11/02/20

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questo blog non verrà più aggiornatoRingrazio tutti coloro che in questi anni mi hanno seguito e mi hanno stimolato a dare vita a un nuovo progetto con l'intento di provocare il dibattito a più voci su temi non riguardanti prevalentemente la professione..Arrivederci

13/09/18

Dal libro "Il Mestieraccio" - ricordo di Nello Vincelli

Dal ’52 la “Gazzetta” è nelle edicole, il fondatore, Uberto Bonino, col piglio del pioniere, decide che è il momento di tentare l’avventura in Calabria, secondo l’antica tradizione che vede Messina e la regione dirimpettaia impegnate in una sorta di scambio sinergico, in fatto d’informazione.
A Reggio affida la redazione, due stanzette in via Logoteta, a pochi passi da piazza Italia, al vulcanico Ciccio Liconti, assicuratore col pallino del giornalismo. Con lui lavorano alcuni giovani di belle speranze: Nello Vincelli, vicino al mondo cattolico, dirigente nazionale dei giovani Dc, Renato Turano, che in seguito sceglierà di fare il bancario, Umberto Paladino, reporter di razza, che, passato alla concorrente “Tribuna del Mezzogiorno,” abbandonerà poi anche lui la professione. Vincelli resta al giornale per un paio d’anni, ma si capisce che il suo destino è già scritto.
Grazie a uno sponsor che si chiama Amintore Fanfani, questo giovane mite, umile, che piace alla gente semplice, viene eletto, a neppure 27 anni, deputato, con più di quarantamila preferenze.
Reggio porta a Montecitorio, oltre a lui, Peppino Reale, austero professore di lettere, che vivrà anni dopo una breve parentesi da sindaco, e un chirurgo di fama, Antonino Spinelli, anche lui di Catona, il rione dove Nello Vincelli, nato in Sicilia (a Melilli, in provincia di Siracusa) ma reggino d’adozione, è venuto a vivere quando il padre, maresciallo dei carabinieri, vi si è trasferito.
Inizia per Sebastiano Vincelli, che continuerà a farsi chiamare Nello, una lunga carriera politica, ricca di soddisfazioni, ma anche costellata da qualche delusione.
Lui, nei momenti difficili, non s’è mai perso d’animo e ha continuato a vivere la sua vita per la politica, la politica come vita.
Deputato fino al ’76, poi senatore dal ’79 all’83, più volte sottosegretario, sempre presente nei vertici dello scudo crociato, amico dei più prestigiosi leader ma, sino alla fine, vicino a Fanfani, una fedeltà che in politica lo faceva apparire quasi come un marziano.
Nello Vincelli ha legato il suo nome a più di quarant’anni di vita politica in Calabria e a Reggio, la città che ha amato profondamente, il rione dove tornava sempre, nella casa a pochi passi dal mare dove ha atteso la morte con grande serenità, col conforto della Fede, l’assistenza delle due sorelle, del fratello, dei carissimi nipoti, rivolgendo per l’ultima volta lo sguardo al cielo azzurrissimo mentre davanti agli occhi calava inesorabile una nuvola nera.
Per lui la politica era tutto, ma la “Gazzetta” era il suo più grande amore. Le ultime energie le ha spese per l’associazione Anassilaos, che presiedeva, sempre prodigo di consigli, sempre disponibile al sacrificio.
Era, sin dalla costituzione dell’ente morale, consigliere della Fondazione Bonino-Pulejo. Un paio di mesi prima della morte, già provato dal male, parlammo a lungo, al telefono, aveva appena un filo di voce, ma era felice, perché poteva parlare della “sua” Gazzetta e per un attimo dimenticò l’appuntamento che la signora con in mano la falce “che pareggia tutte le erbe del prato”gli aveva fissato.
E parlammo anche di come prepararsi all’altra vita, lui che era cattolico osservante mi chiese cosa sarebbe stato opportuno leggere, oltre alle sacre Scritture, per affrontare il distacco.
Sussurrai due nomi: Manzoni e Bernanos, la conversione dell’Innominato e il “diario d’un curato di campagna”. Ho saputo che, negli ultimi tempi, erano la sua lettura preferita.
Se n’è andato così come era vissuto, in punta di piedi, al giudizio divino si è presentato con l’animo puro, di uomo sensibile e fermo nei suoi principi, politico capace e onesto, che sapeva dire le cose, senza alzare i toni.
Era ancora capace di farsi ascoltare, soprattutto dai giovani, in cui credeva, riuscendo a conservare quella freschezza di pensiero che è propria delle menti nobili.

