classe politica inetta e corrotta.La limpidezza dei comportamenti, l'onestà oltre ogni limite, sono state le componenti essenziali d'una lunga esistenza al servizio della gente, nel rispetto dei dettami evangelici.
Peppino Reale trasferisce la sua "residenza" nel regno dei giusti, illuminato da una fede incrollabile che, fino all'estremo, gli ha dato consolazione. Addio professore, non dimenticherò il suo sorriso sornione sotto la barbetta quando ci salutavamo uscendo da messa.

16/05/10

MORABITO DIVENTA AMBASCIATORE, EMBLEMA DELLA CALABRIA MIGLIORE


Antonio Morabito, reggino di Gallina, diplomatico di carriera, è il nuovo ambasciatore d’Italia nel Principato di Monaco. La nomina è stata decisa dalla presidenza del Consiglio su proposta del ministro degli Esteri, Franco Frattini .
Morabito, che nel corso degli ultimi anni ha fatto parte dell’ufficio del consigliere diplomatico del presidente del Consiglio Romano Prodi ed è stato consigliere del ministro Rosi Bindi, è stato in servizio nelle ambasciate di vari Paesi, ultima esperienza importante quella di Teheran.
Ha portato fortuna al neo ambasciatore il “Sangiorgino d’oro” che gli è stato assegnato di recente, ultimo di prestigiosi riconoscimenti che, in varie occasioni, gli sono stati attribuiti. Tra questi ricordiamo anche il “Bergamotto d’oro” dei Lions: Morabito fa parte dell’albo d’oro accanto ad illustri personalità eccellenti nei rispettivi campi di attività.
Di formazione cattolica, Antonio Morabito, sposato e padre di due figli, ha sempre mantenuto uno stretto legame con la sua città natale, in particolare col quartiere collinare dal quale si è allontanato giovanissimo per intraprendere gli studi.
Dopo la prima esperienza in Indonesia, della quale ha parlato in un volume edito qualche anno fa, Morabito è stato in Argentina, prima di rientrare in Italia ed occuparsi alla Farnesina di cooperazione internazionale.
La nomina ad ambasciatore nel regno dei principi Grimaldi segna un traguardo, ci auguriamo provvisorio, nella carriera del giovane diplomatico che onora la Calabria migliore, quella delle intelligenze che emigrano e che portano in ogni luogo il loro bagaglio di cultura e civiltà. Ad Antonio Morabito sono giunte numerose felicitazioni ed attestazioni di stima, alle quali aggiungiamo le nostre, le più affettuose, orgogliosi come siamo dei successi degli amici, e Antonio lo è.

02/05/10

"AFFARI TUOI" NON AVRA' PIU' IL CATTIVO DOTTOR PASQUALE


Una pizza a pranzo nel cuore di Roma, da “Alfredo” in piazza Augusto imperatore, si mangia all’aperto, la città eterna regala una delle sue splendide giornate di primavera. Tutto intorno è un viavai di turisti d’ogni parte del mondo, il ponte del primo maggio ha portato tanta gente, una vera boccata d’ossigeno in tempi di crisi.
Al tavolo accanto una gradita presenza, occasione per una piacevole conversazione con Pasquale Romano, l’ineffabile “dottore” della popolare trasmissione di Raiuno “Affari tuoi” condotta con successo dal vulcanico Max Giusti.
Pasquale mi dà subito una notizia: da settembre, quando il programma dovrebbe riprendere, a condurre le trattative con i concorrenti alle prese coi pacchi non ci sarà più lui. Infatti ha deciso di fare il produttore per conto della Toro, con sede anche in Spagna, che, tra l’altro, si è aggiudicata i diritti de “La talpa”.
Dopo anni di successi, (Romano, tra l’altro, ha firmato programmi come Il Malloppo, e I soliti ignoti) il simpatico Pasquale, cognato dell’indimenticabile Alberto Castagna, è alla ricerca di nuove esperienze.
E mentre entrambi gustiamo una napoletana con bufala, fiori di zucca e filetti di alice, un’altra notizia: quanto prima vedremo una novità (non posso anticiparvi altro) che prevede una sfida sul piccolo schermo tra due noti conduttori. Certamente sarà un successo. Intanto, la Rai dovrà organizzarsi per riproporre con una nuova guida (sembra che né Giusti né Insinna siano più disposti a condurre la trasmissione) “Affari tuoi” che ha assicurato in questi anni ottimi ascolti.
A Pasquale Romano facciamo i nostri auguri con un brindisi sotto i portici di piazza Augusto imperatore, circondati da giapponesi che fotografano, come al solito, tutto quello che capita a tiro, comprese le fumanti pizze che escono dal forno.

20/04/10

DA ROMANISTA DICO A FRANCESCO TOTTI: NON FARLO PIU'


Ventimila euro di multa, per uno come Francesco Totti, che guadagna parecchi milioni l'anno, sono una bazzecola.
Il "pollice verso" retaggio degli antichi romani impegnati nel Colosseo a decidere della vita o della morte dei poveri cristiani gettati in pasto alle belve feroci, è stato sanzionato, ma sarebbero stati molti, me compreso, se a Totti fosse stata affibbiata una bella squalifica che gli servisse da lezione per i futuri...derby.
La Roma è la mia squadra del cuore, sin da bambino, e quest'anno lo è ancor di più, anche perchè mi sta ripagando delle delusioni che la Reggina, ha regalato ai suoi tifosi.
Il derby è un'occasione da almeno una volta nella vita e, da quando sono andato a vivere nella Capitale, cerco di non perdermelo, l'atmosfera è diversa, anche rispetto agli altri incontri cosiddetti di cartello.
Non trovo alcun tipo di giustificazione per quanto è accaduto a fine partita, durante i festeggiamenti, con i giocatori, Totti in testa, che hanno offerto uno spettacolo sgradevole, dando un esempio negativo e solo la massiccia presenza delle forze dell'ordine e il buonsenso di molti hanno impedito il verificarsi di incidenti ben più gravi.
Totti la bandiera, il capitano, l'idolo, il simpatico protagonista, finto tonto, come l'ha definito Aldo Grasso sul Corriere della Sera, di spot pubblicitari, ha macchiato la sua immagine con un comportamente assai fuori dalle righe, scatenando le proteste del popolo laziale, che non meritava una simile mortificazione anche se a titolo di sfottò.
Totti è recidivo, si ricorderà infatti la maglietta con la scritta provocatoria di qualche anno fa, e fu anche allora violenta rissa come l'immagine che correda il pezzo testimonia.
Francesco, ti prego, anche a nome di tanti tifosi giallorossi che aspettano il sospirato scudetto, non farlo più anche se, forse, il derby con la Lazio, se continua così, l'altr'anno non ci sarà.