18/06/18

LA VALLE DOVE NASCONO I SOGNI

Com'era bella quella valle, tutta verde tra dolci colline e tale è rimasta anche quando quel muro di cemento chiamato diga ha fatto nascere il lago che riflette il paesaggio ancora per fortuna selvaggio, nascosto quel tanto che lo ha salvato dall'aggressione degli uomini.
Un posto tranquillo, paesini di pochi abitanti, un negozio che vende tutto, la farmacia, la caserma dei carabinieri, la scuola: i ragazzi arrivano anche dai centri vicini e se vuoi comprare un giornale o fare benzina devi spostarti, col tempo la popolazione s'è ridotta, salvo l'estate quando rientrano gli emigrati e arrivano i turisti ospiti di un alberghetto che non ha tante pretese, ma è pulito e si mangia bene.
Poi, arriva l'autunno con un tantino di tristezza, gli amici sono partiti, qualche flirt sarà inevitabilmente destinato a finire, torna la noia dei pomeriggi, la solita partita a carte, il campionato. E' questo lo scenario di vita di un giovane, si chiama Andrea, ha fatto buoni studi, sta cominciando a lavorare, gioca al calcio, difensore ma anche buono per il centrocampo, uno dei tanti che calcano i campetti polverosi della vallata del Turano, nel cuore del Lazio poco conosciuto, ma che riserva inesplorate bellezze.
Di questi anni, del calcio dilettantistico d'allora, senza veleni e soprattutto senza soldi Andrea Lo Vasto ha voluto parlare nel suo libro "11 numero perfetto" edizioni Media & Books, il diario dai toni romantici di anni che hanno visto in quella valle  col lago dalle acque verdi nascere un sogno.
I protagonisti sono quanto di più assortito possa trovarsi nel genere umano: c'è il professionista che ha studio in città ma vive nel paesetto che ama, un farmacista, il piccolo industriale che è rimasto quando tutti sono andati via, il forestiero che è venuto per una vacanza e s'è fermato per sempre, il pensionato che allena per hobby, un gruppo di giocatori alcuni dei quali meriterebbero altri palcoscenici, invece debbono accontentarsi degli applausi di qualche decina di appassionati che assistono a partite spesso dai toni agonistici accesi, ma che si concludono con un abbraccio generale, senza rancore.
Nasce una società, con tutti i crismi dei regolamenti, le cariche, i compiti ben definiti, dal presidente al magazziniere, ai custodi e agli ex militari che assicurano vigilanza e frenano qualche spirito bollente. 
Il nome della squadra ci riporta ai campionati sudamericani, il Vacuna, i colori sociali sono sgargianti, invece il teatro è un altro, la voce si sparge nella vallata, tutti accorrono per vedere questo manipolo di coraggiosi che corre su terreni polverosi con palloni pesanti e non tutti hanno le scarpe adatte. Il tempo è passato, inesorabile, la vita ha portato Andrea altrove, la famiglia, il lavoro, un altro lavoro, ma nella mente un chiodo fisso, ore e ore, giorni e giorni, anni a rimestare tra i ricordi, a prendere appunti, a collezionare le amate citazioni latine, la lingua dei nostri padri, di coloro che sottomettendo tutti erano diventati i padroni del mondo, i romani. Nel suo libro non ha raccolto soltanto le tracce di quel calcio che è sparito per sempre, ma ha resuscitato personaggi, reinventato lo spirito che animò quel gruppetto di persone che hanno voluto far diventare realtà un sogno che sembrava impossibile.
Se capiti nella vallata, un giorno qualunque, e tendi l'orecchio attraversando uno dei tanti paesi sempre più silenziosi, ti sembra ancora di sentire il grido di vittoria del Vacuna, la squadra che resta un mito e chi la fondò, chi vestì quella maglia, a suo modo, fa parte della leggenda.