07/04/10

STRAGE DI RAZZA': RESTA IL MISTERO SU CHI FOSSE MISTER X


Il giorno della strage di contrada Razzà, nel fitto d'un agrumeto a qualche chilometro da Taurianova, non ero in Calabria, stavo rientrando assieme a mia moglie e al mio primo figlio dalla Toscana.
Da una stazione di servizio chiamai la redazione del Giornale di Calabria dove lavoravo da qualche anno e, trovandomi nei pressi di Cosenza, interruppi il viaggio di ritorno a Piano Lago, dov'era la sede centrale del giornale, nato nel 1972 per volontà di Giacomo Mancini, il "califfo" socialista uno dei "signori" della politica calabrese.
Anche se dal punto di vista giudiziario la vicenda è da tempo chiusa, con la condanna dei responsabili dell'efferata esecuzione dei due eroici carabinieri Stefano Condello e Vincenzo Caruso (caduti assieme a due appartenenti alla temibile cosca degli Avignone) non è mai stato chiarito il mistero su chi fosse il personaggio al quale i partecipanti al summit mafioso avevano riservato l'unica sedia nella angusta casupola, tutti gli altri sedevano sulle cassette adoperate per la raccolta delle arance.
Il caso tenne desta l'opinione pubblica non soltanto calabrese per mesi e mesi: ad un anno dalla strage, mentre in Assise, a Palmi, veniva celebrato il processo ai responsabili identificati grazie ad un lavoro investigativo coordinato dall'allora giovanissimo sostituto Salvatore Boemi, la Corte ritenne di effettuare, presenti alcuni degli imputati, un sopralluogo nella zona in cui, il pomeriggio del primo aprile, una tiepida giornata di primavera, tre militari del Radiomobile di Taurianova, Caruso, Condello e Pasquale Giacoppo, scampato alla morte perchè rimasto nell'auto di servizio, fecero irruzione nella casetta colonica.
Il militare sfuggito per pura fatalità all'eccidio, rievocò, tra la commozione dei presenti, i terribili momenti della sparatoria, della fuga disordinata dei mafiosi che stavano partecipando ad una riunione che, si disse, sarebbe servita ad "organizzare" la partecipazione delle famiglie ndranghetiste dominanti agli appalti per i lavori pubblici da effettuare nella zona.
Giacoppo, visti i quattro cadaveri, corse in caserma (la radio non funzionava bene e, allora, i cellulari non c'erano) e chiese aiuto: Condello e Caruso avevano le divise strappate, avevano lottato fino allo stremo per disarmare e fare fuoco contro alcuni dei criminali che, per tutta risposta, gli scaricarono contro le armi.
Bisognava "coprire" il misterioso mister X in onore del quale la riunione era stata organizzata. Dopo una serie di accertamenti e dopo la testimonianza d'un benzinaio conosciuto col soprannome di Calimero (il pulcino d'uno slogan pubblicitario in voga al tempo) finì sotto processo il potente direttore dell'Area di Sviluppo Industriale, Renato Montagnese, esponente di spicco della Dc, scagionato dopo una tormentata istruttoria condotta da un magistrato reggino in servizio a Palmi, Augusto Di Marco, scomparso qualche anno fa.
E' rimasta avvolta nel mistero la figura del "presidente" del summit, resta la sentenza dei giudici palmesi raccolta in un prezioso volume curato dal giudice Saverio Mannino con la prefazione di Luigi Malafarina.
L'esempio del sacrificio dei carabinieri medaglie d'oro Caruso e Condello viene offerto a chi intraprende la carriera nell'Arma scegliendo di mettersi al servizio dello Stato senza riserve, senza rinunciare al sacrificio, anche a quello della vita, come fecero i nostri due eroi, un pomeriggio d'aprile nell'aranceto di Razzà.

Nella foto, i funerali di Stato ai carabinieri uccisi a Razzà

06/04/10

A UN ANNO DAL TERREMOTO IL MIRACOLO DI RADIO ROCK CONTINUA


E' passato un anno, ma quella notte non potrò certo dimenticarla: tutta Roma tremò per le scosse che stavano devastando l'Aquila, un terremoto disastroso le cui ferite sono ancora presenti, nonostante la ricostruzione sia partita celermente, come mai nel passato d'una Italia terra ballerina.
Mentre nella antica città abruzzese le case crollavano inghiottendo i morti a decine, nella Capitale, ai piani alti, il sisma venne avvertito al punto da gettare tutti dal letto e, in men che non si dica, strade e piazze si riempirono.
Le notizie, sui canali televisivi, tranne quelli a pagamento, arrivavano col contagocce, ma ci fu un'emittente che, nel silenzio generale, tenne informati quelli che, come me, erano sintonizzati sulle frequenze di Radio Rock.
Che notte, quella notte: i due giovani conduttori improvvisarono una straordinaria diretta, dando voce alle tante persone, specialmente quelle anziane e sole, che chiedevano soltanto di poter parlare con qualcuno, di condividere i momenti d'angoscia, di avere un pò di conforto.
La notte di Radio Rock: ne scrissi su questo blog e fu un diluvio di "visite" e di mail, non me l'aspettavo, il pezzo fu letto e riletto durante le ore successive, capisci, in questi momenti, che questo mestiere, a volte, vale la pena di averlo scelto come compagno di vita, di tutta una vita. Il miracolo di Radio Rock continua ancora.

03/04/10

MARRAZZO DI NUOVO IN TV, UN ESEMPIO NEGATIVO


Il caso Marrazzo torna in questi giorni sulle prime pagine dei giornali che, in verità, avevano fatto calare una sorta di cortina del silenzio dopo le misteriosi morti dello spacciatore-confidente Cafasso e del trans Brenda.
Anzi, era iniziata una operazione-recupero dell'immagine dell'ex governatore, fotografato sorridente, con tanto di scorta, assieme ad una delle sue figlie e si era parlato con una certa insistenza del rientro in Rai dopo una lunghissima aspettativa.
In Italia, si sa, attorno a certi personaggi, pur se coinvolti in storie non proprio pulite (meglio ancora se ospiti per qualche tempo delle patrie galere) scatta una specie di "perdonanza" e talvolta c'è chi si avvantaggia di questo status, fino a trarne anche benefici di carriera.
E' successo per altri giornalisti (clamoroso il caso Farina, la spia chiamata in codice Betulla), anche in ambito diciamo nostrano c'è qualche episodio: il ritorno in pista c'è stato e, come se niente fosse accaduto, continuano a pontificare e a fare del moralismo a buon prezzo.
Ora che si parli di Marrazzo inviato in una sede estera, o addirittura come conduttore di un programma su Rai 3, ci sembra eccessivo, il consiglio d'amministrazione e i direttori di rete dovrebbero tenere conto che il personaggio non rappresenta certamente il meglio del giornalismo ed è un esempio negativo soprattutto per i giovani. C'è chi dice che la vita privata non deve essere confusa con quella professionale, ma c'è un limite a tutto. Si vuole continuare a pagare uno stipendio a Marrazzo, con i soldi dei contribuenti, lo facciano pure, ma ci risparmino il suo sguardo strabico e il sorrisetto dai teleschermi.