13/03/18

IL DIAVOLO INNAMORATO

L'appuntamento è per mercoledi, ore 21, al teatro LE SALETTE, zona piazza Cavour : va in scena la prima de "Il diavolo innamorato", regia di Stefano Maria Palmitessa. Un lavoro, che vede ancora all'opera la compagnia Paltò sbiancato, tratto da un'opera di Jacques Cazotte con l'adattamento di Francesca e Natale Barreca. Il cast degli artisti è composto da Alessandro Laureti, Mary Fotia, che cura anche i costumi, Filippo Di Lorenzo, assistente alla regia, Marilia Valenza, Viola Creti, Massimiliano Calabrese, Davide Poli. Le coreografie sono di Mara Palmitessa, le musiche di Silverio Scramoncin.
Il diavolo che tenta l'uomo, un clichè delle fantasie di tuttii tempi, ma quando ci si spinge oltre, le tentazioni aumentano. Alvaro, giovane e nobile, s'imbatte, per la sua curiosità di esplorare il mondo occulto, in un demone sui generis che decide di sperimentare il più profondo e rischioso dei sentimenti umani, l'amore.
Il testo affronta, in maniera originale, il rapporto tra il vizio e l'uomo. Biondetta freme di appassionata femminilità, sussulta e palpita come una donna mortale. L'intrigo si amplifica coinvolgendo sfere di relazioni e di affettuosità che porteranno il nobiluomo spagnolo a compiere un'ineludibile scelta. L'essenza dell'atmosfera del testo francese resta, ma questa piè ne esalta l'attualità asciugando fin dove è possibile il linguaggio che il brivido finale dilegua in una bolla opalescente. Da mercoledì a sabato spettacolo alle 21, domenica alle 18. Chi ha seguito le recenti performance de Il paltò sbiancato non ha dubbi, sarà certamente un successo.

21/02/18

GALLERIA DEGLI AMICI DEL "MESTIERACCIO"

Pietro Scognamiglio

Lorena Leonardi

Clara Ballari
Annalisa Venditti
Livia Di Schino
Valeria Ferrante
Francesca Carangelo

12/12/17

QUANDO IL MARE PROFUMAVA DI VACANZE






 