Nella foto. Marrazzo il giorno del suo secondo matrimonio

30/03/10

LOIERO AMMAZZATO (POLITICAMENTE) DAL FUOCO AMICO


Non si dà pace il governatore uscente, e non rientrante, della Calabria Agazio Loiero da Santa Severina che ancora non si è svegliato e, come se avesse fatto un brutto sogno, non riesce a capacitarsi sul come e sul perchè gli elettori calabresi gli abbiano inflitto una batosta così solenne che non ha eguali a memoria d'uomo nella storia politica regionale.
Giuseppe Scopelliti, Peppe per gli amici e i numerosi compari sparsi un pò dovunque, gli ha sfilato la poltrona con un successo così chiaro e netto da non dare luogo ad alcun tipo di recriminazione.
Il re è morto, viva il re, usavano dire ai tempi della rivoluzione francese, quando ancora, per selezionare la classe politica, (si fa per dire) veniva usato uno strumento chiamato ghigliottina.
Loiero, col suo circo di portaborse, portavoce, addetti stampa in quantità, "consiglieri" a libro paga, ingombranti giornalisti delle cui doti di menagramo tutti in Calabria sono a conoscenza, tranne lui, avrà tempo per meditare su questa sconfitta che mi ha riportato alla memoria un episodio di qualche anno fa.
Il buon Agazio lo avevo incontrato una notte, tornando dal lavoro: era stato a bussare alla porta di "amici" messinesi dopo la trombatura elettorale, accompagnato dalla sua musa ispiratrice del tempo, aveva ottenuto una collaborazione col giornale, allora, più diffuso.
Ma un vecchio navigatore della politica come lui non ci aveva messo molto a tornare in sella e a dimenticare chi, nei momenti bui, gli aveva teso una mano: da quando era riuscito ad impossessarsi del "trono" maldestramente occupato dal barzellettiere Chiaravalloti, aveva fatto altre scelte, diciamo così, editoriali.
E' finita come è finita, con una violenta campagna anti Scopelliti che ha finito col provocare una reazione contraria nell'elettorato calabrese che, in fondo, tanto stupido non è, e ne abbiamo avuto la dimostrazione. Alla gente i personaggi equivoci, lobbisti, voltagabbana a pagamento, non piacciono e nel segreto dell'urna hanno scelto il Peppe show decantato sulle colonne del Corriere da Gian Antonio Stella.
Colpito dal fuoco di chi credeva amico, Agazio (che strazio quella sua ultima apparizione in tv dopo la mazzata) che ha perso i buoi, come recita un antico proverbio contadino, e adesso va cercando le corna. A Scopelliti toccherà raccogliere le macerie lasciate da Loiero e compagnia, e non sarà facile, anche perchè quello che è stato definito lo tsunami politico calabrese, non ha portato via che una piccola parte di quella classe politica incapace e rissosa che abbiamo avuto tra le scatole negli ultimi anni. Auguriamo a Giuseppe Scopelliti che seguiamo da quando, quasi coi pantaloni corti, iniziò la sua fortunata carriera politica, tutto il bene possibile, nell'interesse d'una Calabria che non ha bisogno di proclami, belle parole, promesse mirabolanti. Tiriamoci tutti sù le maniche, è l'occasione per far vedere al resto d'Italia che anche quaggiù i miracoli sono possibili.
Dimenticavamo: anche nella notte di festa, per la storica vittoria del reggino Scopelliti, che fa rialzare la testa alla città, i soliti incendi dolosi hanno sinistramente illuminato vari quartieri. Comunque, auguri al nuovo governatore e che il Signore lo illumini.

26/03/10

ANCORA POCHE ORE E LA FIERA DELLE ILLUSIONI SARA' UN RICORDO


Mancano ormai poche ore alla conclusione d'una campagna elettorale che lascia dietro di sè il retrogusto d'una alluvione di parole, promesse, illusioni a buon prezzo, tensioni, bugie grossolane spacciate per limpide verità, un senso di sporcizia che pervade città e paesi, mentre dai muri ci sorridono facce note e meno note, anzi per lo più si tratta dei soliti noti che da decenni imperversano e che, a quanto pare, non hanno intenzione alcuna di mollare.
La lotta, senza esclusione di colpi, ivi comprese gravi calunnie, pericolose allusioni, sfide tipo ok corral, ha visto di fronte due personaggi in particolare, perchè il buon Callipo in questo turbinio di colpi proibiti è rimasto fuori. Il settantenne Agazio Loiero, politico di professione, di buona cultura, abile affabulatore, con ancora addosso il cappotto democristiano, il poco più che quarantenne, ma politicamente molto anziano, Giuseppe Scopelliti, detto Peppe, cultura da studente di ragioneria, qualche problema con la geografia, circondato da un esercito di giovani di varia estrazione e da professionisti della borghesia cittadina da lui valorizzati e "incaricati" durante questi lunghi anni di governo della città.
Certamente Reggio ha smesso da tempo d'essere la Beirut italiana, come venne definita dal buon onorevole Cabras durante una delle tante "discese" della commissione parlamentare antimafia. Ma non è tutto merito di Scopelliti, presente a tempo pieno sugli schermi televisivi e sulle pagine dei giornali amici e secondo solo al suo amico Gasparri dallo sguardo bovino.
Presentare Scopelliti come la novità della politica calabrese è, a voler essere buoni, una boutade, come se il ragazzone del rione Tremulini fosse un neofita, una ventata d'aria pura, anzichè il soffio mefitico che viene fuori dai palazzi del potere che lui ben conosce.
Non voglio essere pessimista ad ogni costo, ma tanti anni di "mestiere" esercitato in questa città qualcosa mi hanno insegnato, troppe primavere sono passate e questa che ormai avanza non credo che porterà, una volta chiuse le urne, rimossi gli orribili manifesti che insozzano dappertutto, qualcosa di nuovo, di positivo. I reggini, lo sappiamo bene, ancora una volta saranno capaci di sopportare le delusioni, i galoppini, sempre gli stessi, con partiti diversi, avranno portato a casa un pò di soldi, qualche posticino di lavoro, poi tutto tornerà come prima, aspettando le prossime politiche.
Il ritornello è stato uguale, terribilmente noioso: lavoro, sicurezza, ambiente, giovani, e, immancabile, il riferimento a quel turismo sempre sognato come la panacea di tutti i mali.
Già lunedi sera le prime sentenze saranno emesse, il popolo avrà scelto e la Calabria sarà consegnata nelle rapaci mani di chi, per cinque anni (ma c'è chi spera anche più) dovrà governare. Che il buon Dio ci aiuti.

23/03/10

GLI STEMMI CHE "RACCONTANO" LA STORIA DELLA CALABRIA


Un volume che è destinato certamente ad arricchire le biblioteche non solo degli studiosi e dei calabresi, ma soprattutto quelle di chi dalla Calabria, per vari motivi, s'è allontanato e vive altrove.
Bene ha fatto a sottolinearlo il presidente del consiglio regionale uscente (e,speriamo, rientrante) Giuseppe Bova in occasione della presentazione alla stampa del volume sugli stemmi dei Comuni della nostra regione curato dal collega Enzo Laganà e dalla professoressa Gabriella Catalano. Dato il clima pre-elettorale, gli autori e l'editore Iiriti hanno giustamente scelto di farlo in maniera sobria, sotto la regia del giovane e brillante portavoce del presidente, Gianpaolo Latella, cui auguriamo una fortunata carriera.
Il libro colma, come ha scritto lo stesso Bova nella presentazione, una lacuna di carattere documentale, storico e sociale. Pochi, infatti, conoscono con esattezza cosa raffiguri lo stemma del proprio Comune e, men che meno, quello della Provincia d'appartenenza. Eppure, di solito, lo vediamo effigiato in testa ai documenti ufficiali, alle quotidiane comunicazioni, agli inviti per manifestazioni d'ogni tipo.
Eppure, lo stemma è fondamentale per una comunità, solo di recente in Calabria si è presa coscienza di come esso non sia un semplice simbolo esteriore, ma rappresenti molto di più.
Bova auspica, ed è questa una sua vecchia idea, che palazzo Campanella, sede dell'assemblea regionale, abbia, come il Quirinale, una sala riservata agli stemmi degli enti locali. Dopo tutto, è o non è la "casa dei calabresi?".
Laganà e la Catalano non si sono limitati ad una ricerca, peraltro durata anni, sugli stemmi, ma hanno condotto un'indagine storico-sociologica, comune per comune, rivisitando percorsi già tracciati in passato, ma ormai inadeguati.
Un'opera imponente che l'editore dovrebbe a breve riproporre in edizione economica (questa è stata stampata per la Regione) e che dovrebbe essere fatta conoscere nelle città dell'altra Italia dove vivono robuste comunità di calabresi.
La storia d'una Calabria che tutti dovrebbero conoscere, specie i giovani che sembra abbiano smarrito la loro identità e che, spesso, non sanno nulla dei luoghi in cui sono nati e vivono.

16/03/10

ARRIVA YUKI KURI KURI, LEGGERA COME UN FIOCCO DI NEVE


Nuovo appuntamento di grande prestigio alla galleria Monogramma di via Margutta, il cuore artistico della Capitale e di cui uno dei principali animatori è il reggino Giovanni Morabito.
Venerdì 19, giorno di San Giuseppe, alle 18,30, s'inaugura la mostra di un'artista giapponese del tutto particolare, Yuki Kuri Kuri. Il curatore del catalogo, Domenico Mascagni,tra l'altro, così si esprime illustrandone la figura. "Quest'anno a Roma, scrive il critico romano, è caduta la neve e a via Margutta è arrivato, da lontano, il fiocco di neve più tenace - con il tempo non si è sciolto, come gli altri, ma si è consolidato -è più particolare perchè si è ricoperto dei colori raccolti durante il viaggio.
La sorpresa, l'emozione, lo stupore e la felicità di una nevicata, e poi, soprattutto il silenzio: così, aggiunge Mascagni, in silenzio arriva da lontano il grido di gioia che da Yuki riempie tutta via Margutta.
Yuki porta le sue sacche, le borse, le tele: con antiche tecniche giapponesi cuce, con disegni originali, i nastri colorati rubati nel suo sereno peregrinare, Marco Polo a ritroso; con i suoi grandi occhi allagati da uno stupore tutto orientale fotografa emozioni e ce le restituisce nell'armonioso accostamento dei colori e nelle forme degli oggetti".
La mostra resterà aperta fino al 14 aprile e osserverà, esclusi i giorni festivi, il seguente orario: dalle 10 alle 13, e dalle 16 alle 19,30.
Giovanni Morabito e il figlio Gianluca, che cura l'ufficio stampa di Monogramma, hanno fatto, come al solito, le cose in grande: si prevede una nutrita presenza di personaggi della cultura, dell'arte, dello spettacolo, del giornalismo, nonchè di rappresentanti della "colonia" di calabresi, reggini in particolare, residenti a Roma.

12/03/10

DIGA SUL MENTA, L'ENNESIMA PRESA IN GIRO PER I REGGINI


Che miracoli fanno le elezioni. Il presidente uscente (e forse, purtroppo, rientrante) della Regione Calabria, l'ineffabile Agazio Loiero, ha "inaugurato" (le virgolette sono d'obbligo) un serbatoio che raccoglie l'acqua della Diga sul torrente Menta, in Aspromonte, e la porta in città.
La storia di questa diga parte più di trent'anni fa ed ha formato oggetto del programma di sette-otto giunte regionali, oltre che dei sindaci che si sono avvicendati a palazzo San Giorgio. Dal completamento di questa struttura sarebbe arrivata (questo è stato detto in tutte le salse in questi anni)la fine di una carenza idrica che ha fatto della città di Reggio Calabria una delle più "assetate" d'Italia.
Loiero, che sta setacciando la regione alla ricerca disperata del recupero sul duo Scopelliti-Callipo,ha fatto una invasione nel campo del nemico numero uno ed ha annunciato urbi et orbi, che Reggio avrà, da oggi in poi, anzi da ieri, tutta l'acqua che vuole, dimenticando che i lavori della diga sul Menta sono lontani dalla conclusione, che ci vogliono, soldi permettendo, almeno tre-quattro anni, ma chi volete che vada a controllare, l'importante è che i giornalisti amici e i soliti personaggi che animano le segreterie elettorali del possibile vincente facciano festa assieme all'Agazio de noantri, come direbbero a Roma.
In questa campagna elettorale all'ultimo sangue, mentre giunge da lontano un sinistro tintinnio di manette, ci mancava quest'altra grossa boutade degna del peggiore Berlusconi, insomma l'ennesima illusione per quegli allocchi degli elettori reggini.
Intanto, mi giunge notizia che una pioggia di euro sta per arrivare, sempre attraverso l'Agazio nazionale, a quei comuni che hanno avuto danni alluvionali: c'è stata gente invitata in tutta fretta a presentare la classica "domandina", con la quale chiedere di entrare nel gran calderone delle provvidenze per chi da Giove Pluvio ha avuto danni alla casa o all'azienda. Denaro che, parliamoci chiaro, andrà anche a chi dalle calamità naturali è stato duramente colpito, ma che finirà anche in altre tasche. Miracoli della campagna elettorale.

08/03/10

GIANNI ELSNER CONTINUA A VIVERE, LA SUA VOCE COMMUOVE TUTTA ROMA


Ci sono persone che, nella tua vita, avresti voluto conoscere, ma non ti è stato possibile farlo, e dentro ti resta un grande rammarico quando queste non ci sono più.
E' il caso di un "amico" radiofonico, la cui voce mi ha fatto compagnia in questi ultimi anni di soggiorno romano: Gianni Elsner, che è scomparso portato via da un brutto male solo qualche mese fa, da più di trent'anni, era il leader di Radio Luna prima, di Radiosei, l'emittente biancazzurra cara ai tifosi laziali, poi.
La sua trasmissione "Te lo faccio vedere chi sono io" era seguitissima, anche nella replica notturna, a fargli da spalla, quasi sempre, un suo giovane e bravo collaboratore, quel Federico Ghilardi che, assieme agli altri "ragazzi" allevati da Elsner, sta continuando l'opera del maestro, soprattutto nella promozione della Fondazione che di Gianni Elsner porta il nome.
Nelle sue molteplici attività, Gianni s'era distinto nella cura dei bimbi abbandonati del Paraguay, ma anche in altre opere di carattere sociale. Già parlamentare radicale, aveva rotto subito con la "banda Pannella" rifiutandosi di versare al partito lo stipendio di deputato, preferendo dirottarlo su una casa di riposo per artisti, lui che da attore aveva tentato la fortuna, negli anni Sessanta, trasferendosi dalla natia Merano nella Capitale. Fine dicitore, amava tuttora organizzare spettacoli, ma il suo cuore era riservato alla Lazio: amatissimo dai tifosi, rispettato dai presidenti, compreso lo scorbutico Lotito, che spesso si recava a Radiosei, anche già minato dalla malattia aveva guidato un gruppo di tifosi in Cina per seguire la squadra che gli avrebbe poi regalato l'ultima gioia, la conquista della Coppa Italia.
Mi sono più volte ripromesso di fare un salto alla radio e presentarmi a lui, mi sarebbe piaciuto scambiare due chiacchiere, ma la sua voce, adesso, la posso sentire solo quando Federico, Francesco e Simone, rimandano in onda pezzi di vecchie trasmissioni. E la commozione è grande, a centinaia chiamano e mandano mail, Gianni vive ancora, è un miracolo che si ripete ogni giorno.