Anni Trenta, da Roma per arrivare a Santa Marinella, bastavano pochi minuti alle poche automobili in circolazione, altrimenti c'era il treno. C'è una famiglia della media borghesia che da qualche anno ci viene in vacanza, quella di Alessandro Zecca, questo posto gli è caro perché gli ricorda la costiera amalfitana, a lui che è di Salerno. Pertanto, appena si presenterà l'occasione, vuole comprare casa e quest'anno, il 1934, sembra quello buono. C'è un villino lungo la via Aurelia che potrebbe fare al caso suo anche perchè a Santa Marinella l'aria è particolarmente salutare e giova tanto ai bambini, quattro, che la moglie Teresa gli ha regalato.
Maria Vittoria Zecca, sposata Casa, la secondogenita, che ha tagliato il traguardo dei novant'anni, ha voluto, con l'aiuto della figlia Maria Cristina, dare alle stampe quello che lei definisce il diario di bordo degli anni spensierati della fanciullezza e della gioventù. Proprio a Santa Marinella conoscerà il futuro marito, Francesco Casa, scomparso qualche anno fa, dopo una brillante carriera di giornalista. Anche i figli Filippo e Giovanni hanno dato il loro contributo perchè questo desiderio dell'anziana madre venisse realizzato. "Quando il mare profumava di vacanze" edito da Vertigo è stato presentato, qualche giorno fa, nel salone della casa vacanze del Don Orione, zona Camilluccia. La descrizione che le autrici (mamma e figlia hanno scelto entrambe di insegnare lettere) fanno di quel villino di Santa Marinella è poetica, rinnovando momenti che hanno segnato la vita d'una famiglia felice: i pranzi a base di pesce, i frutti di mare mangiati crudi, la cassata portata da un amico siciliano, i bagni nel mare cristallino. Un papà che ama vivere alla grande, che sceglie il meglio, dal cibo ai vestiti, ai fiori per il giardino e che trasmetterà ai figli il culto dell'arte, della poesia, della bellezza intesa come senso di pienezza.
Un papà che riempiva la casa con la sua presenza e con le sue piccole manie, quale quella di avere sempre le scarpe lucidissime. Dopo un' infanzia difficile, era diventato dirigente d'una banca e uno studioso di economia, la sua casa era sempre aperta, non solo quella delle vacanze, per i suoi amici e quelli dei suoi figli. La vita spensierata, con i giochi di quell'epoca, senza play station e cellulari, senza computer, sarebbe finita presto con l'arrivo della guerra, i trasferimenti al seguito di papà, gli anni di scuola a "Les Oiseaux" di Roma. Qui Maria Vittoria intraprende il percorso spirituale e un cammino di fede che ha seguito in questa lunga parentesi di vita terrena. Non poteva mancare nel libro un riferimento ai nonni materni, una famiglia che ha avuto un ruolo di rilievo nell'Ottocento salernitano: sindaci, deputati, senatori, professionisti di valore. A Santa Marinella il viaggio comincia e finisce, quando un bambino paffutello che la mamma di Maria Vittoria vede quando va a prendere il figlio a scuola, diventa grande e il destino lo porta tra le braccia della ragazza vicina d'ombrellone, si chiama Francesco Casa. Si sposeranno ma nonno Alessandro i nipoti non li conoscerà mai. In appendice una piacevole parentesi poetica, con le liriche di Maria Cristina, delicate nella loro semplicità.

10/11/17

La serata LIONS a TERNI

L'annuncio dato dal Corriere dell'Umbria
Strati,Argentini,Cecchelin,Calabrò,Fratto

08/11/17

Da Calabria.Live.News - A TERNI DOMANI "IL MESTIERACCIO" DI FRANCO CALABRÓ


   
A TERNI DOMANI "IL MESTIERACCIO" DI FRANCO CALABRÓ
8 Novembre – Domani pomeriggio a Terni il Lions Club S. Valentino ospita la presentazione del libro del giornalista Francesco Calabrò "Il mestieraccio" - 50 anni di vita da cronista. L'incontro si svolge presso l'Archivio di Stato a Palazzo Mazzancolli, con la partecipazione del presidente del Club Ivano Argentini, e il giornalista Riccardo Cecchelin e il Prof. Antonio Fratto. Sarà presente l'autore insieme con il giornalista ed editore Santo Strati.
Franco Calabrò è un giornalista nato a Rieti ma va considerato calabrese ad honorem (avendo trascorso gran parte della sua vita professionale in Calabria) e può vantare un lungo curriculum contrassegnato da prestigiosi incarichi professionali presso importanti quotidiani e trasmissioni televisive nazionali. Negli ultimi anni ha lavorato all'Ordine nazionale dei Giornalisti coordinando i corsi per gli esami professionali a Fiuggi e come consulente della presidenza.
Il libro racconta 50 anni di vita da cronista, tra cronache, aneddoti, persone e personaggi, e costituisce un'ottima base di partenza per i giovani che vogliono diventare giornalisti. Non è un libro di memorie, ma una puntuale cronistoria di eventi e avvenimenti vissuti in prima persona e raccontati con un garbo e uno stile che avvince e coinvolge il lettore. Il libro - edito da Media&Books - ha già registrato un ottimo riscontro di pubblico e critica. (rr)