04/03/10

IL CALENDARIO DEL GIUDICE-FOTOGRAFO PER AMORE DELLA SUA TERRA


Il suo è uno dei mestieri più difficili, amministrare la giustizia: Vincenzo Gaetano Capozza, Enzo per gli amici, calabrese di Crotone, giudice del Tribunale di Roma, impegnato ogni giorno nel compito, delicatissimo, di decidere il destino degli indagati che ricorrono al Tribunale del riesame o della libertà, la prima verifica della "tenuta" dell'accusa, sia nelle inchieste più importanti, che nei casi di cosiddetta ordinaria giustizia.
Ma non è del Capozza magistrato che voglio parlare, ma di quello che è il suo hobby, fissare con l'obiettivo le meraviglie della natura nella sua Calabria e nei luoghi che ama visitare. Ho apprezzato le sue foto già qualche giorno dopo esserci conosciuti, quali componenti d'una commissione d'esami dell'Ordine nazionale dei giornalisti.
Con Enzo è nata un' affettuosa amicizia, quando gli impegni reciproci ce lo consentono riusciamo a vederci, ed è sempre un piacere. Una grandissima sorpresa è stata per me l'altro giorno ricevere una copia dello splendido calendario che ha preparato, corredandolo di straordinarie immagini e, quasi come una sorta di colonna sonora fatta di parole, riportando pensieri, aforismi, brani d'autore, sue semplici considerazioni.
Gennaio s'apre, ad esempio, con un'espressione di Carlo Levi: "Anno, portami lontano dalle cose ripetute, fa che non sia vano il restare solo e consenti il volo alle cose perdute". Un gabbiano solitario apre le sue ali sul mare d'un azzurro irripetibile.
E il mare, quello dello Jonio che gli è tanto caro, Capozza coglie, come nell'immagine che ci accompagna a febbraio, mentre infrange le sue onde sulla sabbia rossiccia. Miglior commento non poteva che essere un richiamo all'idea di gioventù come l'ha interpretata il grande Bob Dylan:"Essere giovani vuol dire tenere aperto l'oblò della speranza, anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro"
La casetta semi diroccata di uno dei tanti paesi della Calabria degli ultimi, dà lo spunto, siamo a Giugno, per richiamare alla memoria Giuseppe Ungaretti, indimenticabile.
"Di tante cose non è rimasto che qualche brandello di muro, di tanti che mi corrispondevano non è rimasto neppure tanto, ma nel cuore nessuna croce manca, è il mio cuore il paese più straziato".
L'anno che stiamo vivendo Enzo Capozza l'ha voluto chiudere, gratificando i pochi fortunati ai quali ha riservato questo prezioso dono, con una frase di Albert Einstein: "Chi non riesce a provare stupore e meraviglia è già come morto, e i suoi occhi sono incapaci di vedere".

03/03/10

AL CITTADINO ELETTORE CI PENSA QUALCUNO?


Una campagna elettorale così, in tanti anni di carriera, non l'ho mai vissuta, tra ricorsi, denunce, colpi bassi, arresti eccellenti, fiumi di telefonate intercettate, ricatti, tensioni politiche. Il tutto mentre il povero elettore è sempre più disorientato e sicuramente male informato, visto che i mammasantissima che governano la Rai, con in testa quel Mauro Masi, uomo buono per tutte le stagioni, l'ineffabile Garimberti, e il sempre più rincoglionito Zavoli, hanno deciso la chiusura dei cosiddetti talk show infischiandosene della tanto invocata, ma in questo caso calpestata, Costituzione della repubblica.
E' un abbaiare alla luna quello dei sindacalisti dell'informazione, sempre più politicizzati e impegnati nella difesa delle poltrone, questa che si concluderà a fine mese passerà certamente alla storia come la competizione elettorale più anomala dalla nascita della repubblica. Quello che mi arriva dalla Calabria (la mia fonte principale, in questo periodo, è Strill) non è certamente di conforto, visto che Loiero è sgusciato come un'anguilla anche da una importante inchiesta giudiziaria, e si appresta a sferrare l'assalto alla corazzata Scopelliti, che si muove, a quanto pare, con largo dispendio di uomini e mezzi.
Una previsione che mi sento di fare è di un aumento dell'assenteismo elettorale, facilitato dalla miriade di notizie negative che si abbattono sui cittadini che pure hanno una spiccata coscienza civica e vorrebbero scegliere, col loro voto, chi dovrebbe governarli. Un disorientamento generale che non fa bene al Paese e, soprattutto, alla democrazia.

17/02/10

LA CALABRIA FRANA SULLA SUA CLASSE POLITICA


Le drammatiche immagini della gigantesca frana di Maierato hanno riportato l'attenzione di tutto il mondo sulla Calabria, riaprendo antiche ferite su una terra che già moltissimi anni fa Giustino Fortunato, meridionalista anti litteram, aveva descritto come uno "sfasciume pendulo sul mare".
Quel mare che, dall'alto delle colline di Maierato, a pochi chilomentri da Vibo e da Tropea, le "regine" del turismo estivo, s'intravede, nelle giornate di cielo chiaro all'orizzonte si stagliano le Eolie.
Le notizie s'accavallano, è un tragico bollettino dalle cinque province calabresi, proprio nei giorni in cui la classe politica è in tutt'altre faccende affaccendata: il presidente uscente, e forse purtroppo rientrante, l'ineffabile Agazio Loiero, sorride dalle pagine del suo giornale preferito, dopo aver vinto le primarie. Non è stato quel plebiscito che i suoi corifei si erano affrettati ad annunciare, addirittura oltre l'ottanta per cento, ma non è andata così, è stata veicolata una immagine distorta della realtà, tanto quegli allocchi dei calabresi sono abituati ormai a credere a tutto.
Ma, come dice un antico proverbio, il diavolo spesso ci mette la coda e il clima trionfalistico è stato turbato dall'ennesima disgrazia abbattutasi a pochi chilometri dal "regno" di Loiero e soci.
Ci si aspettava, a questo punto, l'arrivo del presidente Berlusconi, accompagnato da Bertolaso, l'uomo delle emergenze, ma il primo era impegnato nella presentazione delle "ragazze" candidate alle Regioni, l'altro a difendersi su tutti i canali e su tutti i giornali, della Calabria qualcuno si occuperà, come a Cavallerizzo, come in tanti altri posti.
Tra il fango e le macerie la gente s'aggira smarrita, sola di fronte al dramma, qualcuno porterà forse da mangiare e da bere, l'estate non è molto lontana, si può vivere anche in tenda.

14/02/10

SCOPERTI 101 LUOGHI ADATTI PER DICHIARARSI A CHI SI AMA


Sono due le radio romane che seguo con assiduità e che mi tengono compagnia anche nelle ore notturne, durante i viaggi in auto: si tratta di Radio Rock, sì quella della famosa notte del terremoto de L'Aquila, e Radio sei, che è l'emittente ufficiale dei tifosi laziali.Io, che di fede calcistica, sin da bambino, sono romanista, amo ugualmente questa radio che ho scoperto quando a guidarla era un personaggio assai noto nella Capitale, Gianni Elsner, anche lui romano d'adozione, già parlamentare radicale, promotore di varie iniziative socio-culturali, tifosissimo dei colori biancazzurri.
Elsner è scomparso qualche mese fa, al suo funerale, come s'usa dire, c'era mezza Roma, a suo nome è stata intitolata una Fondazione, la radio va avanti come se lui fosse sempre presente, coi "ragazzi" che in oltre trent'anni ha allevato.In occasione della festa degli innamorati che continua ad essere onorata alla grande, con enorme consumo di fiori, dolci, regali d'ogni genere, Radio sei ha ospitato una giovane scrittrice, Valeria Arnaldi, che ha appena sfornato, per i tipi della Newton Compton un interessante volume che propone 101 luoghi di Roma, adatti, secondo l'autrice, per gli incontri amorosi, ma anche per una riscoperta di paesaggi, scorci particolari, edifici e monumenti che anche i romani neppure conoscono o, se sanno che esistono, non li hanno mai visitati.
E così, in attesa di correre in libreria, come avranno fatto tanti degli ascoltatori di Radio sei, per un regalo originale il giorno di San Valentino, ne ho gustato un anticipo grazie all'autrice. Ho appreso, ad esempio, che c'è un portone, in zona Aventino, dal quale, guardando dal buco della serratura, si può, attraverso il giardino del palazzo, godere la vista di San Pietro.
Una delle tante "chicche" che Valeria Arnaldi ha scovato per consigliare a chi deve dichiarare il suo amore, magari offrendo l'anello con la promessa di matrimonio, il posto migliore per creare l'atmosfera più adatta
Radio sei, come fanno anche emittenti private d'altre città, mette in palio premi per chi azzecca risultati e marcatori della squadra del cuore, dando spazio, oltre ai fedelissimi laziali, anche ai romanisti che, in questo momento, certamente non soffrone le pene degli uomini di Lotito. Così Gianni Elsner aveva voluto e così Federico e gli altri (perdonantemi, non conosco i nomi di tutti) fanno. Radio Rock e Radio sei, ognuna per la sua parte, svolgono ruoli importanti in una metropoli attraversata da lingue, tradizioni, storie, passioni, al servizio degli ascoltatori con un rapporto diretto e insostituibile.

12/02/10

ROMA TUTTA CANDIDA COME DOPO LA GRANDE NEVICATA DEL '56


I romani l'aspettavano dal 2005, quando sulla Capitale erano caduti pochi centimetri di neve. Ma quella di oggi avrà certamente richiamato alla memoria, specialmente di quelli più avanti negli anni, la famosa nevicata del 1956, immortalata nella splendida canzone portata al successo da Franco Califano e dall'indimenticabile Mia Martini.
Uno spettacolo inomparabile, il bianco manto ha cominciato ad avvolgere i quartieri più in alto, come ad esempio le zone di Monte Mario, Camilluccia, Trionfale, intorno alle otto e mezza, quando il traffico è in uno dei momenti di punta e i ragazzi che andavano a scuola ne hanno approfittato per due "pallate" prima d'entrare in classe.
Ma sono stati in tanti che, con la scusa del freddo, non sono entrati ed hanno preferito riunirsi nei bar a far casino, dopo tutto un evento del genere chissà quando capiterà di nuovo.
Roma è diventata, specialmente nelle pinete e lungo il Tevere, come una delle città nordiche, lungo la tangenziale le auto, contrariamente al solito, procedevano lentamente, nessuno se lo è voluto perdere questo spettacolo.
Roma era tutta candida, tutta pulita e lucida, cantava Califano, e allora non c'era certo lo smog di adesso, sia benedetta la neve, che ci farà respirare meglio. E intanto, per gli amanti dello sci, s'annuncia un fine settimana d'eccezione, il Terminillo è a pochi minuti, e poi il Gran Sasso e le altre mete abruzzesi. Si dice che la bianca coltre (all'Ansa ci vietavano di usare questo termine) porti bene, sotto la neve pane, dicevano gli antichi. Che sia un buon segno per questo 2010 partito all'insegna di scandali, tensioni politiche e crisi inarrestabile?. Io ci credo.

22/01/10

IL CASO GENCHI, E' QUESTA LA "VERA" BOMBA DI REGGIO




La scena si svolge in una libreria del centro città: un uomo entra, quasi sussurra all'orecchio del commesso qualcosa, poi, dopo che questi gli ha consegnato due volumi, esce con passo veloce, fuori ha parcheggiato un'auto blindata, di quelle in uso ai magistrati.
"E' l'autista di...... ci confida il commesso, facendoci un chiaro segnale, meglio tenere la bocca chiusa.
Il libro che ha appena ritirato, in doppia copia, è edito da Aliberti ed ha la prefazione scritta da MarcoTravaglio, il titolo è "Il caso Genchi", storia di un uomo in balia dello Stato. L'autore è un giovane collega, Edoardo Montolli, che per mesi, ha potuto scavare nel famoso archivio del poliziotto palermitano, ma soprattutto nella portentosa memoria di quest'ultimo che, da anni, lavorando per le Procure di tutta Italia, ha contribuito a svelare tanti misteri, far scoprire delitti, ricostruire la rete di contatti tra personaggi di ogni tipo solo incrociando i dati dei cosiddetti tabulati telefonici.
Genchi, infatti, come molti non sanno, anche perchè sono stati disinformati, non era l'uomo che "intercettava" migliaia di persone, questo compito era affidato ad altri, lui stabiliva, con l'uso della tecnologia più avanzata, quante volte un dato personaggio chiamava o veniva chiamato, sia tramite cellulare che su utenza fissa, ed anche quanti sms riceveva o spediva.
A Reggio il libro è nuovamente introvabile, e un motivo c'è. I nostri concittadini, e non soltanto gli addetti ai lavori, nella politica, nel giornalismo, nella magistratura, ci trovano riferimenti a fatti e personaggi che a loro risultano noti, da tempo. Quando Berlusconi, in una dichiarazione di qualche mese fa, mentre Genchi veniva convocato dal Copasir presieduto dall'ineffabile Francesco Rutelli, che ora dovrebbe cedere la poltrona a Massimo D'Alema, disse che stava per venir fuori lo scandalo più grosso di questi ultimi vent'anni, non esagerava, ma anche a lui avevano fatto credere che Genchi fosse il depositario di intercettazioni che interessavano ben trecento cinquanta mila persone.
Purtroppo, l'aver fatto il suo dovere, rispondendo a precise indicazioni dei magistrati che lo nominavano perito, al vice questore-sindacalista della polizia di Stato, è costato assai caro, ma nello stesso tempo chi voleva distruggerlo ha fatto di lui un personaggio di livello nazionale. Richiesto da ogni parte d'Italia la sua agenda è piena fino a Marzo, ognuno vuol sentire la sua storia dal vivo, vuol leggere questo volumone di quasi mille pagine che è la storia della seconda repubblica anch'essa, riteniamo, ormai sul viale del tramonto.
Per quanto mi riguarda, non sono stato sorpreso dall'apprendere dei fittissimi (migliaia di contatti) rapporti telefonici tra alcuni magistrati e qualche giornalista, per me è una storia vecchia, anch'io, nel mio piccolo, ho fatto il cronista investigatore, quando mi sono dovuto difendere proprio da questi paladini dell'antimafia da salotto, ristorante (di lusso) e anche da camera da letto.
Incrociando i tabulati, Genchi s'è trovato di fronte, lui sì, ad uno scandalo che, prima o poi, qualcuno dovrà decidersi a tirare fuori dal fango e portare alla luce. Adesso i reggini, i cittadini comuni sanno, i librai continuano a chiedere altre copie alla casa editrice che ha già ristampato, il consiglio che mi sento di dare è di leggere con attenzione questo straordinario documento. L'immagine di qualcuno ne risulterà "corretta" e, forse, tante cose saranno più chiare.
Post scriptum
Ho appena finito di leggerlo e ora capisco perchè tanti potenti hanno paura del contenuto dell'archivio Genchi. Ve lo assicuro: dopo averlo letto, niente vi sembrerà più come prima.