03/11/17

FAUSTO D'ORAZIO E AMATRICE, RITORNO AL PRIMO AMORE

E' un periodo fecondo per il noto artista che tra qualche giorno concluderà la sua performance dedicata al paese del Reatino cui lo legano ricordi di vita e esperienze entusiasmanti. Un successo senza aggettivazioni quello che ha accompagnato l'esposizione di lavori, alcuni dei quali appartenenti a collezionisti privati, nelle sale di banca Fideuram Invest a Roma. Un omaggio, questo che D'Orazio ha voluto fare al paese martoriato dal terremoto, dove ha vissuto a lungo e ogni estate regalava ai tanti visitatori, dipingendo all'aperto, scorci di un angolo della Sabina tra i più suggestivi di quella provincia rurale che conserva usi e costumi antichissimi.

 











 Paesaggio del Maestro D'Orazio

Nel mentre la mostra romana volge al termine, Fausto non ha voluto mancare al tradizionale appuntamento con via Margutta, una manifestazione che vede presenti nella strada del centro di Roma nota come la via degli artisti, pittori che non rinunciano, come D'Orazio, a portare fuori dagli atelier i loro lavori, aprendosi al pubblico non solo romano. Anche stavolta Fausto non ha voluto discostarsi da quelle che sono le sue caratteristiche, che ne fanno, come ama definirsi, un "artigiano del colore" con i suoi caratteristici fasci di luce che come sentieri luminosi, attraversano l'opera. Anche le rovine delle case di Amatrice che, autentiche ferite, emanano sentimenti dolorosi, diventano arte viva quasi a voler rinnovare lo strazio di ore di terrore e morte. Amatrice vive e vivrà ancora nelle tele di D'Orazio e sarà la memoria per chi ha perduto tutto tranne la speranza.

28/07/17

SERATA DI GALA PER "IL MESTIERACCIO"



Serata di gala organizzata dal circolo culturale “La belle époque” e circolo di società “Rosina Caccamo”, che hanno scelto la prestigiosa location di villa Franca della famiglia Barresi, sul lungomare di Cannitello, per presentare  il libro di recente pubblicazione, opera del giornalista Franco Calabrò, dal titolo “Il mestieraccio”. Si tratta del racconto di mezzo secolo di vita da cronista, che l’editore Santo Strati ha raccolto, passando in rassegna il prezioso archivio di un giornalista che, lavorando in tante testate, anche prestigiose, ha arricchito. E partendo da qui che è venuto fuori un affresco dai toni in chiaroscuro, tra cronaca e personaggi che nel corso degli anni hanno incrociato la strada di Calabrò. Numerosi i presenti, tra cui il neo sindaco di Villa Giovanni, Giovanni Siclari, con il vice sindaco Richichi, l’assessore D’Agostino, l’ex sindaco Rocco Cassone, l’onorevole Giuseppe Caminiti, impeccabile l’organizzazione curata  dall’architetto Domenico Barresi, splendido anfitrione, con la collaborazione di  Maria Giovanna Salzone e del segretario del Circolo, Nino Carlo.
E’ toccato alla professoressa Maria Rosaria Alampi  tracciare il profilo dell’autore richiamando, attraverso la lettura di alcuni brani, quella che è la linea seguita dallo scrittore che ha sapientemente mescolato note biografiche alla descrizione di figure e “figuri” a cominciare da personaggi noti alle cronache anche in campo nazionale.
Calabrò si è rivolto ai giovani che intendono avviarsi a una professione che, per quanto in crisi, dovuta al tracollo economico di quasi tutte le aziende editoriali, resta sempre in cima ai loro desideri. Il mestieraccio, ha affermato, esercita ancora grande fascino e per chi vuole intraprendere la carriera di giornalista ci sono strade sicure, che garantiscono adeguata preparazione, quali le scuole. La cornice di pubblico, in una serata dalla temperatura gradevole, a due passi dal mare dello Stretto, è stata notevole, i presenti hanno apprezzato questo incontro con un professionista che in cinquant’anni di carriera, svolta prevalentemente al Sud, ha potuto seguire vicende belle e brutte, dai grandi eventi culturali, agli omicidi eccellenti, ai processi. Per l’occasione, è stato proiettato un breve filmato realizzato per gli studenti del liceo scientifico Leonardo da Vinci, che riassume, in un veloce flash back, le ultime ore di vita del magistrato di Cassazione Antonino Scopelliti. Sulla cui morte non è stata ancora fatta luce.