17/01/10

TRA AGAZIO, PEPPE, PIPPO, ROBERTO, E FORSE QUALCHE ALTRO, AGLI ELETTORI CHI CI PENSA?


Quando penso ai poveri elettori calabresi, almeno a quelli che non intendono rinunciare al sacrosanto diritto al voto, che sono chiamati a scegliere tra personaggi come Agazio Loiero, detto anche mister scaricabarile, Peppe Scopelliti, il sindaco più amato dai reggini, benedico il momento in cui ho deciso di trasferire altrove la mia residenza.
In tanti, anche loro come me da anni ospiti della città eterna, dove esercitano con onore importanti professioni, hanno preso parte alla "parata" organizzata dal tandem Alemanno-Scopelliti, per saggiare la disponibilità dei calabresi residenti a Roma e indurli a far votare (loro non possono) almeno i parenti che stanno giù per il sorridente Peppe, accompagnato dalla consorte e dalla immancabile assessoressa ai grandi e piccoli eventi che, crediamo, abbia assicurato al governatore in pectore ampia messe di voti, almeno nelle zone aspromontane di provenienza.
Certo, qualche alternativa gli elettori che da tempo non digeriscono più Loiero e, almeno quelli di altre province calabresi, che Scopelliti non lo "sentono", ce l'avrebbero, come ad esempio il buon Pippo Callipo per il quale si stanno spendendo Tonino Di Pietro e l'ex magistrato Luigi De Magistris.
Una cosa è certa: la confusione regna sovrana tra primarie che saltano, accordi Pd-Udc che da una parte vengono confermati e dall'altra smentiti, la faccia pulita del deputato Occhiuto, caro a Casini, le pesanti accuse ad una parte della classe politica regionale rivolte da Angela Napoli da tempo non più amata da alcuni big del suo partito.
Che dire della Lo Moro, che va alla convention di Di Pietro, ma che precisa di essersi già schierata, dalla parte di Occhiuto. Bella riconoscenza nei confronti di Agazio che l'aveva imposta come assessore alla sanità.
Anche se ormai, per conoscere tutte, o quasi, le notizie, bisogna comprare almeno tre quotidiani regionali, su una cosa c'è certezza: Domenico Crea aveva la "copertura" niente popòdimeno, come avrebbe detto Mario Riva, di Marco Minniti, la testa più lucida del Pd, fresco di divorzio da Massimo D'Alema.
Agazio, dopo le rassicurazioni di Marco, uno che in certi ambienti è ben introdotto, dormiva tranquillo, tra una nomina e l'altra, una consulenza e l'altra, circondato da un nugolo di portaborse che vivono adesso nel terrore di dover abbandonare le loro cadreghe, per dirla alla milanese.
Il tutto sulla pelle dei poveri elettori calabresi, quelli che, ragionando con le loro teste, stanno da una parte o dall'altra. Tra Agazio, Peppe, Occhiuto, Callipo, e forse qualche altro, che Dio salvi la Calabria.


Nella foto: Pippo Marra e Corrado Calabrò, due calabresi illustri

08/01/10

TUTTI ALLA FIACCOLATA ANTIMAFIA, MA TIRA UNA BRUTTA ARIA


Lo scirocco soffia impietoso sulla città, tira una brutta aria. Ora che la grande sfilata è finita, i ministri e il corteo di personaggi che li ha accompagnati in quella che qualcuno ha definito "storica" missione reggina, sulle pagine dei giornali continua la serie delle dichiarazioni a getto continuo, l'occasione è troppo ghiotta per non farsi un pò di pubblicità gratuita con le elezioni alle porte.
Nei pressi del luogo dove è scoppiata la bomba, immediatamente classificata come mafiosa, ordinata dai capi cosca appositamente riuniti, giacciono sull'asfalto i resti della fiaccolata notturna che ha visto tutti compunti, con la faccia di circostanza, insomma, politici, sindacalisti, rappresentanti della cosiddetta società civile, ma anche professionisti dell'antimafia da salotto, da ristorante, ed anche da camera da letto, in qualche caso.
E poi, anche qualche politico che con la mafia in qualche modo deve averci avuto a che fare, se gli hanno ammazzato un congiunto, c'è chi si dà di gomito quando lo vede sfilare, certo ci sono anche quelli che ci credono, un manipolo di giovani verso i quali va tutta la mia stima, come padre, come professionista, come cittadino, ormai... saltuario di questa bella e sfortunata città.
Di summit "storici" ne abbiamo visti tanti, in passato, nel palazzo della Prefettura se ne sono svolti a decine, quando l'emergenza criminalità cresceva: le solite promesse, l'arrivo in missione di qualche decina di militari, un paio di magistrati "comandati" con promesse di vantaggi per la carriera.
Poi, appena le acque si calmavano, i sequestrati venivano liberati (magari con l'intervento...finanziario dello Stato) gli omicidi diminuivano, tutto tornava come prima. E così sarà anche stavolta, al di là degli impegni solenni e delle parole di fuoco, mentre i paladini dell'antimafia possono sbizzarrirsi.
Ci sono certi rappresentanti della giustizia che non sembra aspettino altro, per sbucare dai loro nascondigli e rilasciare interviste, scrivere editoriali, sempre loro, sempre gli stessi, mentre i colleghi che fanno le indagini, in silenzio, senza esporsi sorridenti ai riflettori, lavorano e basta.
In città non si trova una copia del libro di Gioacchino Genchi, il consulente informatico di tante Procure, il custode di scottanti segreti: c'è qualche pagina dedicata a personaggi noti ai reggini. Tranne che un coraggioso blogger, nessuno ne ha fatto cenno, eppure si tratta di cose di una certa gravità, certamente tutte da dimostrare, per carità, siamo garantisti e assolutamente convinti che si tratti di cose non vere, diremmo calunniose.
Sconsigliamo la lettura, se si vogliono evitare conati di vomito, di qualche editoriale ovviamente antimafia: tutto da apprezzare, anche se mi pare di ricordare che l'illustre opinionista, qualche tempo fa, abbia illustrato la "figura" di un boss ricordando al popolo quanto fosse gentile, salutava e offriva il caffè a tutti.
Alla prossima fiaccolata.

02/01/10

FAUSTO COPPI, IL SUO RICORDO OLTRE LO SPAZIO E IL TEMPO

Il dolore non ha spazio nè tempo, i ricordi, ma non tutti, ingialliscono col trascorrere degli anni e tanti, cinquanta, ne sono passati dalla morte, repentina e ingiusta, del campionissimo, l'uomo che ha diviso generazioni di sportivi, o stavi con Fausto o con Ginettaccio, il toscano linguacciuto e a volte arrogante.
Coppi è stato vittima di quello che, al giorno d'oggi, avremmo definito un caso della cosiddetta malasanità, ucciso da un errore di valutazione d'un medico, eppure sarebbe bastato inghiottire un paio di pastiglie di chinino che, all'epoca, e io lo ricordo benissimo, lo vendevano anche i tabaccai.
Quella mattina la notizia, come tanti italiani, l'appresi alla radio, che tenevo accesa anche quando studiavo, le scuole erano ancora chiuse per le vacanze natalizie, con gli amici s'era fatto tardi giocando a sette e mezzo. Nel pomeriggio, sull'arido campo della Pro Pellaro, sempre battuto dal vento, a due passi dal mare, ci attendeva la partita di calcio.
Per comperare i giornali bisognava andare a Reggio e il giorno dopo ci andammo, in bicicletta, a Sbarre la prima edicola, la terribile foto di Fausto, col vestito gessato e i capelli perfettamente pettinati, composto nella bara, accanto a lui la "dama bianca". Il nome, come sovente accade, glielo avevano affibbiato i giornalisti che seguivano le corse e sapevano ma, per tanto tempo, avevano taciuto la notizia di questo amore clandestino per il quale il nostro campione avrebbe pagato un prezzo altissimo.
Nell'Italia bigotta di quegli anni, furono in tanti a condannare la scelta d'amore di Fausto Coppi, la gente si sentiva come tradita, certe cose si facevano, ma di nascosto, il dramma di tante famiglie restava tra le mura domestiche, bisognava salvare le apparenze, ad ogni costo.
Tornai a casa, assieme a un paio di ragazzi della mia età, pedalando in silenzio, nell'aria ci sembrò di sentire come un fruscio d'ali sbattute, era l'airone che saliva lassù, sempre più su verso il traguardo più bello.
Tanto tempo è passato, ora ci si divide per altre ragioni, mentre dagli schermi ricompare la figura del più grande campione di tutti i tempi, lo stile è sgraziato, sul volto una smorfia, e la bicicletta sembra voler prendere da un momento all'altro il volo.
Fausto vive ancora nel cuore di tanti.

01/01/10

COME SARA' IL 2010 NELLA CITTA' DEI VENDITORI D'ILLUSIONI?


Il nuovo anno apre il cuore alla speranza, dopo mesi difficili, in una Calabria che non riesce a uscire dal baratro in cui anni di malgoverno l'hanno gettata, mentre le organizzazioni criminali, per tanto tempo lasciate indisturbate, hanno "governato" creando quella che non a caso è stata definita la maggiore industria calabrese.
E non sarà un anno facile neppure il 2010, inutile farsi eccessive illusioni, come quelle che hanno già cominciato a "vendere" i candidati alla conquista delle ambitissime poltrone del governo regionale, le elezioni sono alle porte e la bagarre è iniziata, c'è chi ha sguinzagliato i suoi galoppini a cercare, casa per casa, quel consenso che non è certo spontaneo.
I reggini che, nella notte di San Silvestro hanno fatto esplodere di tutto dalle terrazze, dalle finestre, dai balconi, in mezzo alle strade, nei quartieri alti e nelle casupole d'una periferia sempre più abbandonata, hanno buttato giù la loro rabbia, il senso di frustrazione di chi sa che a vincere saranno sempre loro.
Ad occupare i posti di potere, dovunque, ci saranno i riciclati, gli ex portaborse arricchiti, i colletti bianchi della 'ndrangheta con le loro facce perbene, quei sorrisi che fanno paura, votate gente, votate. E ancora una volta gireranno tanti soldi, spunteranno fuori posti di lavoro finora tenuti nascosti, si troveranno, quasi per incanto, risorse che nessuno sapeva esistessero.
E tutto avverrà, tranne qualche eccezione, (ma anche su questo sarei molto cauto) con la compiacenza d'una informazione che, in Calabria, rappresenta uno dei tanti problemi, governata, com'è, da gente buona per tutte le stagioni, di cui tutti conoscono la loro provenienza, il cammino personale e politico, le "spinte" di cui hanno goduto.
Ci ritroveremo a leggere i soliti editoriali, spesso incespicanti nella sintassi, improntati al "tutto va bene madama la marchesa" e alla rappresentazione d'una realtà totalmente diversa. Mentre l'anno s'è chiuso col solito caso di malasanità, leggeremo di "eccellenze" che esistono in qualche caso solo sulla carta, le pagine di giornale riempite dalle gesta degli "amici degli amici", sempre i soliti.
I reggini anche stavolta si faranno convincere, dopo tutto non hanno altra scelta, se si hanno figli disoccupati, problemi di salute, intoppi con la burocrazia, e il loro voto lo daranno ai padroni del vapore ben organizzati e capaci di pilotare, a loro favore, la stampa in mano a personaggi ben noti per i loro trascorsi umani e professionali che salgono in cattedra tentando di spiegare agli altri quello che neppure loro conoscono.
Alla squagliata della neve, che ancora non c'è, dice un detto popolare, compaiono i buchi, ed anche stavolta sarà così, finita la festa e smaltita l'euforia delle bollicine. Si è ripetuto quello che qualcuno ha definito il "rito della stupidità", con i botti ed il lancio di stoviglie per accogliere il nuovo anno, ma anche, purtroppo, con l'uso delle armi da fuoco. Gli estortori, quelli che non vanno mai in vacanza, ne hanno approfittato per dar vita ai loro "falò", anche la notte di Natale, per le loro vittime la festa è stata amara come quella della moglie dell'emigrante, raccontata dal grande Ciccio Errigo.


"Tu a chist'ura mpasti li pitrali, cu zucchuru, farina, latti e meli, e pensi chi stu durci di Natali senza di mia è amaru cchiù du feli".


Comunque vada, buon anno a tutti.