05/07/17

QUANTO CONTANO CERTE DATE NELLA NOSTRA VITA


Ci sono date importanti nella vita di ognuno di noi e che ci segnano per sempre, sia che prevalga la scaramanzia, e io faccio parte di questa categoria, sia che esse siano legate ad eventi lieti o tristi, a battaglie vinte o perse, a traguardi tagliati, a cocenti delusioni.
5 luglio 1970, a Reggio Calabria è una giornata calda, ma mitigata dal vento dello Stretto, la città è in subbuglio, il sindaco Piero Battaglia ha annunciato che terrà un rapporto alla cittadinanza dopo che da Roma sono arrivate brutte notizie. I parlamentari catanzaresi e cosentini, che a livello nazionale contano più di quelli reggini, che non hanno leader del calibro di Mancini, Misasi, Antoniozzi, Pucci e via discorrendo, hanno trovato, sulla testa dei reggini, un accordo che prevede l’assegnazione del ruolo di capoluogo di regione, un “pennacchio” si dice, ma che per i reggini conta, eccome, a Catanzaro, dove avrà casa la giunta regionale mentre il Consiglio, con un insolito compromesso, si riunirà a Reggio. Per addolcire la pillola, difficile da mandare giù, alla provincia reggina andrà il quinto centro siderurgico da allocare nella Piana di Gioia Tauro, migliaia di posti di lavoro. Cosenza avrà e l’avrà, una università modello americano sulla collina di Arcavacata. Il popolo reggino, tradizionalmente poco propenso a fare la guerra campanilistica e che vede nella neonata Regione il toccasana di tutti i mali, primo tra tutti la disoccupazione, sarebbe anche disposto ad accettare quanto i big della politica hanno deciso durante una cena alla “Vigna dei cardinali”. Ma ad accendere la miccia è Battaglia che sale sul palco di piazza Duomo con accanto i rappresentanti di tutti i partiti e anche quei consiglieri regionali che, in dissenso dai loro partiti, non intendono acconsentire a un istituto regionale diviso a metà. La destra, fino al momento, preferisce attendere le valutazioni del partito a livello nazionale, ma non ha fatto i conti con un modesto sindacalista della Cisnal, un missino fuori norma, che si chiama Francesco Franco, per tutti Ciccio. E fu così che cominciò quella rivolta che, nella fase iniziale, vide partecipi personaggi di ogni colore politico ma che a Roma venne bollata come una sollevazione di stampo fascista.

Saranno due anni di barricate, arresti, morti, feriti, attentati, fino a quando il presidente del Consiglio, Emilio Colombo, davanti al Parlamento, giurò che Reggio avrebbe avuto il Centro siderurgico e altre industrie proprio in città dove qualche anno prima, Fanfani aveva inaugurato le Omeca, fabbrica di carrozze ferroviarie; assieme al Compartimento delle Ferrovie, la fonte di lavoro per centinaia di reggini. Come è finita ormai fa parte della storia, tanti miti sono caduti, la polvere dell’oblio seppellisce tutto tranne la memoria di chi per la città ha combattuto, ha sostenuto il carcere e i processi, in cambio di nulla.
5 luglio 2004, clinica villa Mafalda ai Parioli, nasce il mio primo nipote, Santiago. Diventavo nonno e rammento la grande emozione del momento in cui un’infermiera entrò nella stanza dove eravamo in ansiosa attesa, e annunciò: è un bambino bellissimo, ed era vero. Ogni tanto riguardo la foto, nei miei occhi si legge una gioia incontenibile e il sorriso di mia moglie dice tutto, lui, con tanti capelli, dorme placido. Ora è un giovanottino, con tanti interessi e una particolare predilezione per l’informatica e il cinema. Tra qualche giorno andrà con altri ragazzi di tutta Italia a Giffoni, quale componente della giuria del film festival ormai diventato un appuntamento internazionale. 5 Luglio, anche oggi fa molto caldo, come quella sera in cui i reggini si scrollarono da dosso il giogo della prepotenza dei politici e scesero in piazza. Faceva caldo anche 34 anni dopo quando in famiglia arrivava Santiago che, nel tempo, è stato affiancato da due cuginetti, Vittoria e Francesco jr. Potenza dei numeri, non sarà vero ma io ci credo.

05/06/17

Da giornalistitalia.it

Nel volume del giornalista calabro-laziale l’esperienza di 50 anni da cronista di strada

“Il mestieraccio” raccontato da Franco Calabrò

Il mestieraccioROMA – Il mestiere più bello del mondo, quello del giornalista, alla fine è un “mestieraccio”, anche se poi non lo si cambierebbe per tutto l’oro del mondo.
Franco Calabrò, giornalista di lungo corso con l’esperienza di 50 anni da cronista di strada, spulciando dai suoi preziosi e riservatissimi taccuini traccia un affresco quanto mai suggestivo e affascinante del mestiere. Dagli scoop al lavoro di desk, dagli incontri agli scontri con persone, personaggi e luoghi che hanno lasciato il segno.
Ne esce fuori “Il mestieraccio” (Media&Books editore, pagine 224, euro 16, anche in e-book su Google Play e Amazon Kindle), un racconto palpitante e senza dubbio
 coinvolgente su com’è cambiato il lavoro di giornalista e quanto sia difficile, oggi più di ieri, fare questa professione che richiede ancora passione, dedizione e tanti sacrifici.
È una galleria di giovani giornalisti che hanno saputo conquistare le vette della professione, con posizioni di alto prestigio, ma è anche la storia di tantissimi altri che, nel corso degli anni, hanno continuato con convinzione e determinazione, senza clamori o scoop, a fare onestamente e degnamente il mestiere di comunicare ai lettori, gli unici loro veri padroni.
Francesco Calabrò
Francesco Calabrò
In 50 anni di “mestieraccio” Franco Calabrò ha incontrato grandi personaggi: politici e manager, mafiosi e capibastone, vittime e carnefici, legati alla cronaca e diventati, in un modo o nell’altro personaggi. Che la penna di Calabrò ci riporta all’attenzione, con vividezza e meticolosità e la pignoleria del vecchio cronista che consumava le scarpe. Un libro gradevole, lo specchio 
di dieci lustri della nostra storia recente, che farà piacere 
ripercorrere e riscoprire.
Franco Calabrò, nato a Rieti, ma vissuto per tanti anni a Reggio Calabria, prima di stabilirsi definitivamente a Roma, è un giornalista professionista, iscritto 
all’Ordine dal 1967. Ha iniziato alla Tribuna del Mezzogiorno, finendo la carriera alla Gazzetta del Sud. Ha lavorato al
 Corriere Mercantile, Il Giornale di Calabria, Oggisud, Agenzia Ansa, e ha collaborato con Il Giorno e i settimanali Oggi e Panorama e con le rubriche tv Linea diretta e Telefono Giallo. (giornalistitalia.it)